Approfondimenti Rivista — 13 agosto 2013

La coltre della calura sembra aumentare a ogni passo che i nostri piedi affondano nella sabbia, proseguiamo con calma tibetana, cercando di non farci notare; i granellini incandescenti ci spingono lentamente ad aumentare la velocità fino a ritrovarci piccoli Bolt in costume che adocchiando un posto si lanciano su di esso, sistemando in un tempo millesimale le borse per andare a trovare refrigerio sul bagnasciuga.

Siamo così finalmente giunti a destinazione ed è giusto iniziare con le tipiche occupazioni da villeggiatura: notiamo la signora dal costume rosso che tiene in mano il tablet del marito che, indossato il boccaio e maschera, sorride facendosi immortale in una goffa posizione; un ventenne dall’aria scanzonata tiene il suo smartphone più in alto che può mostrando tramite videochiamata la magnifica vista alla sua famiglia che se ne sta tappata dentro l’appartamento chissà dove; il residuo di un manager milanese che sfoglia il suo ebook silenziosamente, godendosi quella pace tanto agognata.

Spiaggia futuristica in cui la tecnologia fa ormai da padrona, sentiamo musica, vediamo video, condividiamo con il mondo i nostri tuffi e le nostre apocalittiche abbuffate di spaghetti allo scoglio; ma niente rullini, le cartoline si mandano solo per tradizione, perché la nonna non sa leggere ancora le e-mail, perché in fondo si sa che gli amici metteranno le foto da Pag tramite Instagram.

E poi lo hanno appreso tutti che tramite il digitale tutto assume un’aria più professionale, più accattivante e la spiaggia di Ostia finisce per apparire come un angolo di Paradiso del Madagascar; un bilanciamento di luci particolare, un effetto un po’ vintage che ci sta bene e regala un’aria retrò al tutto e un tag esclusivo che catturerà l’attenzione di follower e fan vari.

Paradossale che solo vent’anni fa il primo acquisto che si faceva prima di andare in vacanza erano le famose macchinette usa e getta, sì, quelle gialle che tutti ricordiamo un po’ malinconici, che duravano appena pochi scatti, al massimo 36, come le ragazze carine incontrate durante la villeggiatura.

Un meccanico click che ci dava la consapevolezza di aver immortalato quel bacio salato tanto desiderato, quel pulsante da spingere con profonda meticolosità per essere davvero certi di riportare a casa quell’alba magnifica che nasce sul mare.

Ci viene in aiuto allora una marca storica, un bestseller della fotografia diciamo così, la celeberrima Fuji che ha dato vita ad un elegante mix fra passato e presente, fondendo uno stile retrò alla tecnologia digitale: si possono cambiare obiettivi, lenti, per rendere una semplice compatta un’efficiente reflex.

Inoltre si ha la possibilità di ruotare lo schermo per seguire con abilità tutte le prospettive di vita che ci ruotano vorticosamente intorno; si può decidere di affidarci completamente alla macchinetta, inserendo l’automatico, che solennemente aggiusterà luci, colori, inserirà filtri, regalando anche ai “fotografi caserecci” la possibilità di ritrovare immagini sensazionali sulla cartella di famiglia.

Considerando che il tempo corre veloce, che ogni attimo nasce e muore in un secondo, bruciandosi senza che ce ne rendiamo conto davvero, la fotografia è una di quelle magie che ha artificialmente reso possibile un desiderio irrealizzabile dell’uomo: fissare la felicità, osservare milioni di volte quel volto che ci ha fatto innamorare, il sorriso di quel bambino che si spalma il gelato sul volto, afferrare la relatività del tutto e stringerla forte per non lasciar fuggire via ciò che potrà riportarci alla mente ricordi, che in bianco e nero nella mente si colorano sulla carta fotografica.

Arianna Pepponi

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