le interviste Rivista — 08 maggio 2013

Un libro potrebbe essere, spesso, sinonimo di esperienza. Nei casi positivi ci insegna qualcosa che prima solo teoricamente ci era permesso intuire, nei casi negativi ci fa rimpiangere il tempo perduto. Comunque, per poter giudicare, e dire di aver  vissuto veramente serve rischiare. Non sempre “lettore” è sinonimo di “cuore impavido”, ma oggi la redazione di Scrivendo Volo vi suggerisce un fantasy ricco di sentimento, colpi di scena, gente come noi o quasi come noi.

L’autore, Marco Drago, parte dal reale per poi creare quel mondo magico, quella ricca fantasia che fa evadere  da un contesto scontato

Ha risposto alle nostre domande lo scrittore di “La storia del drago. L’armatura”.

 

La prima curiosità, che potrebbe scaturire solo leggendo il titolo del suo fantasy “La storia del drago. L’armatura”, è il collegamento con il suo nome, “Marco Drago”. Esiste qualche rimando?

Quando si ha un cognome del genere è un peccato non sfruttarlo! Anche il nome del protagonista ha un senso, come viene spiegato nel prologo. Ma i lettori non saranno delusi, in questo libro ci sarà un drago in carne e ossa (e squame!) a dare consistenza al titolo.

 

Questo titolo è il secondo di una trilogia, come hanno risposto i lettori alle varie uscite?

Il primo libro ha riscosso un discreto successo, specialmente tra chi mi conosce. Merito soprattutto del fattore curiosità. Non tutti l’hanno letto, ma chi l’ha fatto ha espresso un giudizio positivo. Il secondo libro è appena nato, quindi è ancora presto per esprimersi. Il primo libro però era una sorta di introduzione: è qui che entriamo nel vivo della storia, quindi è un vero peccato fermarsi alla lettura del precedente!


Quali sono gli argomenti principali del suo fantasy?

La storia si basa molto sull’amicizia di Marco, Leon e Ariel. E l’amore. Ma ci sono molti altri temi, come la fiducia, la lealtà, il senso del dovere, il rapporto labile tra verità e menzogna. Ogni libro ha comunque un tema dominante, questo libro parla del destino di ogni uomo, e del libero arbitrio che abbiamo sulla vita. Siamo sempre liberi di scegliere, o a volte altri fattori concorrono a farci percorrere il nostro destino?


Ci descriva il protagonista di “La storia del drago. L’armatura”.

Marco è un mezzo mago, che troverà pian piano il suo potere nascosto e lo potenzierà, ma è anche un mezzo non-mago. Come mago è enigmatico, imperscrutabile, sicuro di sé, come uomo normale è sincero, affabile e amichevole. Questa doppiezza lo rende unico e interessante, ma anche irraggiungibile. Credo che i lettori si possano identificare più in Leon e Ariel, persone normali con i loro pregi e i loro difetti chiaramente visibili e amabili. Credo che tutti vorremmo avere Marco come amico, ma in pochi vorremmo essere lui!

 

Come nasce la sua passione per il genere fantasy?

La storia di Creantor è nata leggendo i libri di Terry Brooks. Lo considero il mio ispiratore. Pian piano si è insinuata nella mia testa e non sono più riuscito a liberarmene. Il fantasy poi è particolare, ti permette di scrivere con molta libertà e di dare sfogo a tutta la fantasia possibile. L’importante è non entrare troppo nell’assurdo.

Qual è il ruolo della principessa Ariel nell’avventurosa storia? Si è ispirato a qualche personaggio in particolare per creare la bella protagonista?

Sono pochi i personaggi femminili presenti nella storia. Ariel è il più importante, perché rappresenta la “Donna”. Non è solamente la sorella del re, o l’amore del protagonista, è un personaggio che partecipa attivamente alla storia. Al contrario di Marco, poi, Ariel è mostrata a tutto tondo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un momento poco fiduciosa verso sé stessa, il momento successivo salda e indistruttibile. Decisa e forte contro il nemico, ma anche capace di provare pietà. Il suo personaggio è ispirato a tutte le donne che ho conosciuto nella mia vita e contemporaneamente non assomiglia a nessuna di loro, poiché lei è comunque unica, come lo è ogni donna.


Quali sono, a suo parere, le caratteristiche che non potrebbero mai mancare ad un libro che rientra nel genere fantasy?

Io penso che un buon libro fantasy dovrebbe invogliare i lettori a voler partecipare alla storia. Una volta leggendo una pagina da un libro di Terry Brooks ho avuto l’impressione di aver visto la scena con i miei occhi, e non solo averla letta. Penso però che la caratteristica più importante sia la presenza della speranza. Perché la storia non si snoda nel semplice presente, ma accoglie il passato per abbracciare il futuro!

 

Ha già in mente la storia del terzo titolo della trilogia?

Già da quando ho iniziato a scrivere il primo libro sapevo dove iniziava la storia e dove sarebbe finita! Il prossimo libro però dovrà essere ricco di molte informazioni sulla vita di Creantor e quindi spero più lungo. I primi due libri si svolgono in un arco temporale di qualche giorno, mentre il terzo sarà di una ventina d’anni. Per questo avrò l’occasione di poter dare molti dettagli sugli usi e i costumi del regno.

 

Ci racconta qualche aneddoto in particolare relativo alla composizione del testo o alla successiva pubblicazione?

Nel libro i personaggi si ritrovano divisi a vivere due storie parallele che confluiscono nel finale. Essendo però il tempo limitato, mi sono accorto che potevano esserci delle incongruenze temporali tra una storia e l’altra, così mi son dovuto fare uno schema temporale in cui prendevo nota di cosa accadeva giorno per giorno. I lettori sono esigenti!

 

Che consiglio sentirebbe di dare ad un giovane scrittore esordiente appassionato di fantasy?

Per partire basta un’idea. Poi se è pure un’idea buona, meglio così. Generalmente i romanzi fantasy contengono il tema del viaggio. Penso sia perché permette di dare molto spazio alla fantasia dell’autore. In un viaggio si sa da dove si parte e a volte si sa dove si vuole arrivare. Non si è mai sicuri però di cosa può accadere durante il viaggio. Scrivere può essere molto simile, la storia può prendere risvolti inaspettati e imprevedibili. Non bisogna però spaventarsi, spesso belle pagine o nuove idee nascono proprio dall’inaspettato, più dal “cuore” che dalla “testa”.

 


Chiuda l’intervista con un breve estratto del suo libro.

Sei sorpreso? Non devi esserlo. Mai. L’imprevedibilità è un fattore costante nella vita, soprattutto quando hai a che fare con la magia. La vita è questo: una serie di eventi legati tra loro da causa ed effetto con una sfumatura del caso. L’imprevedibilità è la tua migliore compagna, perché la magia può distorcere gli equilibri, il senso naturale delle cose.”

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