News Rivista — 24 marzo 2014

E’ incredibile come oggigiorno la ricerca della notorietà prenda per la gola ognuno di noi.

Sembra che da quando sono nati i social network si sia ancora di più incrementata la voglia di essere notati, di diventare famosi, di fare in modo che la gente parli e sappia tutto di te, senza lasciarsi un minimo di privacy.

Questo discorso si accentua ancora di più tra i vip e soprattutto tra gi artisti emergenti compresi i novelli scrittori che sembrano sempre più interessati ai soldi e alla fama più che a scrivere un buon libro capace di emozionare, tanto che pur di farsi pubblicità ed avere un posto nelle classifiche dei libri più venduti, sono arrivati anche al punto di mandare a perfetti sconosciuti messaggi in privato su Facebook per incitarli a mettere mi piace alla pagine del loro libro sui social network.

L’umiltà sembra ormai essere passata di moda, investita dalla fame di notorietà.

E pensare che molti celebri scrittori, pur di mantenere la loro vita privata intatta, hanno scritto e scrivono sotto pseudonimi o anonimato. Altri addirittura si sono pentiti di aver scritto un’opera che gli aveva provocato così tanto successo, come ci attesta una lettera, da poco scoperta, del 1891 scritta da Lewis Carroll, l’autore di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ventisei anni dopo a pubblicazione della sua opera, indirizzata alla vedova di un chirurgo di Oxford, Mrs Symonds, in cui afferma di odiare, di essersi pentito di aver scritto il suo capolavoro a causa della fama che gli aveva procurato, per paura che curiosi indiscreti lo contattassero e scoprissero il suo vero nome, Charles Lutwidge Dodgson («Tutta questa pubblicità porta gli stranieri a conoscere il mio vero nome in relazione ai libri, a indicarmi e a fissarmi, a trattarmi come una celebrità. Odio così intensamente questa situazione che vorrei non avere mai scritto alcun libro». L., Carroll).

Nella lettera ritrovata, inoltre, esprime anche il suo noto affetto per i bambini che gli aveva causato delle accuse di pedofilia.

Carroll era molto timido, rifiutava di firmare autografi e di concedere interviste e rispondeva alle lettere degli ammiratori di non conoscere nessun Lewis Carroll.

Il libro, conosciuto col titolo abbreviato di Alice nel Paese delle Meraviglie, è uno dei libri più famosi di tutta la letteratura che ha emozionato piccoli e grandi e ha incantato tutti coloro che sono riusciti a scovare i numeri e i giochi di logica nascosti nel testo. Per questa opera, l’autore era stato ispirato da una bambina, Alice Liddel, figlia di amici di famiglia.

La lettera sarà venduta all’asta il 19 marzo 2014 a Londra.

Raffaella Ritunno


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