Approfondimenti Rivista — 27 luglio 2013

Il lavoro del giornalista si può manifestare in molteplici forme. Dall’articolo su carta stampata agli elaborati online, dal trafiletto sul quotidiano all’approfondimento nei blog, esso deve di volta in volta confarsi alle esigenze di un pubblico vasto e variegato. Qualunque sia la forma dello scritto, qualunque sia il canale prediletto c’è, tuttavia, un elemento sostanziale cui nessun giornalista può rinunciare: la lealtà verso il suo pubblico di lettori.

Il rapporto tra il giornalista e il lettore è di tipo fiduciario: tra i due soggetti dell’informazione si istaura una sorta di tacito accordo, per cui il primo si impegna nella pubblicazione di ciò che dimostrato e l’altro accetta di credergli pur disponendo come unica garanzia della sua sola parola. In realtà, la richiesta avanzata dal giornalista al lettore è ben più sottile. Non basta pensare che gli elaborati siano conformi al vero ma è necessario credere nella buona fede del redattore. Il lavoro del giornalista, infatti, non si riduce alla scelta della notizia e al confezionamento dell’articolo; dietro ai tecnicismi e alle espressioni ad hoc, si nasconde un’accurata e ininterrotta attività di ricostruzione dei fatti e, sebbene la deontologia imponga la verifica delle fonti, talvolta può capitare di incombere in informazioni errate e nella diffusione di notizie che non corrispondono al vero. Quando ciò accade al lettore è richiesto uno sforzo in più, quello di perdonare l’errore e credere che ad esso verrà posto rimedio. In quest’ottica, l’attività del giornalista e quella del lettore si muovono su rette parallele: entrambi sono impegnati in una spasmodica ricerca della verità; gli ostacoli lungo il tragitto sono evitabili, ma quando ciò non accade è importante sentire il bisogno di conoscenza come più forte di qualsiasi possibile gap informativo.

Per non tradire la fiducia dei suoi lettori, il direttore di Affariitaliani.it Angelo Maria Perrino, lancia ai suoi colleghi una proposta: la negoziazione dell’informazione con le fonti. La possibilità è offerta dal mondo di internet, in cui nulla è fisso e assoluto e in cui tutto, anche la verità, è peritura. L’idea di Perrino è semplice: prima di procedere con la pubblicazione ufficiale dell’articolo, è possibile far circolare il testo sul web, offrendo ai referenti della comunicazione l’occasione per poter suggerire le opportune modifiche. In questo modo si elimina la fase della rettifica, con cui il redattore, dietro sollecitazione, apporta le giuste correzioni a un testo che era stato precedentemente pubblicato. Il difetto di un meccanismo così pensato è che il lettore è facilmente vittima di un’informazione distorta: sulla base del rapporto di fiducia che lo lega al giornalista, può prendere per buono il contenuto del primo articolo, senza preoccuparsi di verificare eventuali smentite. Con il metodo concepito da Perrino, invece, la verità è salva, purché sia rispettata la clausola che il contributo dell’utente sia serio, rigoroso, avanzato con professionalità, tempestività, puntualità, competenza, rigore. Sia cioè usato–nelle parole di Perrino- non nell’interesse bieco e opportunistico del singolo ma nell’interesse dei lettori e della verità. Ovvio è che il ruolo del giornalista viene sempre più a configurarsi come di mediazione tra la fonte e il pubblico: se prima esso era un investigatore-redattore ora è solo portavoce di argomenti. Il vantaggio non è da poco, se si considera che in questo modo entrambi i soggetti comunicativi sono messi nelle condizioni di soddisfare esaustivamente il loro accordo; tuttavia, costituirebbe una grave mancanza trascurare le parole dell’epistemologo Karl Popper: “Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l’uomo di scienza; ma la ricerca critica, persistente e inquieta della verità”.

 

Alessandra Flamini

 

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