Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Le tre del pomeriggio. Fa sempre caldo a quest’ora. Soprattutto nelle vie interne. Nei vicoli che arrivano sul lungomare, ancora si respira, ma nelle vie interne invece, quelle che poi sono parallele al lungomare e perpendicolari ai vicoli, il sole allaga di luce ogni mattone e sei oppresso dal caldo. A Torre Cerra, così si chiama il paese, siamo soltanto 288 cristiani e ci conosciamo tutti, anche con i ruderi romani, perciò non capisco perché tutti pensano che tra noi ci siano persone per bene e persone poco raccomandabili. Marietto, per dire, è nel secondo insieme. 75 anni e il busto tutto in avanti. Se lavora sulla sedia davanti al negozio, la fronte gli bacia le ginocchia. Gli occhi di Marietto, quando ancora si vedevano, prima di essere assorbiti dalle rughe, erano leggermente a mandorla. Infatti è detto Marietto il Cinese oppure il Cinese e basta. Io l’ho sempre chiamato il Cinese e sono stato spesso al suo negozio. Ripara biciclette e campa così da sempre. Tanto a Torre Cerra si va soltanto in bici, non si fa altro.

La mia prima bicicletta l’ho comprata usata dal Cinese, perché si dice che “senta” le biciclette. Lui sa i difetti delle bici e dice che sono come le persone. Pure per questo è considerato poco raccomandabile: perché dà buoni consigli ma tutti ritengono che non abbia alcun titolo per farlo.

Mio nonno mi raccontava che il Cinese da giovane era un bell’uomo e ha avuto più di un’amante. Mio nonno e i suoi amici della Società, gli invidiavano Laura che però, prima della guerra l’aveva lasciato pensando che non tornasse più dal fronte. Non voleva sciupare i suoi occhi vivi, piangendo per un soldato sfortunato.

Il Cinese, però, era tornato dalla guerra e non aveva ritrovato Laura. Aveva avuto altre amanti, ma tutte, per un piccolo particolare – nell’aspetto o nel modo di essere – finivano per somigliare tantissimo a lei, l’unica donna che, di fatto, Marietto aveva voluto e continuava a cercare. Dopo la guerra è iniziata la leggenda del Cinese, il biciclettaio di ghiacchio condannato all’amore e incapace di amare.

 

Noi ci andiamo spesso al suo negozio, in teoria per gonfiare le ruote ma è una scusa. Il Cinese, con i ragazzi, si diverte perché della sua Laura non ce ne importa molto, non l’abbiamo manco conosciuta.

Io, in più, ci vado perché mio nonno non c’è più e quindi mi piace sentire le spiegazioni di un vecchio che per esprimersi usa le metafore e in ogni metafora infila la bicicletta come termine di paragone.

 

“Cinè… mi gonfio le ruote!”

“Che c’hai?” Mi chiede una volta in modo un po’ troppo diretto, cercando di assumere una posizione meno ricurva.

“È sgonfia”, gli dico senza troppa convinzione, “ma stasera devo uscire. Deve essere una bomba questa qui…”

“Che c’hai?” Mi ripete il Cinese, in fondo è la prima scusa che mi era venuta in mente e si capiva tale e quale.

“Cinè…”

Pausa.

“Ho deciso di morire.”

“Ottimo! E quando?”

“A breve.”

“Oh Santa Lucia, mi vuoi dire che non hai ancora scelto il giorno per tagliare il traguardo?” Lui è così, tira in ballo anche la Trinità e il popolo celeste se li reputa necessari.

“Perché tu l’hai scelto?” Cerco di mettermi sulla difensiva parlando di lui.

“Certo! Ad agosto: do il cambio, tiro qualche giorno, poi vado dritto all’arrivo.”

“E che lo scegli tu?”

“Ogni corridore sa quando e come vincere. Stai a vedere… e pensa a te!” Il Cinese mi strizza quel che gli resta dell’occhio ma mi sta dando una lezione, visto che – avrei dovuto saperlo – non riesce proprio a sopportare, come mio nonno d’altronde, che gli si parli di morte con sufficienza. Ha fatto la guerra lui.

“Sì, ma io ho 14 anni…”

“Non vuol dire.”

“E poi mi devo scopare ancora Roberta.”

“Lei lo sa?”

“No, lei sta con Luigi, che è un compagno mio”. Pausa, poi tutto d’un fiato. “Prima anche Roberta usciva con le sue amiche e con noi. Lei mi racconta tutto tutto. Ogni volta che parla di Luigi, io divento cupo. Lei se n’è accorta ma mi vuole vicino, non so se è cattiveria. Capiamoci, a me piace saperle queste cose, poi però mi resta la voglia di…”

“Questo l’hai già detto.”

Altra pausa, più lunga.

“Prova a baciarla, questo sì.”

“E Luigi?”

“Se Roberta ama solo lui, non ti farà avvicinare. Se ama lui ma gli piaci tu, te lo farà capire. Se poi ama Luigi ma un po’ anche te, allora è fatta. Ma fartela no, io te lo sconsiglio. Per Luigi e per te, soprattutto.”

Il Cinese rimonta il cambio di una Bianchi da corsa, la capovolge per farla tornare nella posizione giusta, poi prende in mano il pedale e prova un giro, così che ogni dentino della catena trovi il suo spazio. Sembra a posto. Le mani sul manubrio e con un po’ di fatica la trascina nel magazzino.

“Baciala, magari fallo capitare, aspetta. Hai presente le tappe del Giro?”

“Più o meno…”

“Vabbè… c’è un arrivo per velocisti. Un gruppetto va in fuga ma deve esserci una volata. Allora il gruppo si riporta sotto, si dice che tiene a bagno la fuga. Poco prima dell’ultimo chilometro si ricompatta per la volata. C’è tensione, adrenalina, ma sai già come va a finire.”

Sono rimasto zitto, nel mio guscio, come una lumaca cui hanno toccato le corna. Non mi va di capire che c’entra una volata con una pomiciata.

“Vince il più forte, anzi il più veloce. Ricordatelo.”

“Sì sì…”, e a mezza bocca, “Luigi è stato già il più veloce!”

“Non avete ancora fatto la volata.”

Il Cinese si avvicina al lavandino sulla strada e inizia a riempire un secchio d’acqua. Lo riempie a metà e lo posiziona sotto la sedia. Poi inghiottito dalla polvere e dai ricordi tira fuori mastice e pezza. Borbotta cercando la carta vetro. Dalla giacca un po’ lunga che porta, tira fuori un panno a quadri azzurri tutto macchiato di grasso.

“Che tipo è Luigi?”

“Come te lo spiego?”

“Con poche parole se ci riesci.” Sembrava spazientito, forse un bacio ad una ragazza, per uno che ha avuto così tante amanti come dicono, non doveva essere un gran problema.

“Luigi è uno che c’è sempre, però non è mai uguale, cioè ti dà la classica risposta da amico. Valuta tutto in base al racconto. Così…”

“E’ uomo titanio. E lei?”

“Lei è dolce, carina, ma ha un bel caratterino. Non si fa influenzare da nessuno ma sta attenta a tutto.”

“Lei e una ragazza acciaio, sono le più strane. Vanno nella loro direzione e non tornano indietro. Non ricordano, non so se hai capito.”

“Non lo so.”

Il Cinese attacca la pezza sul buco e la tiene stretta con due dita. Con la mano libera si prende una sigaretta dal taschino e se la mette in bocca. Ma non l’accende. Fa sempre così, certe volte il filtro lo bagna così tanto di saliva che poi è costretto a buttare la bionda insieme alla voglia di fumare.

“Bruno, Bruno…”, ecco, sta per enunciare una delle sue teorie, penso. Un po’ come in verità, in verità vi dico, ma alla maniera del Cinese.

“Le persone sono come le biciclette, ognuna con un carattere, un materiale predominante. Quelle in titanio sono resistenti, anche al tempo, possono durare tantissimo in ogni condizione, perché sono malleabili.”

“Vuoi dire che chi si adatta va avanti?”

“Più o meno…”

“E allora che senso ha che combatto per un bacio?”

“Fammi finire, le persone in acciaio invece sono quelle che sopportano la fatica perché non accumulano le tensioni. Sono robuste e anche loro possono andare molto lontano. Ma perché se ne fregano, si fanno scivolare tutto addosso, sono adatte a una vita piena di ostacoli e restano sempre a galla.”

“Laura non è così, non hai capito niente…”

“E poi ci sono anche gli alluminio, quelli che si ricordano tutto, accumulano ogni botta, ogni stimolo, ricordano. In pratica sono i buoni amici, gli amanti perfetti e sono anche quelli che soffrono di più.”

Io mi sono sentito subito un uomo alluminio, pur non volendo, visto che sarei stato troppo diverso per carattere e resistenza da Luigi e Laura.

“Ora, se vuoi una bici nuova, come te la compri?”

“Dipende da quello che ci devo fare.”

“Bravo, quindi devi capire se ogni bici con cui hai a che fare, è adatta a te. Adesso però vai che devo chiudere.

“È presto.” Protesto.

“Sono stanco, quindi è ora di chiudere ragazzo.” Se il Cinese usa un appellativo generico, allora è finita, sei tornato ad essere un ragazzo come tutti gli altri che sta là per gonfiare le ruote. Mi allontano.

 

“Stai già chiudendo?”

Marietto non risponde, non si gira. L’ha riconosciuta. Sono io che mi giro un po’ per vedere la scena. Il Cinese respira l’ultimo tiro di sigaretta, spegne la cicca e sputa. Poi si gira e la bacia.

Oddio, Roberta… Laura…

“Sei pazzo?”

“No.” È la moglie del barbiere. Le sue labbra sono tutte per il Cinese, si vede anche se sei un ragazzo senza esperienza.

“Allora smettila! Mio marito ci può vedere.”

“Non venirmi a trovare, è troppo difficile.”

“Non è difficile, tu pensi solo alle tue biciclette… Sei vecchio, non l’hai capito?”

“Le biciclette sono come le persone, Rina.”

“Vai al diavolo allora! Non la voglio sentire più la tua storia dell’alluminio, dell’acciaio… e tutte quelle cazzate per i ragazzini!”

Il Cinese la ribacia, freddo e rassegnato, innamorato dentro, anche di lei.

Poi se ne va.

È il 4 agosto.

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Complimenti Alba. In particare, sono originali le metafore titanio/acciaio/alluminio Ciao, Valerio.

  2. bellissimo racconto

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