Approfondimenti Rivista — 13 marzo 2014

Impiegare i senzatetto nelle biblioteche romane. Questa l’ultima idea del sindaco Ignazio Marino, lanciata lo scorso 10 Marzo durante una visita alla stazione Termini di Roma. Dopo aver posto una lastra commemorativa alla memoria di Modesta Valenti, anziana clochard deceduta in quel luogo nell’ormai lontano 31 Gennaio 1983, a memoria di tutti coloro che hanno perso la vita per strada, il Primo Cittadino dell’Urbe si è lanciato nella proposta tanto discussa. “Oltre ai centri di accoglienza diurni serve anche un’occupazione, per impegnare il proprio tempo” avrebbe spiegato, sottolineando la mancanza di strutture e di servizi per il sempre maggiore numero di persone travolte dall’agognata crisi. Oltre che sulla carenza di posti letto, gestiti per la maggior parte da opere cristiane, si è voluto puntare il dito sull’assoluta inadeguatezza dei centri diurni e delle mense, diventati al giorno d’oggi punto di riferimento di troppi cittadini. “Ci sono tanti luoghi come le biblioteche ma non solo dove abbiamo bisogno di persone da impiegare in diversi ruoli. Per questo è importante lavorare su progetti d’inclusione sociale per unire i bisogni della città e quelli delle persone” gli ha fatto eco l’assessore al Sostegno Sociale Rita Cutini. Siamo però sicuri che questa sia la giusta strada da percorrere? Sono molti i punti da analizzare al meglio, prima ancora di lanciarsi in ipocriti elogi di stampo sociale e umanitario. Prima di tutto è giusto evidenziare come ci siano migliaia di giovani in attesa presso i centri d’impiego, bisognosi e desiderosi di posti di lavoro come quelli menzionati da Marino. Una moltitudine di laureati in Lettere, specializzati in archivistica, ragazzi con la passione per la cultura e la voglia di difenderla in un Paese che mai rende il giusto merito al patrimonio che possiede. Come giustificare questa scelta a chi magari da anni aspetta l’occasione di vedere compiuto il proprio ciclo di studi? La seconda considerazione prende le mosse da quanto appena detto: le nostre biblioteche hanno bisogno di gente qualificata, che sappia innovarle e gestirle come si compete, per sopravvivere. In un periodo cupo come quello che sta vivendo, la rete bibliotecaria capitolina non può prescindere dalla linfa vitale che solo un esperto può darle. Non ce ne vogliano le molte persone che ogni giorno lottano per la vita in strada, ma un senzatetto che viene da tutt’altre esperienze, e magari studi, può essere l’impiegato adatto per il rilancio di un sistema in declino? Da analizzare poi la professionalità con cui queste persone potrebbero svolgere tale impiego: siamo sicuri che un clochard sia disposto a presentarsi ogni mattina puntuale, vestito con decoro, pronto a svolgere al meglio il proprio incarico di archivista, soltanto per la soddisfazione di non passare la giornata per la strada, magari sfogliando nel frattempo un buon libro? O forse si sottrae tempo, con un’occupazione casuale e impropria, alla ricerca di un impiego più adatto al rilancio sociale e personale? Senza dimenticare che per la strada non si incontrano solo amabili vecchine e onorevoli sfortunati. Insomma, con la speranza di commentare ed elogiare in futuro progetti più adatti all’aiuto di queste persone, si spera che piani di restauro di un sistema ora fortemente disastrato passino per le mani di quei disoccupati sicuri con una laurea in tasca che potrebbero giovare sul serio alla valorizzazione del museo a cielo aperto che chiamiamo Roma.

Luca Loghi

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.