le interviste Rivista — 30 settembre 2013

–       Com’è iniziato il tuo percorso da scrittrice?

Ho sempre amato raccontare. Non a caso a 18 anni iniziai a fare la giornalista, mestiere che ho amato moltissimo. Infatti ho lavorato in diversi giornali, Il Messaggero, Il Mattino, la Rai. Poi la professione è cambiata ed ho fatto una scelta: ho mollato nel pieno della carriera. Mi sono trasferita in campagna, nella mia casa in Umbria, e mi sono tuffata nella lettura “recuperando” tutti gli anni in cui il mio tempo era davvero limitato per coltivare come avrei voluto questo interesse.

–       Quanto è contata la tua passione per la lettura per l’avvicinamento al mondo della scrittura?

Direi che è stato fondamentale. Ma al di là della passione è importante decidere un percorso. Se è vero che giornalisti come Buzzati o Izzo sono stati grandi romanzieri non è una regola che si può generalizzare. Il giornalismo è una confidenza con le parole, con i fatti, la scrittura richiede pazienza, sensibilità e umiltà. E’ un esercizio anche psicologico.

–       In che modo può essere possibile, secondo te, rilanciare la pratica della lettura nel nostro Paese?

Se il nostro paese non rilancia la cultura credo sia difficile rilanciare la lettura. Se i modelli proposti sono la tivvù spazzatura e le passeggiate nei centri commerciali la vedo dura per i libri.

–       Cosa consiglieresti a un giovane scrittore che decide di pubblicare il suo primo libro?

Avere pazienza e capire cos’è il mercato editoriale per evitare la trappola delle case editrici a pagamento.

–       Cosa pensi del self-publishing?

Lo trovo una strada alternativa alle pubblicazioni a pagamento. Molto più corretta.

–       E’ appena uscito il tuo ultimo lavoro “Alcazar – Ultimo spettacolo”. Ci racconti brevemente di cosa parla?

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http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=1249

Alcazar è l’età forte, come disse Simon De Beauvoir. C’è Marsiglia, dove vivo buona parte dell’anno, c’è mia madre a cui mi sono ispirata: era una trasformista, un’arte del teatro molto particolare. Lei fu l’unica donna dopo Fregoli. Alcazar intanto è un luogo, un teatro mitico di Marsiglia dove passarono le più grandi glorie del varietà. Poi c’è una compagnia teatrale italiana che nel 1939 si imbarca per debuttare in questo tempio della chanson. Sulla nave c’è una capocomico, la trasformista, un omosessuale che si esibisce in abiti femminili e che sta fuggendo perché perseguitato dal fascismo. Una storia che si intreccia con l’italianità di una città dove c’è il milieu, che si prepara alla Resistenza, che accoglie nel suo porto tutti coloro che, braccati dal nazismo, tentano di fuggire. C’è l’Italia fascista, c’è il confino dei “pederasti”. C’è la storia e le sue contraddizioni.

–       Molte volte compaiono sul mercato editoriale testi che narrano storie prive di originalità. In che modo la storia che racconti, tratta dalla realtà, può essere coinvolgente?

Se sarà coinvolgente lo decideranno i lettori. Personalmente non riesco a buttarmi in un progetto se non lo sento come una storia che prima di ogni altra persona deve colpire me. Se vengono pubblicati testi banali la responsabilità è nella logica che muove il mercato e non solo dei colossi editoriali. Anche i piccoli editori dovrebbero puntare alla professionalità e alla qualità.

–       Quanto pensi siano attuali alcune delle tematiche trattate nel tuo libro?

L’omofobia purtroppo è all’ordine del giorno. Nel romanzo ci sono molti elementi per capire come si è andata sviluppando. Come pure l’antisemitismo. Sono temi sui quali è importante continuare a insistere.

–       Pubblicare per un editore come E/O può essere considerato da molti un punto di arrivo nella carriera di una scrittrice. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Credo che E/O più che un punto d’arrivo è un punto d’onore. E’ la soddisfazione di vedere il proprio nome in un catalogo dove oltre Carlotto, Barbery, Ferrante c’è Izzo, di cui ho pubblicato tre anni fa la biografia per Perdisapop. E’ il piacere di stare in un’ottima casa editrice e nella collezione Sabotage diretta da Colomba Rossi e Massimo Carlotto. I miei progetti per il futuro? Non ne ho idea. A ispirarmeli sarà la vita. Però se un editore mi proponesse una guida di un certo tipo su Marsiglia  mi piacerebbe realizzarla. Sarebbe utile ai tantissimi lettori che mi scrivono per avere informazioni sulla città o che finiscono per passarmi a trovare.

Sono sempre di più gli italiani che sbarcano qui e  oltre ai libri di Izzo non hanno altri riferimenti.

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