La contesa di Marcorante Rivista — 12 febbraio 2013

II ATTO

SCENA I – Mantorato rinviene il padrone

Mantorato, servo fedele di Miosite fin da quando era giovane, bussò alla porta.

MANTORATO: Mio signore, vi porto la colazione.

Il silenzio fu l’unico a rispondere alla sua bussata. Nulla si muoveva.

MANTORATO: Signore! Signora! Vi porto la colazione. Vi prego di svegliarvi o quanto meno di rispondermi.

Il silenzio totale.

Il servo allora aprì la porta, con le chiavi di riserva che solamente lui possedeva.

Il suo occhio cadde subito sul corpo di Miosite. Il cabaret che portava fieramente, cadde a terra facendo fracasso. Poi il servo corse dall’uomo e si inginocchiò di fronte a lui. Con le dita sentì il battito, e comprese che Miosite fosse spirato.

MANTORATO: Oh mio Dio, mio Dio! Perché hai abbandonato quest’uomo al suo destino?! Lui aveva sempre dimostrato riconoscenza in voi! L’età avanzava, ma il signore era ancora in forma! Miosite! Perché vi siete tolto la vita? L’ingresso era chiuso da interno e solamente io avrei potuto commettere un delitto! Oh mio signore! Penseranno forse che sia stato io ad uccidervi? Non potrei mai, io amo la vostra persona. Sono nato e vissuto per servirvi, sempre. Non mi sarei mai permesso! Ma chi?! Chi?! Chi fu quel vile tanto ignobile da togliervi la vita e con quale, quale?!, stratagemma!

Mantorato si alzò, confuso, non aveva più il lume della ragione. Perso si aggirava per la camera in cerca di quel particolare che avrebbe potuto dimostrare la sua tesi. Poi tornò sul corpo.

MANTORATO: La vostra bocca è di un color anormale. Le vostre labbra hanno emesso bolle. Siete stato per caso avvelenato?! Ma come?!

Ad un certo punto prese con le mani, la pasta dentifricia del padrone e se ne mise un po’ sulle dita.

MANTORATO: Questa! Eccola la trappola che vi ha giocato la vita. Oh mio padrone! Non son degno di aver avuto un uomo tanto buono e premuroso come voi da servire! Avrei dovuto salvarvi e morire io per voi! Perché non è accaduto?! Lo sconforto si è preso possesso di me, il panico è il mio sangue, la confusione aleggia nella mia mente. Vorrà dire che non potrò che seguirvi, questo è il mio destino. È sempre stato questo il mio computo, la giusta punizione per non avervi protetto. Con affetto, vostro servo sempre e per sempre, Mantorato!

L’uomo si portò la mano alla bocca e perse la vita cadendo sul corpo inanime di Miosite. I due formano una “X” sul pavimento.

SCENA II – La X del sangue

Cadila giunse poco dopo con in mano una spazzola. Era solita alzarsi di buon ora per andare a farsi il bagno. La notte era stata con Marcorante, senza quindi mai tornare nella camera del conte.

CADILA: Miosite! Mantorato! Oh mio Dio! Marcorante presto accorrete! Marcorante accorrete! Miosite, mio sposo cosa vi è successo? Chi vi ha fatto questo? È stato per caso Mantorato! Miosite rispondete vi prego! Vi supplico di dirmi una vostra qualsivoglia parola! Se anche questo è un vostro scherzo sappiate che è di pessimo gusto! Oh santo cielo, ma dalla vostra bocca gorgoglia saliva in maniera del tutto innaturale! Siete stato per caso avvelenato? Chi mai vi ha fatto questo! Mantorato! Voi! Voi stupido servo fedele! Dite la verità siete stato voi!

Lo sguardo di Cadila, cadde sulle labbra del servo, anche queste imbrattate di bollicine verdognole. Capì che entrambi erano caduti vittima dello stesso fautore di morte. Si disperò e corse a chiamare Marcorante.

Per qualche secondo la scena rimase immobile e vuota.

[Il palco non si chiude e nulla accade.]

MARCORANTE: Padre! Padre!

Il ragazzo scuoteva con forza il padre che non reagì ad alcuna sua mossa. Appoggiò la mano al collo del defunto e capì di non poter più lottare.

MARCORANTE: La morte vi ha vinto, alla fine. Sono giunto troppo tardi! Oh, ho rabbia dentro di me! Questo non è bene per noi e per tutti! Io adesso, sarò io il conte di Faborot! Io, Marcorante Largantds giuro solennemente sul vostro nome che troverò chi vi ha fatto ciò! Mantorato, servo fedele. Avete voluto accompagnare mio padre anche nel suo ultimo viaggio, apprezzo il vostro gesto. Avrete l’onoranza funebre che meritate per i vostri servigi impeccabili.

Cadila entrò nella stanza trafelata. Questa si tolse le scarpe ingombranti colpevoli del motivo di tanto ritardo. Si gettò a terra e gattonò, piangente e straziata nel più profondo, ed arrivò vicino a Marcorante.

CADILA: Perché?! Perché?! Marcorante, chi mai può essere stato?

MARCORANTE: Non ne ho immagine madre. Ancora non me ne rammento. Sono troppo turbato per pretendere che la mia mente sia in grado di ragionare come dovrebbe.

CADILA: Marcorante siete stato voi?

MARCORANTE: Madre, io vi amo, ma questo proprio non dovevate dirlo! Voi.. voi!, io questa notte sono stato in vostra compagnia! Come potete pensare questo?

CADILA: Siete stato voi nei giorni passati a chiedermi di lasciarlo o di ucciderlo o di trovare un qualsiasi modo valido e pulito per liberarmi di lui. Avete sentito da me storie sul conto di Sir Ludovic e dei suoi mal affari e avete pensato di usarlo a vostro favore come scusa!

MARCORANTE: Il vostro ragionamento non ha una pecca. Domande sul vostro conto mi sobbalzano in mente. E se foste stata voi a commettere il reato? Mantorato vi ha visto e avete tolto di mezzo anche lui! Entrambi! Avvelenati.

CADILA: Io sono felice del rapporto che ho con voi, ma non avrei mai storto un singolo capello dalla fronte di quell’uomo saggio che mi ha preso con sé, regalandomi una vita esaudiente e lussuriosa.

MARCORANTE: Sì ma ora voi amate me e sapete bene che la morte di Miosite non vi avrebbe affatto estromesso dal palazzo della contea.

CADILA: Non intendo approfondire questo dibattito. Me ne vado, Marcorante. Troverò qualcheduno intenzionato ad aiutarmi e porterò via le salme di questi due uomini.

MARCORANTE: Ritirate le vostre parole nei miei confronti ed io dimenticherò la faccenda completamente, lasciandomi catturare da voi. Ora che non vi è più mio padre, non vi è modo di nascondersi. Avremo molto tempo da trascorrere insieme.

CADILA: Non un’altra parola su di noi. Questa giornata è buia sulla contea della nostra famiglia. Il lutto al braccio dovrebbe chiudervi quella bocca portatrice di menzogna che vi ritrovate. Scusatemi, vorrei permettere a mio marito di uscire da questa stanza. Il suo odore putrido ne inizia ad infestare l’aria.

La donna si alzò e scomparì oltre la porta. Marcorante ad un passo dal padre. Si inginocchiò di fronte a lui e commentò in solitudine la situazione.

MARCORANTE: Mantorato, umile servo devoto. Il vostro gesto, che io credo di sacrificio, non sarà mai dimenticato. Padre mio. La vostra scomparsa addolora tutti, me ne pento delle parole che le vostre orecchie morenti hanno dovuto ascoltare in questa stanza ormai priva di vita. Vostra moglie ha un carattere a volte difficile da manipolare. Vi ringrazierò per sempre di ciò che mi avete donato quand’eravate in vita. Tenterò, in ogni modo d’essere un buon successore alla gloriosa stirpe che porto in cognome.

Su quelle parole d’addio, la scena si chiude definitivamente.

SCENA III – I funerali

La giornata dei funerali di Miosite Largantds.

L’immagine ritrae diverse persone. Tutte rigorosamente in vesti nere per ricordare il Conte scomparso. Cadila aveva un velo che le copriva leggermente gli occhi piangenti. Marcorante vagava per la chiesa, saturo di condoglianze e di ragguardevoli auguri per il lavoro che avrebbe dovuto svolgere in veste di nuovo conte di Foborot.

Anche Sir Ludovic lo avvicinò.

SIR LUDOVIC: Giovine. Mi duole della scomparsa di vostro padre.

MARCORANTE: Salve, Sir. Sapevo della vostra amicizia che vi legava a Miosite. Sono onorato di vederla presente in questo giorno di lutto per lamia famiglia.

SIR LUDOVIC: Il dolore va ben oltre il sangue. Marcorante, le persone che hai intorno te, sono coloro che hanno voluto bene a tuo padre. Guardale negli occhi, perché lì solamente potrai rivedere l’immagine di Miosite. Ascoltane le parole, perché solamente così potrai risentirne la voce. Lasciatevi andare al loro profumo, perché lì come se non si sentisse vi è anche quello di Miosite. Toccatele, perché loro hanno toccato Miosite. L’essenza di vostro padre non è persa, nulla si distrugge, ricordate? Si è trasformata ed ora vaga. Ognuno di coloro che lo portano nel cuore, ne hanno un brandello del suo. Voi, che siete il figlio, avete il suo stesso sangue e se sarete onesto con il prossimo, sarete in grado di assemblare i tratti persi di vostro padre e dargli nuovamente vita con il vostro sangue.

MARCORANTE: Le vostre parole sincere mi commuovono.

SIR LUDOVIC: Navilia, vorrei aggiungere, non si è sentita di essere presente, anche su mia espressiva richiesta. Il fatto, avvenuto dopo il banchetto, non vorrei fosse accostato alla sua immagine, e di conseguenza al vostro matrimonio.

MARCORANTE: Grazie di avermene parlato. Ve lo avrei chiesto a breve. Ora mi perdoni. Ha visto mia madre?

SIR LUDOVIC: Se non sbaglio è laggiù, circondata da donne piangenti.

MARCORANTE: Grazie Sir Ludovic. Mi congedo. Spero di poter scambiare qualche altra parola con voi quando avrò l’opportunità. Ancora grazie per esser presente, significa molto.

Marcorante si allontanò ed avvicinò la madre. Le sussurrò qualcosa all’orecchio e lei sorrise, guardandolo maliziosamente. Sir Ludovic era nelle vicinanze e non gli sfuggì l’intimità dei due.

SCENA IV – Movente in famiglia

Poco lontano dal camposanto dove si trovavano le tombe di famiglia, Marcorante camminava lentamente osservando il mondo naturale che lo circondava. Un laghetto era gelato. Le nuvole promettevano pioggia ed il suo animo stesso era grigio.

CADILA: Figlio.

MARCORANTE: Madre.

CADILA: Vi è piaciuta la cerimonia?

MARCORANTE: Un funerale, non è mai piacevole. Ho apprezzato coloro che sono accorsi per l’ultimo saluto a mio padre, vostro marito.

CADILA: Ho intravisto anche Sir Ludovic.

MARCORANTE: Ovviamente. Ho intrattenuto anche un dialogo con il signor Ludovic.

CADILA: Marcorante, statene alla larga. Non ho fiducia in quell’uomo. Vostro padre ha avuto solamente dei problemi una volta conosciutolo.

MARCORANTE: Dite realmente madre? Mi pareva una persona di buono spirito. Le nozze con Navilia sono in dirittura d’arrivo, non credo si potrà fare a meno di invitare Sir Ludovic, alle prossime cene a palazzo.

CADILA: Un sacrificio che sono pronta a correre se voi sarete realmente felice di questo legame. Io non l’ho mai approvato, nel profondo del mio cuore, ho solamente accettato la volontà di vostro padre.

MARCORANTE: Voi siete gelosa di Navilia?

CADILA: Se avessi anni in meno, certamente avrei fatto ogni pazzia possibile per richiamare la vostra attenzione ed evitare il vostro legame. Sono vostra madre, ho riflettuto e prima o poi dovevate trovare moglie. Colui che è a comando, ha sempre bisogno d’un erede. Io il mio turno l’ho avuto con vostro padre. Non è permesso ricandidarsi a sfornartice d’eredi.

MARCORANTE: Le leggi che comandano l’umanità, io continuerò a non apprezzarle. La morte di mio padre, madre, mi concederà tempo e voglie costanti della vostra presenza al mio fianco. Voi siete più giovane di Miosite, avete ancora molto da donare, in particolar specie a me. Donatemi il vostro corpo ancora ed ancora ed ancora. Io ho sete di voi, ho fame di voi. Il mio respiro è il vostro respiro.

CADILA: Voi dovreste sposarvi e non osare intrattenere più alcuna relazione con me. Se diventasse di dominio pubblico, sia io che voi avremmo di che preoccuparci per ciò che potrebbe accadere. Verremo certamente esiliate ed emarginati dalla popolazione.

MARCORANTE: Allontanati da palazzo? Non chiedevo altro. Io non voglio esser conte e vorrei una vita con voi. Una volta persi i nostri poteri regali, potrei concentrarmi esclusivamente su di voi e realizzare ogni vostro desiderio. Io e voi, una vita insieme senza polemiche a contorno.

CADILA: Le critiche vi saranno sempre. Ogni persona che incrocerete saprà cosa avete fatto e vi mancherà di rispetto. La nostra vita diventerà velocemente un incubo.

MARCORANTE: Vivere con voi sarebbe un sogno. Incontrarsi ed avere i nostri rapporti, senza doversi continuamente controllare da sguardi indiscreti.

CADILA: Dovreste terminare le vostre fantasie e … concentrarvi su Navilia, la vostra donna. Non credete che io non l’abbia ancora vista. È di una bellezza spropositata e io ne sono gelosa. È vero. Ora l’ammetto. Sono gelosa di lei e farei il patto con il diavolo per riacquistare la vostra età e rapirvi dalle sue mani. Non posso, quindi prima terminiamo la nostra relazione, meglio sarà.

MARCORANTE: Ciò che io non spiegherò mai è la vostra doppia vita. Siete così passionale ed insaziabile a letto, quanto noiosa ed antipatica in certe discussioni. Voi mi volete, non ponetevi limiti. Miosite non vi ha mai tradita? La vita di corte la si conosce. Io non avrei problemi, una volta ottenuto l’erede, a cacciare Navilia e intraprende una relazione ufficiosa con voi. Non sarà detto a nessuno, ma io necessito del vostro corpo e della vostra anima.

CADILA: Devo ammettere a me stessa che la vostra voglia è appagante. Cosa dite, se mi seguite in camera mia?

MARCORANTE: Madre! Sono stati oggi i funerali di Miosite, non eravate voi a criticare le mie parole indecorose di fronte al suo cadavere.

CADILA: Ora riposa in pace, ha il vestito di legno ed ha raggiunto la pace eterna. Peccare adesso o peccare domani non avrebbe alcun tormento e ripercussione nei confronti del mio defunto marito, del vostro defunto padre.

MARCORANTE: Mi avete stuzzicato l’appetito. Apparecchiatevi mia musa, si mangia. Siete la mia dea delle arti, la mia ispiratrice, ed in questo momento mi ispirate un sesso sfrenato. Vi voglio possedere.

SCENA V – Monologo di Marcorante la notte delle onoranze

Il funerale era terminato. Marcorante passata la notte con la madre, si svegliò alzandosi dal letto. Preso dallo sconforto che la ragione gli poneva a riflessione. Era preso dalla rabbia e decise di fare un giro per il palazzo. Il ragazzo vagava senza meta. Il rapporto con il padre e quel peso di un compito che non gli compete.

MARCORANTE: Sono forse un dissennato? Oh padre, io sento già la vostra mancanza. Che io forse stia sbagliando ad intrattenere mia madre in una relazione peccatrice che rivela l’animo sporco di noi persone umane, in grado di non competere con i loro vizi e virtù d’una vita che non li rende acquietati e contenti del loro essere. Navilia, i vostri occhi mi hanno colpito; ma Cadila è come divenuta parte di me, dopo che io ero stato parte di me. Odio le distrazioni del ragionamento e le problematiche che ne conseguono. Odio dover pensare che questo regno, di dimensioni esagerate, dovrà essere sotto la mia protezione. Io non conosco neppure l’ordine del laccio delle mie pantofole.

Marcorante vagava.

Non aveva meta e il suo volto non mascherava l’inestimabile combattimento di sentimenti che provava. Una parte di lui vorrebbe la madre, l’altra vorrebbe Navilia ed una parte, la più timorosa, vorrebbe fuggire dalla serie di responsabilità che dovrà portarsi dietro come Conte di Foborot.

SCENA VI – Sir Ludovic ed il Conte

La giornata successiva al funerale si apriva con la visita di Sir Ludovic, che venne ricevuto dal nuovo conte per successione: Marcorante. Con l’uomo vi è Navilia, sua figlia e promessa sposa del giovane; ma essa resterà fuori dalla camera.

MARCORANTE: Un onore per me riceverla.

SIR LUDOVIC: Vi porto i saluti della mia signora. Mia figlia, mi ha voluto seguire in questo viaggio, ma preferisco che resti fuori da questa conversazione.

MARCORANTE: La prego, mi dica. Bisogna di qualsiasi favore?

SIR LUDOVIC: Vorrei anticipare la data delle nozze.

MARCORANTE: Per qual motivo? Non ne vedo la ragione. Il banchetto si è tenuto appena un paio di giorni fa orsono. Il lutto in contea, per via della scomparsa di mio padre, è ancora sentito. Non credo sia una decisione saggia.

SIR LUDOVIC: Conte vi prego di ascoltarmi. Sfortunatamente condivido le vostre opinioni, ma sono anche dell’idea che per poter evadere da questa aurea di tristezza che inonda il paese, bisogni tentare di imporre immediatamente una nuova gioia.

MARCORANTE: Le nozze?

SIR LUDOVIC: Esattamente. Precisamente, io sostengo l’idea che prima voi e la mia dolce Navilia, vi unirete, prima il ricordo delle funeri di vostro padre verranno sovrastati nella mente di coloro che abitano la zona. Io suppongo voi possiate trovare il giusto tempo per dedicarvi alla preparazione. Oppure siete già sormontato dagli impegni?

MARCORANTE: Assolutamente no. Ero dell’idea che avrebbe pensato però lei alla cerimonia.

SIR LUDOVIC: Mi duole dovergli rammendare che io son Signore e non ho tempo da sperperare come fosse niente. Voi siete colui che ospiterà l’evento e quindi pensavo, da buon padrone di casa, avreste pensato ad ogni ciò.

MARCORANTE: Ammiro le vostre parole, ma vi ripeto. Non considero l’anticipo delle nozze una valida soluzione ai pensieri maligni, che si sono annidati nella mente dei paesani. Io son Conte. Mi interesso della politica e gestione del terreno, non certo d’altro. Che i miei sudditi siano o meno felici nella lor vita, non è affar mio.

SIR LUDOVIC: Comprendo. Quindi devo tornarmene in carrozza con un no secco. Chissà come prenderà questa vostra decisione mia figlia.

MARCORANTE: In quale senso?

SIR LUDOVIC: Lei era così felice di aver ancora meno tempo da trascorrer celibe. Desidera unirsi a voi più d’ogni altra cosa in codesta realtà.

MARCORANTE: Dovrei affrontare il discorso con mia madre, se insistete tanto, vedrò di trovare il modo per anticipare le nozze. Mio padre vi era molto amico, prenderò questa decisione per onorare il forte legame che v’univa.

SIR LUDOVIC: Apprezzo il vostro gesto. Comprendo perfettamente la burocrazia che si cela dietro al cambio di figura regnante del terreno, ma d’altra parte ha tanti denari. Basterà trovare il personale adatto, ed il matrimonio sarà arredato a regola d’arte.

MARCORANTE: Non sempre mi risulta positivo affidare compiti al prossimo. Se troverò modo mi occuperò io stesso d’ogni cosa, dall’addobbo, ai fiori, al luogo, al festeggiamento, senza dimenticare la cerimonia.

SIR LUDOVIC: Voi mi piacete. Insieme faremo grande cose in mondo. Vedrete, il regalo più grande che vostro padre vi ha fatto, è stato quello di riconoscervi la possibilità di unirvi a Navilia.

MARCORANTE: Ora la prego di accomodarsi fuori. Ho diverse pratiche da sbrigare, inizierò presto i preparativi. La informerò.

SIR LUDOVIC: La ringrazio per l’ennesimo tempo concessomi. Portate i miei saluti a vostra madre, dovrà sentirsi così a terra per via del suo prematuro titolo di vedova.

MARCORANTE: Lo farò. Ora esca, non ho intenzione di scambiar nessun’altra parola con voi.

I due uomini si salutarono. Marcorante rimase in piedi e dopo aver scrutato con cattiveria Sir Ludovic, si sedette alla sua scrivania firmando varie carte che aveva sparse.

SCENA VII – Cadila e Sir Ludovic

L’uomo, dopo aver fatto visita al giovane, chiese alla figlia di aspettarlo fuori, mentre lui recava visita a Cadila. La vedova, ancora esterrefatta dal dolore per la scomparsa del marito, era seduta su di una sedia ed attendeva il calare della notte. Solo con le tenebre avrebbe saziato la fame peccatrice ponendo fine ai cattivi ricordi del padre.

SIR LUDOVIC: Lady Cadila, buon pomeriggio.

CADILA: Salve, Sir Ludovic. Per quale motivo si trova qua? Non crede di aver già combinato troppo scompiglio nelle vite di tutti noi qui del palazzo?

SIR LUDOVIC: Signora, la prego. Vorrei voi vi ravvedeste da questa infamante idea che brama nei miei confronti. Io non sono il mostro che la vostra mente descrive a sé stessa. Permetta almeno di dimostrarglielo. Vorrei starle vicino in questi giorni difficili, ed organizzare al meglio l’unione tra Marcorante e Navilia.

CADILA: La morte di mio marito ha scosso molti di noi. Sul matrimonio riparleremo successivamente. Non credo di essere dell’umore per parlare di gioie. Mi scusi, Sir.

SIR LUDOVIC: Forse voi non comprendete quanto i nostri ragazzi si amino. Non è solo un unione importante a livello economico per me, e di titoli nobiliari per voi, è ben altro. Dovrebbe smettere di piangersi addosso, il suo viso non può macchiarsi di dolore in questo modo. Lei è così graziosa.

CADILA: Voi siete giunto sin qui per importunarmi con apprezzamenti fuori luogo, il giorno dopo i funerali di mio marito?! Siete un depravato! Un pazzo! Ecco cosa siete! Miosite vi considerava un fratello, ma voi del fratello non avete nulla, così come dell’amico. Voi l’odiavate! Ammettetelo a voi stesso! Se voi centrate qualcosa nella morte di mio marito io vi.. io vi..

La donna tentò di colpire con un pugno Sir Ludovic, che dopo bloccandola, avvicinò il suo viso e le sue labbra a quelle della donna. Il dialogo proseguì con i due che si fissavano negli occhi.

SIR LUDOVIC: Vi permetto di pensare male di me, di odiarmi, di depistarmi, di darmi del fallito e del vile. Criticate pure le mie virtù e datemi del malandrino. Non vi permetto di toccare il legame che univa me a vostro marito. Voi.. io ho sempre pregato Miosite di non accettarvi in sposa quand’eravate giovani! Voi siete una poco di buono. Il vostro corpo vi porta a compiere atti impuri. Io so.

CADILA: Voi pensate di sapere? Voi non sapete nulla. Non mi conoscete e mai, vi sarà permesso di farlo a fondo. Io sono tutt’altro. In questa stanza, se la luce si abbassa è per via della vostra presenza, non certo della mia. Ammetto di non aver perfezione, di conoscer peccato e forse di non riuscir a controllar certi miei istinti, ma io ho sempre tenuto a Miosite, indubbiamente più di voi.

SIR LUDOVIC: Le vostre teorie, non mi sfiorano minimamente. Solamente perché avete un bel viso, due grandi occhi raggianti, e un paio di labbra intriganti, non per forza io che son uomo devo cadere nelle vostre trappole. Siete abituata forse con uomini facili?

CADILA: Non vi permetto di parlare a questo modo di Marcorante e Miosite.

SIR LUDOVIC: Marcorante? Perché mai dovreste ammiccare a vostro figlio? Mi riferivo all’unico uomo, con cui avete vissuto la vostra vita secondo legge, anche se io credo diversamente.

CADILA: Le vostre menzogne. Avete convinto Marcorante, avete convinto Miosite. La mia benedizione non l’avrete mai.

SIR LUDOVIC: Voi siete solamente una donna. Un corpo con due seni che non merita rispetto alcuno! le uniche degne della mia ammirazione sono mia moglie Luna e mia figlia Navilia. Voi siete una sgualdrina.

CADILA: Se dite questo come mai vi vedo sempre arrossato in mia compagnia? Voi vorreste avermi, purtroppo sapete che non sarà mai possibile e questo vi lacera.

SIR LUDOVIC: Nulla è impossibile, per Sir Ludovic.

CADILA: Parlate di voi come un terzo? La vostra persona mi schifa.

SIR LUDOVIC: Se in questa stanza vi è una persona, che vorrebbe intraprender altri discorsi con l’altro, quella siete voi. Fareste carte false pur di avermi. Ma io mai, mi abbasserei al vostro livello.

CADILA: Questo sarà da vedere.

SIR LUDOVIC: Io non sono come voi. Porto rispetto a Luna, sempre. Ricordatevelo. Ora me ne vado. Dimenticavo, vi portavo le mie condoglianze, ma a giudicare dal vostro respiro avete già dimenticato Miosite. Eravate alquanto calda mentre le mie labbra sfioravano le vostre ed il mio polso impugnava il vostro. Vi saluto.

CADILA: Se ne vada!

L’uomo uscì di scena sorridendo, dopo aver guardato il seno della donna. Lei si voltò infuriata e si sedette. Poco dopo, iniziò a piangere e si lasciò andare allo sconforto. 

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