Approfondimenti Rivista — 12 gennaio 2013

L’immaginazione è la prima fonte della felicità umana, aveva affermato Giacomo Leopardi. A volte, essa supera la realtà; altre volte, accade esattamente il contrario.

Era il 23 settembre 1962, quando, sulle frequenza della ABC, venne mandata in onda per la prima volta, negli Stati Uniti, la prima puntata della serie a cartoni animati di Hanna-Barbera, dal titolo “I Pronipoti” (The Jetsons), ambientato nel 2063. I protagonisti, sei esuberanti personaggi, formano quella che si immaginava essere la tipica famiglia del futuro: si muovono con macchine spaziali volanti e tubi di trasporto istantanei, sono coadiuvati o sostituiti nelle loro attività da sofisticati robot, praticano ginnastica ed effettuano compere in maniera interattiva. Nel 2013, con un anticipo di 50 anni, la fantasia dei creatori dei Jetsons si mostra per quella che realmente è sempre stata: previsione. Sebbene i mezzi di trasporto saranno gli stessi del secolo scorso, il cyberspace valica i suoi confini e diventa l’unico spazio possibile. Elettrodomestici, automobili e articoli di arredamento, sfruttando la connessione internet, dialogheranno tra loro e con i cittadini, per la garanzia di servizi efficienti e personalizzati; le stampanti, protagoniste di una rivoluzione manifatturiera, riprodurranno, in formato tridimensionale, oggetti di qualsiasi tipo, dai portapenne alle biciclette; l’esplosione delle Social TV, nate dall’interazione di televisioni e social network, permetteranno di affiancare alla visione del programma il commento ad esso in tempo reale.

L’immaginazione, a volte, supera la realtà; altre volte, la governa. È ciò che accade quando il reale coincide con il digitale, quando la tecnologia pervade la quotidianità dell’uomo, fino ad assorbirne ogni singola parte. La sfida per il 2013 è stata lanciata: fare dell’utopia sostanza. A patto che non leda i diritti inviolabili dell’uomo.

La mia libertà finisce, dove comincia la vostra”, aveva affermato Martin Luther King. Tuttavia, chi stabilisce quando ha inizio la libertà dell’altro? Questioni come questa ancora devono essere chiarite; tuttavia, ciò non ha impedito di parlare di geolocalizzazione, di internet governance e di privatizzazione delle reti. Si tratta di strumenti di controllo dell’utenza, che consentono rispettivamente di: individuare la posizione geografica di un utente, attraverso i location based services-mappe, gps, app e social network; registrare, tramite le cosiddette “telecamere intelligenti”, le conversazioni online delle aziende che profilano gli utenti a ogni click; limitare la navigazione degli utenti online, tramite la creazione di reti “esclusive”, promosse dai governi autorizzati.

Nel 2013 ancora non è stato stabilito a quale punto sia necessario mollare la presa e lasciare l’altro libero di agire. Ciò che, invece, risulta assolutamente chiaro è il proposito di porre l’uomo nelle condizioni di non sbagliare. L’uomo, un essere per sua natura fallace, deve disporre di tutti gli strumenti necessari per avvicinarsi il più possibile alla perfezione. “Non vale la pena avere la libertà, se questo non implica avere la libertà di sbagliare”, aveva affermato Gandhi. I sostenitori dei movimenti di self-loggers, impegnati nel promuovere l’automisurazione delle proprie attività, e dei “Project Glass”, gli occhiali di Google capaci di ricordare a chi li possiede, cosa fare, quando e in che modo, non ne sono affatto convinti. Per loro la parola chiave è “controllo”, degli altri e di se stessi. Proprio come accade nei cartoni animati, in cui tutto è studiato alla perfezione. Proprio come nei Jetsons, in cui perfezione è l’immaginazione. 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.