News Rivista — 19 ottobre 2012

Con “Fiume Pagano”, Laura Costantini e Loredana Falcone hanno inaugurato un’appassionante trilogia per gli amanti del thriller. In quella prima avventura Nemo Rossini e Quirino Vergassola, un giornalista e un investigatore, si trovarono al centro di un intricato caso chiamati a scongiurare il proseguo di una strage iniziata con moventi misteriosi.

In occasione dell’uscita di “Carne Innocente”, il secondo libro della trilogia, edito, come il primo, da Historica, le scrittrici romane hanno concesso una breve intervista a Scrivendo Volo:

Dopo “Fiume Pagano”, “Carne Innocente” segna il ritorno del giornalista Nemo Rossini e del maresciallo Quirino Vergassola. In quali avventure si troveranno immersi stavolta i due protagonisti?

Possiamo rivelare poco, se non che ancora una volta si troveranno nella necessità di affrontare memorie del passato, questa volta molto più recente perché il riferimento è al rastrellamento del ghetto di Roma il 16 ottobre del 1943. I nostri due protagonisti, inoltre, ci sveleranno molto più di se stessi, della loro amicizia e della loro vita privata. Soprattutto vedremo Quirino nelle vesti scomode di padre di un’adolescente molto problematica e Nemo in quelle inusuali di corteggiatore vecchia maniera.

Carne innocente”, come “Fiume Pagano”, è ricco di intrecci narrativi tra presente e passato più o meno lontano, spiegateci la scelta di queste ambientazioni temporali. 

La storia è la nostra passione da sempre. Abbiamo scritto molti romanzi storici. Ci piace immergere il lettore in realtà lontane, regalando una sorta di viaggio nel tempo. In questo romanzo l’immersione è ancora più marcata perché la vicenda storica si alterna a quella contemporanea e viene narrata attraverso gli occhi di Elide, una donna che si trova coinvolta nel rastrellamento suo malgrado e che abbraccia la sorte orribile dei giudei romani in uno slancio di redenzione che pagherà a duro prezzo.

Siete entrambe romane, è un caso che tutte e due le storie siano ambientate nella vostra città? Qual è il vostro rapporto con Roma?

Sembrerà strano, ma per anni ci è stato mosso l’appunto di non ambientare le nostre storie in Italia e, nello specifico, a Roma. Ci sono state mosse critiche aprioristiche. Siamo state etichettate come provinciali per aver scelto ambientazioni lontane, nel tempo come nello spazio. Se si esclude il romanzo storico “Lo sposo di guerra”, ambientato nella Roma del 1944, occupata dagli Alleati, avevamo trascurato la nostra città natale fino a “Fiume pagano”. Non è stata una scelta voluta. Abbiamo affrontato Roma nella sua realtà sfaccettata e ricca di spunti quando la nostra scrittura è stata matura per la prova. E Roma ci ha ripagate perché ogni singola pietra trasuda storie, racconta voci e vite perdute nelle nebbie del tempo.

Sulla copertina di “Carne Innocente” campeggia un bellissimo quadro di Francine Van Hove, ci spiegate com’è avvenuta tale scelta?

Siamo da sempre convinte che la scrittura, e tutto ciò che orbita intorno, abbiano una qualche magia che porta alle scelte giuste, agli incontri giusti. Senza svelare nulla della trama, che è pur sempre un giallo, possiamo dire che alla base della vicenda ci sono due donne molto simili, uguali eppure diverse. Come se si guardassero in uno specchio. Partendo da questo presupposto, abbiamo cercato online immagini che rimandassero agli specchi. E ci è apparso quel quadro con tutta la sua potenza espressiva. Il passo successivo è stato contattare Francine che, con un entusiasmo veramente gratificante, ci ha concesso l’immagine in cambio della citazione e di un paio di copie del romanzo da esporre nella sua galleria. Il quadro, per inciso, è un olio su tela del 1999, si intitola “Le manteau noir”, ovvero il cappotto nero. E, non ci crederete, nel romanzo c’è un momento in cui una deportata cede a Elide il proprio cappotto. Se non è un segno questo.

Scrivete a quattro mani praticamente da sempre. Avete aneddoti o curiosità particolari da raccontarci a riguardo? 

Più che aneddoti una maledizione, perché non c’è stata volta che non ci abbiano chiesto come si fa a scrivere a quattro mani. E’ per questo che abbiamo voluto dedicare il romanzo a Fruttero e Lucentini, perché loro e solo loro avrebbero capito quanto sia impossibile raccontare come avviene la creazione attraverso due menti, due cuori e venti dita.

Il vostro sodalizio editoriale con Historica Edizioni continua. Ci raccontate come nasce questo prolifico rapporto lavorativo? Cosa vi ha spinto a sposare il progetto di Francesco Giubilei, il più giovane editore d’Italia?

Lo abbiamo raccontato molte volte, ma ripeterlo è sempre un piacere. Avevamo scritto un romanzo ambientato nel Wyoming, una grande saga familiare con odi antichi, vendette da compiere e amori irrisolti. Per il discorso già affrontato prima, erano tutti lì a dirci che nessun editore mai avrebbe pubblicato una storia alla Tennessee Williams scritta da due sconosciute italiane. Perché non lo avevamo ambientato, che so, a Terni? Stufe e pure arrabbiate, abbiamo deciso di pubblicare il romanzo a puntate sul nostro vecchio blog. Ed è lì, insieme a molti lettori entusiasti, lo ha trovato Francesco. Lui era agli inizi, parliamo del 2008. Ci propose la pubblicazione come supplemento della rivista Historica e noi accettammo. Ci siamo portati fortuna a vicenda e, sebbene attualmente abbiamo contratti in corso con altre due case editrici, ci piace molto portare avanti progetti editoriali che siano basati sul comune amore per la qualità e le belle storie.

Avete già iniziato a lavorare al terzo capitolo della trilogia?

No, ma abbiamo alcune linee guida ben chiare, un titolo che ci piace molto e due possibili richiami storici nei quali immergere Nemo Rossini e Quirino Vergassola per un’avventura che li veda affrontare insieme un coinvolgimento molto più diretto e alcuni rischi personali. Di più non possiamo dire.

Appuntamento, domenica 21 ottobre alle 19,00, con la presentazione del libro che si terrà in occasione dell’evento “Mal di libri” presso la Bottiglieria Pigneto in via del Pigneto a Roma.

Daniele Dell’Orco

 

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(1) Reader Comment

  1. Mi interessa molto il periodo di cui si parla nel vostro romanzo, e, sapendo anche che siete delle bravissime scrittrici, che dire se non che non vedo l’ora di leggere “Carne innocente” (bel titolo, fra l’altro e bellissima copertina)?

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