News Rivista — 16 marzo 2014

Dal mio punto di vista, leggere è sempre stata un’attività solitaria e silenziosa, perché quello è sempre stato l’habitat della parola scritta. Tuttavia, se alcuni autori accettano – fosse anche per vanità – di leggere stralci di altrui opere classiche davanti a un pubblico scolastico, devo giocoforza credere che gli scritti nati per giacere nel silenzio sono compatibili anche con la suddetta scelta. Se l’iniziativa da i suoi frutti, la ragione è dalla loro parte. Magari non tutti gli scrittori lo farebbero, ma evidentemente le personalità di Elena Stancarelli, Lorenzo Pavolini, Tiziano Scarpa, Federico Cermionara e Christian Raimo possiedono il carisma giusto per una tale operazione; anche se una grossa parete del loro merito va alla selezione delle opere proposte, spazianti da Pirandello a Calvino, che si prestano perfettamente a questo lavoro che potremmo definire di “letteratura teatrale”. Quasi un genere a parte, non fosse altro che per via della fruizione scenica del romanzo offerta e per la verve recitativa che devono sfoggiare i giovani scrittori che si fanno responsabili interpreti di pietre miliari.

L’iniziativa, itinerante, nacque parallelamente in USA da David Eggers e in Inghilterra da Nick Hornby, fino ad essere ripresa in Italia da Elena Stancarelli. Si muove su richiesta e gratuitamente, indi per cui si va a colpo sicuro. Ed è proprio il fatto che sia dietro richiesta che implica la notevole risposta di pubblico di cui abbiamo accennato sopra, non certo la gratuità degli eventi. Una risposta sincera in quanto non imposta dalle scuole agli studenti, dato che queste letture si tengono nei pomeriggi, e la piaggeria nei confronti degli insegnanti non arriverebbe mai a decretare un successo di tali proporzioni.

Un esito così positivo forse è dovuto al fatto che il pubblico di oggi è avvezzo agli spettacoli con un coinvolgimento sensoriale più ampio, ad essere preso per mano fino alla fine senza la possibilità di divincolarsi. Rincuora il fatto che in un’era dominata da una frammentazione pubblicitaria sempre più selvaggia (al punto che gli spettacoli del piccolo schermo registrati vengono interrotti a mezza parola) c’è ancora uno spazio non solo per i film di tre ore dati al cinema senza intervallo, ma anche in spettacoli colti – è il caso di chiamarli così – come questi, basati su un passaparola favorevole nazionale.

Fa il suo gioco anche un pubblico che vuole figurarsi l’immagine dei personaggi di cui si narra, finendo giocoforza per identificarli con i loro lettori da leggio, scorgendovi quella piccola parte di parentela autoriale che unisce gli scrittori odierni con i grandi del passato, abbandonandosi a un coinvolgimento totale di tipo pan-letterario.

Solo non capisco come mai nell’articolo presente sul sito ansa.it si parla delle variegatissime opere scelte in qualità di classici “di quell’età”, intendendo quella degli studenti delle scuole superiori: certamente Calvino, Pirandello e Hesse fino anche a Salinger sono perfetti al ruolo, ma mi riservo di avere i miei dubbi sulla capacità di coinvolgimento collettivo di Kafka o Shakespeare, scrittori che meriterebbero più concentrazione e possibilità di soffermarcisi a piacimento.

Per chi volesse mettersi in contatto con gli organizzatori, questa è l’apposito account su twitter: @piccolimaestri.

Giovanni Modica

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