Approfondimenti Rivista — 19 gennaio 2014

Qualsiasi eccesso di offerta, finché è supportato da un’economia che regge, è sicuramente preferibile alla penuria. Su questa considerazione lapalissiana siamo d’accordo tutti. Eppure, come ci dimostra un’osservazione fatta dal caporedattore Donelli del Corriere della Sera, a volte non è facile districarsi in una selva di proposte librarie. Non si ha denaro né tempo sufficiente per comprare e leggere tutto quello che cattura i nostri occhi, e al contempo non si è in grado di selezionare neppure il criterio da adottare nella scelta, sommersi come siamo da autori e case editrici sempre nuovi. Una volta, come scrive il caporedattore, si andava a colpo sicuro con i vari Auster, Greene, Calvino, mentre ora non è più così. È un discorso ragionevole, ma va aggiunto che non possiamo pretendere di riuscire ad andare a colpo sicuro in ogni epoca. Tra l’altro, può pure darsi che non esistano più autori degni come in passato, ma neppure dobbiamo confondere troppo i legittimi gusti personali con la qualità assoluta.

Anche perché la qualità a volte bisogna andarsela a cercare prendendosi il giusto tempo in libreria, dando fiducia alle nuove leve e rigenerare una pratica che oggigiorno è stato soffocata proprio dalla poca voglia di impiegare del tempo, finendo per essere sostituita dalla pubblicità: il passaparola. I talenti che rimpiange Donelli nacquero sì dalla fiducia offerta loro dagli editori, ma anche da ciò di cui la lettura si nutre per definizione: il tempo. Per generare un passaparola ci devono essere orecchie pronte ad ascoltare e persone disposte a rischiare di buttare 15-20 euro pur di provare. E poi attendere per tutto il tempo che il verdetto degli amici più informati faccia la sua corsa.

Certo, se oltre a non fare questo, non si chiede neppure un parere ai librai – che per esperienza personale posso definire molto più competenti di chi lavora in negozi di elettrodomestici, CD o DVD – ci si ritrova a fare i soliti slalom tra pile di libri di comici, di calciatori, triti saggi anti-berluscones e anti-clero o opere di giornalisti improvvisatisi romanzieri. Oppure, si può cadere nella trappola ‘televisiva’ di cercare il romanzo di qualche autore che misteriosamente, alla sua opera prima, si è trovato di fronte alla sedia di Marzullo su Raiuno.

Per come la vedo io, i media e i lettori hanno pari responsabilità in questo panorama così fitto di riempitori di pagine senza lettori: i migliori programmi sui libri vanno di solito in onda a tarda ora, lasciando il palinsesto delle venti in mano alla parte mainstream del settore (Fazio è dalla parte di chi ha già il -più o meno meritato – blasone).

Quanto ai lettori, ribadiamo, dovrebbero davvero recuperare, oltre il già citato e benefico passaparola, anche il fascino del tempo perduto in libreria e sostituire al dietrofront di Donelli il rischio di una spesa inutile (la maggior parte dei libri non costa molto). Anche perché dai gestori delle librerie, così fortemente sottoposti al ricatto commerciale, sarebbe troppo pretendere che esponessero nei banconi delle prime file i libri degli esordienti… per quanto sarebbe bello se lo facessero.

Donelli aveva finito il tuo intervento dichiarando di ripiegare talvolta volentieri su un film, scelta non di secondo livello, ma di sicuro condizionata dal fattore tempo/fretta che lo (ci) ha reso poco paziente/i: non a caso, lui per il Corriere è il caporedattore della rubrica “Motori”.

Probabilmente ha persino scelto il giornale in cui lavorare in base al nome.

Giovanni Modica

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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. “…ci si ritrova a fare i soliti slalom tra pile di libri di comici, di calciatori, triti saggi anti-berluscones e anti-clero o opere di giornalisti improvvisatisi romanzieri.”

    Oh, non c’è niente da fare. I giornalisti sono sempre quelli da additare al pubblico ludibrio. Un giorno ci scriverò su un saggio: “Quando non sai con chi prendertela, guardati intorno che un giornalista lo trovi sicuro”.

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