le interviste Rivista — 17 gennaio 2013

Claudio, “Il vuoto intorno” è il tuo primo romanzo ed ha già riscosso un notevole successo. Il romanzo è stato edito prima dal Foglio letterario e poi da Edizioni Anordest, arrivando addirittura ad una candidatura per il Premio Strega. Come hai vissuto questa prima ascesa verso il successo?

 

Con grande entusiasmo e felicità. Sembra scontato ma è stato così. Sono stati questi gli elementi che hanno caratterizzato il mio vivere questa “ascesa”, o meglio, questo ingresso nel mondo della letteratura. Poter condividere la mia ricerca di senso con lettori, critici letterari, altri scrittori è stato quanto di più bello potesse accadermi. L’incontro con Dacia Maraini è stato forse l’apice di questo percorso ma tutt’intorno c’è stato e c’è tuttora un mondo di persone, emozioni, speranze che stanno migliorando la mia vita. Quando ho iniziato a scrivere “Il vuoto intorno” non immaginavo minimamente tutto quello che sarebbe poi accaduto. Ho scritto per bisogno, per istinto di sopravvivenza, per vocazione, mi sono abbandonato alle parole e lasciato guidare dalla storia e dall’urgenza comunicativa. Ho imparato poi che scrivere crea legami, unisce, dà forza e rende più umani. Ti permette di riscoprirti parte integrante dell’umanità e ti fa capire che spesso la cura al nostro male sono gli altri, le persone.

 

Ho visto che tra le ultime novità c’è la creazione di un blog, “Just Humanity”, vuoi spiegarci cos’è di preciso e soprattutto con quale intento lo hai creato?

 

Just Humanity” è un blog che ho creato circa un mese fa con l’intento di parlare dell’”humus”, della terra cioè, del fango, dunque delle persone, degli esseri umani che proprio da questa parola (humus) prendono il nome. Vorrei che questo blog fosse uno spazio di condivisione dove trattare gli argomenti più svariati, dalla letteratura all’arte in generale, dall’analisi dei fenomeni sociali all’indagine politica. Uno spazio insomma dove poter capire me stesso e il mondo. Il faro che mi guiderà sarà però sempre, come dicevo, il concetto di umanità. Umanità che è stata creata unita e che noi invece, giorno per giorno, procediamo nel frantumare. Un personaggio del mio nuovo romanzo che uscirà a marzo dice a un certo punto, parlando col compagno: “voi per pensare al vostro Dio vi dimenticate delle persone”. Ecco, uso le parole di questo personaggio, Annuska, per rendere l’idea del mio concetto di umanità che poi è strettamente collegato a quello di fede e religiosità. Mi piace pensare che quando Dio si è fatto uomo in Cristo lo ha fatto con lo scopo ben preciso di farci comprendere che non c’è nulla di più sacro dell’uomo. Uomo che è un miracolo nonostante tutto e nonostante il male che è in grado di compiere.

 

– “Il vuoto intorno” è un romanzo introspettivo che da libero spazio ai sentimenti. Ciò che apparentemente potrebbe sembrare un inno alla perversione e al nichilismo è in realtà l’inno alla vita e un invito a non arrendersi di fronte a qualsiasi avversità, anche la più difficile. Quali sono i valori fondamentali che porti avanti nella vita di tutti i giorni?

 

In parte credo di aver risposto a questa domanda spiegando il pensiero che guida il mio blog. Qui posso aggiungere che ciò che mi orienta nella vita è l’idea di un amore universale che investa e travolga tutte le cose. Amore nel suo senso più antico di A- MORS, cioè di negazione della morte. L’amore è tutto è non deve avere confini, limiti, paure. Si può amare l’arte, le parole, un’altra persona, un figlio, un genitore, uno sconosciuto, un’idea, un’ideale, un sogno. L’importante è amare e cercare il modo per comunicarlo. Il mio è la scrittura. Si scrive per se stessi e per gli altri. L’io e gli altri sono due entità inscindibili se non altro per il fatto che la maggior parte di ciò che siamo lo dobbiamo al resto dell’umanità. Qualunque cosa, dal dolore alla felicità, se condivisa acquista un valore nettamente superiore, abbandonando la dimensione terrena per sfiorare il divino. Dunque: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo mi ispira, pur con la consapevolezza della difficoltà di aderire pienamente al principio. Mi piacerebbe che anche nella Costituzione italiana fosse contenuto il principio del diritto alla felicità come in quella americana ma purtroppo così non è. Non è un problema insormontabile però. Dove non arriva l’uomo, arriva la scrittura. Scrivere per costruire un diritto alla felicità. Non solo per se stessi però, per tutti.

 

 

Come è nata l’idea di pubblicare il romanzo e, soprattutto, cosa ha cambiato nella tua vita?

 

Credo che chiunque scriva abbia se non proprio l’intenzione, quantomeno un inconscio desiderio di pubblicazione perché scrivere implica la condivisione. Per me scrivere è un’attività costante che si compone di tre fasi. Già il vivere significa scrivere, osservare il mondo, scrutare le persone, cercare di capire: già questo è scrivere, anzi, forse è la parte principale. Poi c’è l’atto pratico e materiale, quello delle dita che digitano sui tasti del computer o impugnano una penna. Infine vi è la fase della condivisione, della presentazione, della parola che dalla carta si fa respiro per giungere agli altri. Questo per dire che quando si scrive, lo si fa per comunicare e la comunicazione implica il giungere agli altri. Ciò nella scrittura significa cercare di essere pubblicati e poi letti. Terminato il romanzo, contattai Il foglio letterario chiedendo la disponibilità a leggere l’opera. Quando Gordiano Lupi seppe che avevo sì e no venti anni, accetto subito di leggermi e in neanche una settimana mi fece firmare il contratto. La mia vita è cambiata totalmente, o meglio, molte cose concrete sono rimaste quelle di sempre, università, amici, famiglia ma io non sono più lo stesso. Ora sono io e gli altri, io e la parola nella quale mi rifugio per riprendere fiato dall’apnea della vita. Giro spesso per l’Italia per presentare la mia opera, incontro costantemente tantissime persone e ogni volta sento di essere cambiato almeno un po’, di essere migliore. Ormai non vivo più ma esisto e spero di poterlo fare per sempre.

 

Credo che nel tuo percorso di successo avvenuto, meritatamente, fino ad ora, ci sia anche l’aiuto di Dacia Maraini che ha sempre speso grandi elogi su di te e sul tuo romanzo. Spiegaci com’è il tuo rapporto con lei.

 

Dacia Maraini è una persona dall’umanità disarmante. Le devo, se non tutto, molto. Il suo supporto per lo Strega, che adesso è divenuto un rapporto di amicizia e di confronto, è ciò che più mi rende felice di tutta questa esperienza letteraria. Poter apprendere da lei continuamente, poter leggere le sue opere e poi magari scriverle per discutere della sua scrittura, o ancora poter ricevere consigli preziosi o poterle parlare in anteprima del mio nuovo romanzo, discutere del titolo e della copertina, sono ormai un valore aggiunto alla mia attività. Sapere che lei, la scrittrice italiana più famosa e tradotta nel mondo, ha deciso di starmi vicino e di sostenermi mi dà un senso di sicurezza e di fiducia in me stesso che mi sono di grande aiuto.

 

Purtroppo, per tutti noi, viviamo in un’era dove la lettura viene accantonata e molto spesso ritenuta una perdita di tempo, mentre accrescono sempre di più pseudo scrittori che hanno la presunzione di essere tutti dei piccoli Tolkien. Cosa ne pensi in riguardo?

 

Credo che bisogni separare gli scriventi dagli scrittori. I primi scrivono, magari anche benissimo formalmente ma senza contenuti in grado di poter migliorare il mondo e la coscienza critica di ognuno di noi. I secondi invece sono coloro per i quali vita e scrittura coincidono così come coincidono impegno civile e letteratura. Purtroppo spesso le classifiche dei libri più venduti sono piene di scriventi, mentre gli scrittori sono lasciati in disparte con la scusa di essere troppo impegnativi. Non amo la letteratura di evasione perché la fuga e solo un posticipare la prigionia mentre l’introspezione e l’analisi dell’esistere sono libertà di per sé. Non si legge per passare il tempo, si legge per sopravvivere, vivere e poi esistere.

 

So che verso Marzo dovrebbe uscire il tuo nuovo libro, puoi anticiparci qualcosa?

 

Uscirà per fine marzo e sarà una storia complessa, che tratterà tra le varie tematiche, un profilo molto particolare e molto inquietante dell’anoressia, da una parte, e della guerra dall’altra. Analizzerò la complessità dell’identità di ognuno di noi e delle dinamiche familiari e soprattutto parlerò della capacità di amare incondizionatamente e di perdonare. I personaggi di questo nuovo romanzo riusciranno a spezzare la catena del dolore facendo morire in sé il male ed evitando di perpetrarlo. Perché il male genera male, il bene genera bene.

 

Visto che è l’argomento più trattato sui blog letterari e alle fiere del libro di tutta Italia, tu cosa ne pensi dell’ebook e della materializzazione del testo?

 

Credo che ciò che conti sia il contenuto non il supporto. Contano le parole non come essere ci giungono. In Grecia, agli albori della letteratura gli aedi se ne andavano in giro cantando storie. Quella era già letteratura. Detto questo, preferisco il libro cartaceo per l’odore della carte, il rumore delle pagine quando le sfogli, la bellezza di una libreria in camera stracolma di volumi.

 

9)Sul tuo sito internet, www.claudivolpe.it, ti descrivi così: Sono una persona che ama le parole, il modo nel quale esse si fondono per dare senso alla vita. Scrivo da sempre e di tutto: poesie, racconti, romanzi, quello che mi fa paura e quello che mi rende felice, quello che odio e quello che amo. Scrivo per celebrare la complessità dell’esistenza e la bellezza della vita. Scrivo per non soccombere. Scrivo per vivere, o meglio, per non morire perché scrittore non è colui che vive di scrittura ma chi senza scrittura rischierebbe di morire.” Ma dal punto di vista della lettura invece, quali sono gli autori che ti hanno ispirato e che ti hanno reso una speranza per la letteratura Italiana?

 

Non so se davvero posso definirmi una speranza per la letteratura italiana ma sicuramente mi piacerebbe molto e sarei onorato se così fosse. Tra gli autori che hanno segnato e stanno segnando il mio scrivere: Pirandello, letteratura russa in generale, Mazzantini, Maraini, Mazzucco, Merini. Si capisce che della letteratura italiana amo follemente le scrittrici?

 

Quali consigli potresti dare ad un ragazzo che vuole cominciare a scrivere e che sogna di poter diventare uno scrittore affermato?

 

Leggi in modo compulsivo, vivi, soffri, esci dal dolore, conquista la tua felicità, non aver paura della complessità del mondo e della tua identità. Prova a riflettere: ti capita spesso di essere preso dal panico più totale davanti all’immensità della vita? E quando ti capita ti senti davvero disperato e spacciato tanto da rischiare di stramazzare al suolo? E quando provi queste sensazioni ti rendi conto che l’unica tua salvezza è la scrittura? Quando vedi qualcosa di talmente brutto e sbagliato nel mondo da assumere quasi il suono di una bestemmia, credi profondamente che scrivendo ci possa essere redenzione e possibilità di cambiare le cose? Se la risposta è sì a tutte queste domande sei sulla buona strada. Naturalmente questo non dà la certezza di poter essere o divenire scrittori affermati ma è sicuramente sintomatico che si è sulla buona strada per essere scrittori.

 

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