News Rivista — 03 ottobre 2013

Ogni anno, in Italia, 2 ragazzi su 10 abbandonano la scuola. Il dato allarmante è stato reso noto dalla onlus Intervista che, insieme all’associazione Bruno Trentin della Cgil e alla fondazione Giovanni Agnelli, ha intrapreso un’indagine sulla dispersione scolastica, al fine di proporre soluzioni ottimali.

Sono 700 mila gli studenti che ogni anno, non tornando tra i banchi, si precludono qualsiasi possibilità di successo formativo. Il dato fa slittare l’Italia in fondo alla classifica europea e genere un gap con gli altri paesi non indifferente: al 17, 6% dei ragazzi italiani che lasciano gli studi, si contrappone una media europea pari al 14, 1%, Il dislivello cresce con i paesi di pari sviluppo economico-sociale, come la Germania, dove l’abbandono scolastico è pari al 10, 5%, la Francia, 11, 6% e la Gran Bretagna, 13,5%. Sebbene rispetto al 2000, quando la media si aggirava intorno al 25, 3%, la situazione risulti migliorata, siamo ancora troppo lontani dal traguardo fissato per il 2020: la dispersione scolastica devi ridursi fino al 10%.

Al Sud la situazione è peggiore che al Nord: 22,3% contro 16%. Nelle regioni del Mezzogiorno circa un ragazzo su 4 abbandona la scuola. La situazione si fa ancor più drammatica se si considera che all’aumento della dispersione scolastica corrisponde un incremento della disoccupazione giovanile e del tasso di criminalità.

Non si esclude, tra le possibile cause del fenomeno, il costo dell’istruzione, che in due anni è cresciuta del 27%. Findomestic ha rilevato che per l’anno scolastico 2013-2014, la spesa per le famiglie italiane dovrebbe aggirarsi intorno ai 700 euro a figlio, per gli istituti professionale, a 1000 euro, per i licei. Per i libri si registra un aumento dei prezzi pari all’8%, per i trasporti del 7%, per il computer del 5%. In calo solo gli articoli di cancelleria, con un ribasso dell’8%.

Intervita ha già lanciato nel 2012 un progetto pilota con Frequenza 200 (il numero dei giorni di lezione che la scuola deve garantire per legge): prevedeva l’apertura di un centro diurno, operativo 5 pomeriggi a settimana, con un coinvolgimento di 800 impiegati, tra insegnanti e dirigenti scolastici, e di 2500 famiglie. Ci auguriamo che i risultati della ricerca, che dovrebbero essere presentati per l’autunno del 2014, siano migliori degli attuali.

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