Approfondimenti Rivista — 27 marzo 2013

Le storie che leggiamo parlano di vita, inventata o reale che sia, ci raccontano l’esistenza da punti di vista sempre diversi. Eppure nessuna di queste vite si sviluppa mai da sola, non percorre solitaria la linea del tempo e si contamina con piacere della linfa delle altre vite. La condivisione è il fulcro di ogni emozione, piochè le sensazioni se non condivise spariscono ancor prima di nascere o perchè ci fanno paura o perchè nel nostro piccolo ci sembrano futili. Ogni storia nasce da una condivisione, soprattutto le più belle, quelle emozionanti che fanno venire i brividi solo a pensarci. “L’unione fa la forza”, e spesso anche la felicità, l’essere umano non nasce per stare solo: la massima espressione delle sue capacità è la collaborazione.

Se fino ad oggi avete pensato che nell’ambito del libro l’unica condivisione possibile fosse quella delle emozioni tra l’autore e il lettore dovrete rivedere le vostre convinzioni. Gli autori già da molto si cercano, sentono il bisogno di quell’istinto naturale a cui l’uomo non sa resistere, una voglia comune li spinge a collaborare e a fondere insieme messaggi diversi. Nel 1929 i componenti del Gruppo Dei Dieci scrivono “Lo zar non è morto”. I futuristi danno così inizio alla scrittura a più mani in Italia che da questo anno crescerà lentamente. Solo dopo trentotto anni vediamo il fenomeno riaffacciarsi, “Lettera a una professoressa” esce nel 1967 grazie alla Scuola di Barbiana di Don Milani. Il successo editoriale, e quindi la visibilità per la scrittura collettiva, arriva solo nel 2000 con la pubblicazione di “Q”, che scalerà le calssifiche con l’aiuto di otto preselezionate (gli otto membri vennero scelti dal gruppo Luther Blissett). Andando avanti con gli anni aumentano le pubblicazioni di questi libri “collaborati” e vanno anche ad aumentare le mani che si impegnano a scriverli. Nel 2007 Vanni Santoni (autore di “Glòoi interessi in comune”, Feltrinelli) e Gregorio Magini (sviluppatore web) fondano il progetto Sic ( Scrittra Industriale Collettiva). Nonostante l’insesperienza e la scarsa conoscenza delle tecniche di scrittura collettiva il progetto è cresciuto fino ad arrivare a realizzarre i suoi due obiettivi principali: creare un metodo universale di scrittura collettiva che valesse per tutti i generi letterari e pubblicare un romanzo a molte mani con l’appoggio di un editore in vista. Il prossimo aprile la casa editrice Minimum fax pubblicherà “In territorio nemico”, il primo romanzo scritto da 115 autori. Ambientato negli anni dell’occupazione tedesca in Italia, il romanzo è un risultato concreto che fa dell’Italia, che si vede sorpassata nel digitsle e nelle ultime innovazioni, la patria della scrittura collettiva. Le 230 mani impegnate nel progetto hanno analizzato le tecniche di scrittura collettiva adattando la “staffetta” (ognuno scrive il proprio pezzo) e il wiki (tutti intervengono su ongi parte della storia) alle proprie esigenze per creare un lavoro omogeneo ed equilibrato.

La collaborazione tra scrittori ha avuto il suo boom molto tempo dopo la prima sperimentazione, eppure ha ottenuto buoni risulati. Si tratta sicuramente di un modo curioso di fare letteratura ed ha tra gli obiettivi quello di ridefinire la figura dell’autore, la collaborazione porta anche al riconoscimento del lavoro di ognuno, condividere ci permnette di capire che ogni compoente del gruppo è indispensabile per la buona riuscita del progetto. L’autore è una guida per i lettori così come un maestro lo è per gli allievi, ma un gruppo di autori focalizzati su un obiettivo comune danno alla storia la possibilità di emergere e di liberarsi dalle catene del nome dell’ideatore. Così in fondo avviene in momenti particolari della nostra vita, momenti in cui gli eventi necessitano l’eliminazione di ogni gerarchia ma la definizione chiara e determinata dei ruoli. Ognuno eseguirà il proprio compito focalizzandosi su quello che è un desiderio comune, e in quel momento staremo collaborando donandoci il meglio l’un l’altro, tutto ciò che sta fuori diventerà opaco fino a scomparire e rimarrà davanti ai nostri occhi solo l’immagine di noi stessi riflessa nelll’anima degli altri.

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