le interviste Rivista — 23 gennaio 2013

Ci sono alcuni percorsi in cui l’esito non conta, per meglio dire, esso risulterebbe sempre troppo sintetico nei confronti di quella naturalezza e di quella totalità che per sempre cambia chi ha avuto il coraggio di provarla. Dopo aver scritto una sola pagina, ciò che eri prima di quelle battute è vecchio come il tempo; qualcosa di nuovo alberga tra le dita che sfiorano i tasti. È come un parto; una nuova vita sembra prendersi una parte di te e da quel momento uno strascico d’amore tiene uniti i due corpi. 
Per quanto un lettore possa perpetuare e giustificare la scrittura in realtà non sempre ne è causa della sua origine. 
ScrivendoVolo pubblicherà a puntate, a partire dal prossimo lunedì e con cadenza settimanale, “La contesa di Marcorante” di Manuel Vestrucci. Un dramma inedito scritto da un giovane autore con la passione per la scrittura.
L’intento è lontano da quello di molti scrittori che appunto vorrebbero raggiungere un vasto pubblico.Questa è una creatura che seppure non venisse apprezzata dalla maggioranza sarebbe comunque accarezzata perché frutto di un amore che non conosce aggravanti.
Perdetevi dunque nell’inutilità di un gesto sì consapevole, ma emotivo e folle come un sentimento.

Abbiamo avvicinato l’autore che ci ha concesso un’intervista esclusiva:

  1. Manuel, la cosa che più colpisce leggendo la tua biografia è, chiaramente, l’età. La nostra redazione è composta interamente da tuoi coetanei, quindi non ci sorprende il fatto che un giovane abbia voglia di scrivere e il fegato per mettersi in gioco. Ciò che ci interessa capire però è come e perché un giovane come te si è avvicinato a questa pratica.

Quando ero piccolo odiavo sia leggere che scrivere. Mi piaceva inventare storie soprattutto quando giocavo. Ho smesso di giocare, ma la passione per la fantasia ha continuato a stimolare il mio interesse. Tenendo un diario personale, ho scoperto l’amore per la scrittura. Tuttavia, anziché raccontare le mie giornate, preferivo scrivere racconti strampalati e improbabili. Tutte stupidate. Poi con il tempo sono cresciuto, credo.

  1. Perito informatico e aspirante economista. Come concili la tua indole letteraria e le tue aspirazioni, per così dire, “tecniche”?

La scrittura è una passione viscerale, ne ho bisogno per dar sfogo alla mia fantasia. Allo stesso tempo riesco facilmente nelle materie tecniche, dove occorre molta logica. Mi sono iscritto all’ITI e ho trascorso cinque anni fantastici incontrando tante persone “bizzarre”. L’informatica, però, non mi ha particolarmente appassionato così ho deciso di cambiare la rotta e mi sono iscritto alla Facoltà di Economia e Commercio.

  1. Sappiamo che hai pubblicato il tuo romanzo d’esordio di recente. Ce ne parli?

Quindi? Dimmi ora che si fa” è un breve romanzo rosa che racconta di Francesco, un ragazzo che frequenta le superiori e s’innamora di una sua coetanea. Fixi però non è interessata a lui, fino a che un tragico evento le cambierà la vita.

È un romanzo che ho scritto a sedici anni e poterlo pubblicare è stato veramente stimolante, anche se non è il mio genere. Per ora è l’unica storia d’amore che io abbia scritto.

  1. A chi ti rivolgi principalmente quando scrivi?

Non ho un pubblico preciso. Scrivendo mi sento felice, appagato. Non scrivo per chi mi legge (sempre che qualcuno lo faccia) ma per me stesso.

  1. La contesa di Marcorante”, il tuo ultimo lavoro, verrà pubblicato a puntate su Scrivendo Volo settimanalmente. Di cosa parla?

È un dramma che parla di un giovane rampollo, Marcorante, che come tanti prima di lui è stato destinato ad un matrimonio combinato. Tradimenti, colpi di scena e menzogne, cambieranno irrimediabilmente le sorti del protagonista, della sua famiglia e non solo.

  1. Somiglia molto ad un dramma d’altri tempi…

Questi drammi mi hanno sempre affascinato. Perché allora non scriverne uno mio? All’inizio ero un po’ scettico sul risultato ma credo ne sia uscita davvero una buona storia.

  1. Dopo aver pubblicato un libro con una casa editrice, com’è avvenuta la scelta di pubblicare il tuo testo su un sito letterario?

Sono lavori diversi. Il miglior palcoscenico per un romanzo è la libreria, anche se il futuro è negli e-book. Un dramma teatrale, a mio avviso, ha più possibilità di esser letto in rete. Bisogna lasciargli tempo di diffondersi. Passerà inosservato ad alcuni utenti, ma rapirà l’attenzione ad altri.

  1. Prova a rivolgere un invito a seguirti ai lettori che ci seguono…

Se siete di fretta fate pure, ma se avete un secondo segnatevi l’indirizzo de “La contesa di Marcorante”. Quando avrete tempo dategli una letta, senza impegno. Se vi annoierà sarete liberi di prendervela con me, ma non credo lo farete; almeno non questa volta.

  1. Cosa pensi del fenomeno del self-publishing?

Ognuno sceglie le strade che ritiene più opportune. L’obiettivo comune è arrivare alla gente e diffondere i propri pensieri. Io non ne sono particolarmente attratto, ma non critico chi ne fa uso.

  1. Pensi che questo “esperimento” possa essere ripetuto in futuro? Quali sono i tuoi progetti?

Nel cassetto ho vari romanzi e, ancora di più, idee. Fino a che ne avrò, scriverò. Se la mia fantasia dovesse sfornare un’altra prosa teatrale degna di esser letta, valuterò la possibilità di ripetere l’esperimento.

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