La contesa di Marcorante Rivista — 28 gennaio 2013

LA CONTESA DI MARCORANTE

CADILA : Madre di Marcorante e Sposa di Miosite

MIOSITE: Padre di Marcorante Largantds. Lui è conte di Faborot

MARCORANTE: Figlio conteso tra due fuochi (soffre del complesso di Edipo)

NAVILIA: Promessa sposa di Marcorante

SIR LUDOVIC: Padre di Navilia

MANTORATO: Servo della famiglia di Miosite

LORD SMITH: Vicino di possedimenti di Miosite

LUNA: Moglie di Sir Ludovic

Sono 5 atti, 1 scena ogni ingresso di un personaggio in scena [periodo Natalizio]

I ATTO

SCENA I – Le prime luci dell’albeggiare

Cadila era nella stanza ricevimenti con il marito. Si erano appena svegliati dal sonno, in procinto di iniziare una nuova giornata.

CADILA: Miosite, mio uomo. Dimmi come vedi la giornata che oggi sboccia, rischiarandosi, dall’orizzonte.

MIOSITE: Fiorente, mio amore, fiorente. Non potrebbe che essere altrimenti. Questi raggi dorati sfiorano appena il tuo viso, baciando le tende quando entrano di soppiatto ogni giovane mattina.

CADILA: Non mi annoierò mai delle tue adulazioni. Le tue labbra carnose e rosee, trasfigurano ogni tuo concetto e parola in un’essenza paradisiaca di cui sono profondamente assuefatta.

MIOSITE: Il mio cuore ha amato solo una donna, in tutta la sua esistenza, non potrei mai addormentarmi di fronte a te.

L’uomo la baciò intensamente e poi si allontanò dalla stanza, lasciando Cadila di fronte al vetro che rifletteva la sua immagine. L’uomo aveva dei computi da svolgere in sala riunioni con altri.

CADILA: Questi occhi che mi fissano, sembrano poter giungere alla mia anima. Li temo, eppure li amo. Sono gli occhi di una donna che vive nella vergogna, eppure è fiera di ciò che ha trasmesso alla vita. I principi di un tempo sono il passato, ma è così giusto abbandonarsi al piacere carnale puro e crudo? Un brivido dovrebbe percuotermi quando il mio pensiero abbraccia la sua figura, eppure quel fremito lo provo solamente quando sono in compagnia d’un altro uomo. Che il mio vizio adultero compulsivo possa trovare respiro in questa mattina brillante, dove il sole mi irradia della sua purezza. Che io possa divenire limpida come il volto d’una fata, nonostante le mie colpe siano intrinseche e bagnate d’un nero pece che forse, mai sarò in grado di cancellare definitivamente. Oh io sciagurata! Perché io sguazzo in questo mare di trasgressione e perversione e non conseguo in nessun modo a farne a meno? Quando i suoi occhi cadono sui miei, li sento pesare come macigni e non posso che abbassare lo sguardo. Sono però per questo una cattiva madre?

La donna si appoggiò lentamente alla finestra, come volersi avvicinare ancor più a quel sole che scalda i cuori e gli animi, quel sole che come lei stessa disse: “purifica”.

CADILA: Non posso niente. È una forza più forte di me. Mi controlla da dentro e io ne sono succube. Forse un po’, pure mi piace. Sono una sgualdrina!

La donna sola e confusa, si lasciò andare allo sconforto e con le mani si oscurò gli occhi come a non voler vedere ciò che di lì a poco sarebbe successo, come se una premonizione l’avesse avvisata.

SCENA II – La Fuga del peccato

Qualche istante dopo si accorse di essere chiamata da una voce esterna ed aprì la finestra. Altro inesorabile errore.

MARCORANTE: Buongiorno madre! Non è forse fantastica questa giornata?

CADILA: Salve Marcorante. Cosa fate di buon ora?

MARCORANTE: Ho preparato il destriero. Volevo cavalcare, mi volete accompagnare?

CADILA: Figlio, sapete benissimo che ho ben altri incarichi ed intenti per il mattino.

MARCORANTE: Citatemene qualcuno, vi prego.

CADILA: Mi cogliete impreparata, ma lo sapete meglio di me. Io servo qui a palazzo, soprattutto in questi momenti difficili.

MARCORANTE: Madre non ponete limiti alla vostra immaginazione. L’occhio, da cavallo, percepisce tutt’altro ed è evidente il divertimento. So per certo che le vostre voglie vi spingono a venir via con me. Non datevi delle demarcazioni.

CADILA: Figlio mio ora state esagerando. La vostra spregiudicatezza nel disobbedire agli ordini è da punire. Voi andate, non sono certo io ad impedirvelo, ma lasciatemi in pace a compiti ben più ardui ed ignobili.

MARCORANTE: I compiti che un giorno saranno miei.

CADILA: Dovranno passare ancora diverse estati prima che questo accada. Per nostra fortuna.

MARCORANTE: Dovreste accompagnarmi. Non vorrete che il vostro unico figlio rischi di perdersi in mezzo alla folta foresta contornata da laghi profondi. Potrebbe succeder disgrazia.

CADILA: Andatevene! Qualcheduno potrebbe udire le vostre deplorevoli parole di supplica.

MARCORANTE: Nulla è deplorevole quando si tratta di voi.

CADILA: Degenerato! Andatevene!

MARCORANTE: Venite con me, vi prometto il massimo piacere.

La donna chiuse la finestra, comparendo poco dopo dall’ingresso e montando velocemente a cavallo. Scomparirono nel nulla della boscaglia. Nessun occhio indiscreto aveva raccolto le immagini, per loro fortuna.

SCENA III – L’affar del matrimonio

Finiti i dettagli per le operazioni settimanali, Miosite si ritrovò ad accogliere in studio un amico che da tempo non vedeva.

SIR LUDOVIC: Carissimo.

MIOSITE: Sir Ludovic, è un onore averla come ospite. Questa dimora è sin troppo piccola per il vostro nome. Riceverla, dopo tanto tempo, è un dolce sapore.

SIR LUDOVIC: Conte Miosite, le vostre parole mi lusingano. L’onore è mio, questa villa è d’uno splendore eccelso. Ho sempre apprezzato le persone di buon gusto come voi.

MIOSITE: La ringrazio, mi inchinò a lei. Posso esserle utile?

SIR LUDOVIC: Vorrei aprire nuovamente il dibattito per le terre di Lord Smith! Ho parlato con quel signorotto da quattro sterline! Ora è disposto a concedere il tratto di terra che le permetterà di arrivare, con i suoi possedimenti, fino all’oceano!

MIOSITE: Oh amico mio! Che sorpresa! Benissimo bisogna brindare! Le sue visite sono sempre piacevoli! Dovrebbe venire a trovarmi con più frequenza! C’è qualcosa che posso fare per lei?

SIR LUDOVIC: Certamente! Altrimenti non sarei venuto a farle visita, non pensa? Mi occorre un favore, lei sa bene quanto sia importante per me la nostra amicizia. Se non intende spezzarla, la prego di concedere a mia figlia, la possibilità di avere in sposo, suo figlio, Marcorante.

MIOSITE: Mi cogliete di sprovvista. Mio figlio? Perché mai una nobile del suo rango prega per avere in marito un conte spensierato e vagabondo come quel matto?

SIR LUDOVIC: Sono a conoscenza dei dissidi tra lei e il suo primo genito. La sua borsa è pesante di danari, la mia si vanta d’esser bella, per via dei titoli, ma ne è completamente asciutta. Una legittima unione significherebbe, la creazione d’una borsa sia che ricca sia che pregiata. Sarebbe una fusione che farebbe rossa d’invidia anche la regina stessa, me ne scusi sua maestà.

MIOSITE: Le vostre parole sono ben pensate, ma d’improvviso. Sapete che non amo coloro che pensano e studiano prima d’agire.

SIR LUDOVIC: Però deve ammetterne il senso. Sia efferato! Per Marcorante non sarebbe poi tanto male divenire Sir!

MIOSITE: Certo! Se poi memoria non mi inganna, la sua figliola è d’uno splendore sovrannaturale!

SIR LUDOVIC: Modestia da parte, la prodiga natura è venuta incontro. La mia mogliera ed io non avremmo mai pensato ad una creatura simile. Ne vado fiero. È quanto più ho da offrire, amico mio.

MIOSITE: So bene che lei non è un vile. Proporrò l’unione a Marcorante e le farò avere una sua risposta. Scusate il tentennamento, ma solitamente è lo uomo che cerca sposa. Non mi aspettavo un suo simile regalo.

SIR LUDOVIC: Il Natale è oramai alle porte! Bisogna festeggiare il matrimonio.

MIOSITE: Certamente, vi prego di seguirmi in una sala più idonea di codesta porcheria. Mantorato! Mantorato! Qui si brinda, porta il migliore dei vini, perché si festeggia la migliore delle unioni! Mantorato, Marcorante si sposa!

MANTORATO: Si mio signore, vostra eccellenza buongiorno!

SIR LUDOVIC: Salve, servo! Devo ammettere che la vostra servitù è la meglio della nazione. Puntuali, veloci ed efficaci!

MIOSITE: Prendete codesto bicchiere. Un brindisi! A Marcorante e Navilia!

SIR LUDOVIC : Al matrimonio del secolo!

Il servo uscì dalla stanza. Il sole ancora fresco di inizio giornata, illuminò i volti dei due uomini alle prese con un brindisi che sancì l’inizio del dramma. Miosite chiese poi a Sir Ludovic di seguirlo nei giardini per una passeggiata, il minimo che potesse fare visto i doni che quest’ultimo gli aveva portato la mattina stessa.

Una tanto desiderata notizia e la mano di sua figlia.

SCENA IV – Marcorante ed il piacere della foresta

La giovane donna, non troppo più grande del figlio, era stesa a terra. Il cavallo legato ad un albero e Marcorante nelle vicinanze fissava l’orizzonte. Avevano appena consumato il loro primo peccato del giorno.

MARCORANTE: Non è una magnifica visione, madre?

CADILA: Dovremmo smettere di vederci così assiduamente. Vostro padre potrebbe insospettirsi.

MARCORANTE: Dubito dell’intelligenza di quel poveretto.

CADILA: Marcorante! Sii più signorile con lui, è vostro padre. Dovresti portargli rispetto, oramai siete da sposa, non siete più il giovane erede che può prendere a freccette la servitù.

MARCORANTE: Questo lo so. Non sono però così entusiasta di divenire Conte. Non ho mai chiesto una vita carica di responsabilità. Madre! Oh Cadila! Togliamo di mezzo il vecchio ed uniamoci!

CADILA: Voi vorreste sposarmi?!

MARCORANTE: Non vedo dove sia il problema! Madre io sono innamorato follemente di voi! Il vostro corpo, il vostro seno, il vostro sguardo, il calore che emanate quando sussultate in mia compagnia. Queste fughe brave per le foreste e gli incontri notturni, quando Miosite è in viaggio per l’Inghilterra! Oh Cadila, io v’amo!

CADILA: Marcorante! Pazzo decerebrato! Io sono vostra madre! Non è possibile unirsi in matrimonio con me e mai permetterei a voi di togliere la vita a vostro padre! La vostra pazzia è sconsiderata! Dovrei mettere fine a questa relazione illecita!

MARCORANTE: Voi non ne potete fare a meno! Questa è la realtà! A voi piace il mio corpo, i vostri occhi brillano ad ogni mia parola! Io so che voi m’amate!

CADILA: Sciocco! Cosa andate blaterando! Abbassate il tono, qualcuno potrebbe essere in paraggio ed udire le vostre scemenze! La mia è una debolezza fisica! Vostro padre non è un fautore del sesso e le mie voglie vengono ad essere sfogate con voi! Io sbaglio, sono una pessima madre!

MARCORANTE: A voi piace! Siete una pervertita ed io so per certo che non smetterete mai di volermi! Adesso venite qui ed apriamo nuovamente le danze!

CADILA: Lasciatemi in pace! Marcorante, voi mi consideri una pazza?

MARCORANTE: Voi avete detto che una madre non dovrebbe mai portare in letto il proprio figlio, allora perché lo fate? Voi non ne puoi fare a meno! Mi amate e non lo volete ammettere a voi stessa!

CADILA: Non riesco a spiegarmi cosa io stia facendo qui! Me ne vado.

MARCORANTE: A piedi, madre?

CADILA: Certamente!

MARCORANTE: Siamo un po’ lontani dalla reggia, ne dubito che voi possiate rincasare in un breve tempo.

CADILA: Allora cosa proporreste di fare?! Io sono stanca delle vostre certezze e del vostro comportamento da bruto! Dovreste cercare di aiutare vostra madre a smettere con i suoi vizi deplorevoli! Invece come il diavolo siete qui e mi tentate! Basta Marcorante!

MARCORANTE: Mi piace quando alzate la voce!

Il figlio rubò un bacio passionale alla madre che, lasciò cadere le braccia e si fece trascinare dal piacere in un vortice d’emozioni.

[Il sipario si chiude.

Quando questo si riapre, la scena è identica ed anche i personaggi. Questi però sono stesi vicini l’un l’altro e i loro capelli spettinati e scompigliati.]

CADILA: Finirete per farmi perdere i sensi una di queste volte.

MARCORANTE: Non pensate di essere da meno. Le vostre doti sono infinite! Il piacere aumenta ogni volta che sono in vostra compagnia, o mia musa!

CADILA: Marcorante, dovremmo tentare di evitare il contatto fisico. Siamo come due mondi che si attraggono, ma come Luna e Sole, quando vi è l’uno non vi deve essere l’altro. Ci dovremo evitare d’ora in poi.

MARCORANTE: Perché siete tanto masochista? Perché evitare l’inevitabile? Perché nascondere l’innascondibile? Perché evitare di compiere azioni che procurano tanto piacere?

CADILA: Questo è peccato! Non è piacere, è un peccato carnale! Stiamo andando contro legge della natura, voi lo comprendi figlio mio?

MARCORANTE: La natura a volte commette degli errori. Anziché regalarmi un affetto materno per la madre, mi ha donato un amore segreto ed incurabile per lei. Io sono dipendente dalle vostre gambe, mia Cadila!

CADILA: Oddio, Marcorante!

MARCORANTE: Baciatemi e non pensate al vostro marito.

CADILA: Vostro padre!

MARCORANTE: Chiunque sia! Non m’importa nulla di lui! Io voglio il vostro amore ed anche se non potremo unirci io avrò relazioni solo con voi, per sempre. Le nostre età sono simili ed anche i nostri bisogni, perché mio padre potrebbe essere anche vostro padre, età alla mano.

CADILA: Le vostre parole sono afrodisiache. Lasciatemi aprire ancora il sipario, una volta soltanto poi torneremo in palazzo.

[Il sipario si chiude] I due amanti, fautori dell’amore e menefreghisti della legge, si scambiarono un bacio appassionato che sembrò come scambiare le due anime attraverso le loro carnose labbra.

Il cavallo nitrì coprendo i languidi gridi di piacere della donna.

SCENA V – Presentazioni

Il Natale, nonostante fosse alle porte, non aveva portato con sé un vento freddo.

I due gentiluomini passeggiavano amabilmente per il giardino della reggia di Miosite. Questo, moderno, ampio e spazioso aveva grandi aiuole che ne mostravano i contorni valorizzandoli. Di tanto in tanto si poteva godere della vista di alberi che spuntavano da terra, come margherite selvatiche. Il sole illuminava i loro volti.

Il giardino era nelle vicinanze della boscaglia, dove da qualche parte si trovano i due diligenti amanti.

SIR LUDOVIC: Davvero la sua signora pensava ciò?

MIOSITE: Oh sì amico mio! Non è incredibile? A volte la mente umana porta l’essere a entrare in prospettive stravaganti di cui poi diventa schiavo. Finisce per esserne soggiogato.

SIR LUDOVIC: Sottoscrivo la vostra ideologia. Anche Luna dà spesso troppo animo ad opere di secondo piano. Sinceramente però, credo dovreste parlarne con la vostra incantevole signora, i fiori del giardino non ricoprono poi un ruolo così centrale nella vostra vita.

MIOSITE: Non si è mai fatta sfuggire nulla, lo dimostra il suo sposalizio. Neanche io, però, credo d’esser meno. Me ne scuso, se interrompo questo nostro parlar, ma chi è quella fanciulla?

Seduta sul pozzo in disuso e ricoperto di edera e muschio, Navilia veniva illuminata dalle luci dei raggi solari riflessi da uno stagno, che fino a quel momento l’avevano nascosta all’occhio.

SIR LUDOVIC: Non la riconoscete milord?

MIOSITE: Vostra figlia? Scusate se tentenno, ma sono passati anni da quando ho avuto l’onore di posare il mio sguardo sulla sua bellezza, già all’epoca, non da poco.

SIR LUDOVIC: Vi prego, basta omaggiarmi. Il merito è della madre. Ma vi prego, seguitemi, vorrei presentarvela. Se poi Marcorante si dovesse far vedere, avrò il piacere di ripetere le presentazioni. Navilia! Oh mia adorata figlia, vi prego avvicinatevi!

NAVILIA: Salve padre!

SIR LUDOVIC: Navilia, codesto signore è Miosite Largantds, conte di Faborot!

NAVILIA: Incantata. Mi inginocchio dinnanzi a voi.

MIOSITE: Non credo che sia incantata quanto da me. La vostra bellezza omaggia i miei giardini. Il piacere, credetemi, appartiene alle mie labbra baciandovi la mano.

SIR LUDOVIC: Oh Miosite, amico mio, la vostra cordialità mi porta a credere sempre più che Marcorante sarà un grande marito, se solamente avrà preso un terzo delle vostre virtù. Sono grato al buon Dio di poter vantare la vostra amicizia.

NAVILIA: Padre, chi è lo Marcorante?

SIR LUDOVIC: Si tratta del figlio, del qui presente Miosite. Un giovane interessante ed affascinante. Io credo vi piacerà. Stamani abbiamo concordato per le vostre nozze. Questa settimana avrai modo di conoscerlo, vedremo di individuare una data per farvi meglio entrare in confidenza.

MIOSITE: Non sarà un problema. A palazzo, Marcorante ancora non ricopre nessun ruolo imprescindibile. Sarò lieto di accordargli un paio di giorni di libertà, di modo che possa gioire anche lui della vostra visione.

SIR LUDOVIC: Bene, ora figlia mia, se ci volete scusare, io ed il conte abbiamo ancora diversi dettagli dell’affar da chiarire prima di firmare nero sul bianco.

MIOSITE: Certamente, fratello mio. Godetevi il parco Navilia.

I due uomini si allontanano a piedi parlando animatamente. La ragazza rimaneva seduta sul pozzo e con le mani estraeva una specie di diario. Iniziò a scrivere.

SCENA VI – Marcorante lascia il cavallo alla madre

I due erano avvinghiati sotto una coperta di lana che era stata sul cavallo fino prima. Si scambiavano vicendevolmente gesti d’amore. Avevano consumato l’atto peccaminoso.

MARCORANTE: Madre, la vostra gioia di vivere mi irradia le vene.

CADILA: Dovreste smettere di tormentarvi. Io sono vostra madre.

MARCORANTE: Ed anche il mio più grande amore.

CADILA: Voi non avete mai provato il vero amore.

MARCORANTE: Voi madre l’avete provato? Amavate realmente mio padre quando vi siete sposati?

CADILA: Non ho avuto scelta. Io ho dovuto sposarlo per affare.

MARCORANTE: Non è scelta di cuore. Non potete considerarlo certo un vostro amore.

CADILA: Il tempo mi ha insegnato ad amarlo.

MARCORANTE: Il tempo spossa i ricordi e oblia i momenti bui, ma non potrà mai creare amore.

CADILA: Marcorante! Voi non potete insinuare ciò?! Non vi rendete conto di ciò che dite?

MARCORANTE: Io dico ciò che penso. Dovreste impararlo anche voi madre, la vostra bocca mente al vostro cuore filtrando i sentimenti più torreggianti.

CADILA: Dovresti portare rispetto al mio cuore.

MARCORANTE: Voi madre non portate rispetto a mio padre, raggirandolo con me.

CADILA: Io non raggiro nessuno. Io semplicemente ho fatto l’amore con voi. Vostro padre è uomo buono ma non mi considera appetibile sessualmente.

MARCORANTE: Lui è un povero stolto. Il tempo gli ha privato del dono della virilità.

CADILA: La sua età è differente dalla mia, differente come le sue priorità. Dominare la comunità e l’intera contea non è cosa semplice. Ricordarlo, sarete voi un giorno ad avere il suo ruolo.

MARCORANTE: Non è detto che io lo voglia.

CADILA: Marcorante!

Cadila si alzò ed esterrefatta tirò via la coperta, lasciando Marcorante al freddo del pomeriggio che terminava sul nascere del tramonto.

MARCORANTE: Madre, io spero voi possiate comprendere ed un giorno, possiate ammettere a voi stessa del vostro amore.

CADILA: Vattene!

MARCORANTE: Perché mai?

CADILA: Non possiamo rincasare a fianco. Il cavallo lo prenderò su io. Voi andatevene ora, figlio mio. Rientra a palazzo e saluta tuo padre. Portagli rispetto.

MARCORANTE: Sarò lieto di portare lui anche quella parte di deferenza che non siete accorda di dimostrargli.

CADILA: Siete libero di pensare quel che volete, ma non proferir parola di noi.

MARCORANTE: Siete il mio più grande segreto, ed anche ciò di cui vado più fiero.

I due si baciarono e poi Marcorante, dopo essersi rivestito, si allontanò dal punto in cui il peccato si era consumato più volte in una giornata.

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