Approfondimenti Rivista — 23 novembre 2013

“Troverò mai lavoro?”. Questa è la domanda che affligge ogni studente universitario, neolaureato, laureato in tempo o no, con il massimo dei voti o no. In Italia, ormai, è più difficile trovare un lavoro, che cercare la pietra filosofale. L’unica soluzione per poter lavorare nel settore nel quale ci si è laureati, sembra essere l’espatrio.

Molti ragazzi comprano biglietti di sola andata verso un altro Paese, europeo od oltreoceano, alla ricerca di maggiore fortuna, con grandi speranze nel cuore. Ma anche fuori dalla propria patria, non sono molti i laureati che riescono ad arrivare il proprio scopo. Questa situazione, a cui ci ha condotto la grande crisi economica di cui risente, ormai da tempo, il nostro paese, ci ricorda un po’ la grande migrazione degli italiani verso l’America avvenuta verso la fine del XIX secolo. In entrambi i casi, gli italiani di oggi e di allora, lasciano e lasciarono la propria terra e famiglia, chi per un motivo chi per un altro, ma tutti sono e furono spinti dal desiderio di costruirsi una vita migliore di quella offerta nel proprio paese.

In Italia le uniche offerte disponibili sembrano essere stage, tirocini non retribuiti o, per i più fortunati contratti a progetto che richiedono numerose ore di lavoro, mal retribuito. Se all’inizio i giovani lottano per ottenere il lavoro dei propri sogni, colloquio dopo colloquio, stage dopo stage, si vedono costretti a mettere da parte i loro sogni e ripiegare verso la prima offerta vantaggiosa di lavoro, che si tratti di un lavoro come cassiere ad un supermercato o di commesso non importa, l’importante ormai è riuscire a trovare un lavoro che permetta di sopravvivere nel migliore dei modi. Senza nulla togliere ai lavori presi ad esempio pocanzi, ma che non aderiscono al percorso formativo sviluppato durante gli anni di studi per ottenere la laurea.

La crisi non attraversa solo l’Italia ormai si è diffusa ovunque, tanto che spesso anche negli altri paesi, ai laureati stranieri viene chiusa qualsiasi porta. E’ chiaro che l’Italia ha dei grossi problemi che devono essere urgentemente risolti. Una crisi che colpisce quasi tutti i settori, da quello umanistico a quello giuridico fino a quello scientifico, dove da anni il governo finanzia poco e niente il campo delle ricerche, fondamentale per lo sviluppo di un Paese. Ma il problema è anche nella mentalità dell’italiano che non si abbassa a fare lavori umili nel proprio paese ma in quello straniero sì, con la scusa di imparare la lingua.

A volte è la stessa laurea che contribuisce, ad un colloquio di lavoro, a far scartare i candidati che ne sono in possesso. Si preferisce il giovane con un minore livello di istruzione, forse per pagarlo meno. Alcuni si inventano un lavoro, ma spesso non riescono ad avere successo con il loro progetto realizzato.

Sono coraggiosi quelli che fuggono ma anche quelli che restano nella speranza di poter contribuire, a piccoli passi, alla crescita del proprio Paese. Perché bisogna distruggere un Paese così bello? Perché nessuno si rende conto che se non vengono aiutati i giovani laureati, se non si cerca di trovare un lavoro per loro, l’economia italiana andrà sempre più in basso e sarà sempre più difficile cercare di farla risalire?

Raffaella Ritunno

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