La contesa di Marcorante Rivista — 18 febbraio 2013

SCENA VIII – Marcorante incontra Cadila

La donna si era sistemata. In mano un buon libro di uno dei suoi autori preferiti. Marcorante decise di farle visita ed entrò in camera con alquanta fretta.

CADILA: Non si usa bussare?

MARCORANTE: Perdonatemi madre. Conoscete la mia irruenza. Volevo solo informarvi che ho ricevuto stamane la visita di Sir Ludovic. Questi mi ha pregato di anticipare le nozze tra me e Navilia. Io ora non comprendo più quale via seguire. I nostri momenti saranno tutti perduti?

CADILA: Io stessa ho ricevuto una visita di quel bruto. Figlio mio non sposatevi. Vi prego. Non voglio condividere i pranzi aristocratici con quell’uomo!

MARCORANTE: Come mai questo cambio di rotta? Vi siete accorta di desiderarmi?!

CADILA: Per una volta, figlio mio, usate il vostro cervello e non quello della vostra protuberanza! Svegliatevi, accendete il vostro cuore.

MARCORANTE: Madre, io vorrei avere una vita con voi, ma sapendo che ciò è impossibile, e che comunque dovrei sposarmi, intendo conoscer meglio Navilia. Qualcosa nel suo animo mi affascina.

CADILA: Quella ragazza è solo un manichino nelle mani di Sir Ludovic! Uno dei migliori burattinai dell’intera Inghilterra! Il suo titolo aristocratico è giunto dopo anni di brogli e bei visi che decoravano esclusivamente la sua facciata, ma non altro.

MARCORANTE: Non si parla di Sir Ludovic! Lui non può avere interesse personale, è solamente il padre di Navilia. Non vedo dove sia il pericolo di perdere la contea.

CADILA: La vostra relazione con me è un pericolo. Se Sir Ludovic viene a scoprirla, voi verrete esiliato, così come accadrà a me e lui si impossesserà di Faborot.

MARCORANTE: I vostri ingranaggi, talvolta, lavorano troppo. La fantasia non è un male, ma non recepisco le vostre paure. Mi sembrate solamente una donna spaventata da ogni cosa, ora che vostro marito si è spento. Mio padre è stato un grande uomo, ma dovete smettere di preoccuparvi del futuro, questi è misterioso ma splende dietro all’angolo che svolteremo a breve.

CADILA: Quella luce che intravedete dietro al vostro angolo, è solamente la fiamma della torcia di chi, prima di voi, è inciampato nel burrone della menzogna scavato da quel bruto! Non intendo aggiungere altro.

MARCORANTE: Non capisco. Prendete una posizione. Forse non volete né me, né il mio matrimonio? Cosa intende farne di me? Non giustifico cosa voi agognate.

CADILA: La scomparsa di vostro padre mi offusca la ragione. Per il momento preferirei voi non abbiate né me, né il matrimonio. A breve vi farò sapere cosa credo sia giusto per voi. Vi voglio però anche ricordare che, sono solamente vostra madre, non alcun potere di decisione in merito alla vostra vita.

MARCORANTE: Siete la donna della mia vita. Mi avete dato il respiro, mi avete concesso di vivere, ed ora siete la donna ch’io amo.

CADILA: Troverete presto altre. Non bisogniamo di denaro, voi avrete la fortuna di avere un matrimonio di piacere e non certo di riparazione o d’accordo, come fu il mio all’epoca.

MARCORANTE: Con senno del poi, non credo la vostra unione a Miosite abbia giocato brutti la scherzi. La natura vi è corsa in soccorso e penso abbiate provato le emozioni vere al mio fianco.

CADILA: Voi siete giovane ed anche io perché vi ho concepito ch’ero ancora bambina indifesa e spensierata, ero amante dell’idea di uomo che ancora la ragione ed il dato de facto non mi aveva imposto di credere. Non apprezzo l’ostentazione del lusso, al fato ho solo chiesto la gioia. In questo giorno di lacrime, non mi sento certamente di ringraziare l’evolversi del destino.

MARCORANTE: Il destino non si evolve madre. Ognuno è libero di agire come meglio crede e non ha nessun vincolo. La ragione stessa è sempre in progresso, impossibile saperne a priori le scelte che intenderà. Vostro marito, mio padre, forse non era il vostro vero amore, ma certamente non potete dirlo di non averlo amato. Oggi piangete la sua scomparsa, fosse stato diverso, oggi festeggereste la vostra libertà.

CADILA: Ho sempre temuto la vostra ragione. Quando lasciate da parte le emozioni, il vostro cervello percepisce piccolezze che altri non notano. Questo è un grande dono lasciatovi da vostro padre e dalla sua stirpe.

MARCORANTE: Per un attimo ho intravisto la luce nei vostri occhi. Voi forse non l’amavate, ma l’apprezzavate. Parlatemene di lui. In vita non mi sono mai interessato alle sue gesta o ai suoi pregi e virtù.

CADILA: Che dire, vostro padre è sempre stato buonanime con me. Sapeva bene quanto me, che il legame che ci univa era firmato e controfirmato. Mi chiese solo un erede, se maschio, mi disse che non avrebbe più importunato la mia maternità se io non avessi voluto intrattenere rapporti con lui.

MARCORANTE: Voi cosa gli rispondeste?

CADILA: Marcorante, vostro padre è sempre stato un uomo d’un pezzo, affascinante seppur con quel barbone che ne invecchiava maggiormente l’aspetto. I primi anni, furono emozionanti, da cardiopalma. Ma il nostro legame intimo, terminò con il nascere della differenza d’età sempre più amplificata. Lui era troppo grande ed io non ero abbastanza matura. Una differenza che, nonostante fosse scritta sull’attestato di nascita esclusivamente, ci privò di tante gioie.

MARCORANTE: Voi dovevate lottare contro il tempo!

CADILA: Marcorante, il tempo non può essere sconfitto. Il corpo ha le sue esigenze, che lo scorrere degli attimi, modella a piacimento come un vaso d’argilla ancora fresco.

MARCORANTE: Cosa avete visto in me?

CADILA: Un corpo, giovane, caldo, la differenza d’età è talmente poco evidente, che forse in voi vedo anche un coetaneo, seppure siete mio figlio.

MARCORANTE: Avevate a disposizione tanti altri coetanei qui a palazzo, o per tutta la contea.

CADILA: In voi vedo la luce di vostro padre. La vedo nei vostri occhi. In voi vedo i movimenti portanti e regali che lo contraddistinguevano. Lo vedo nelle vostre spalle e nella vostra schiena. In voi rivedo il suo fisico andato perduto, così come la sua virilità. In voi, ho sempre visto il Miosite con l’età adatta a me.

MARCORANTE: Comprendo madre, ora se volete scusarmi, voglio fare vasca. Ho bisogno di chiarirmi le idee, con caldo vapore acqueo e di riscaldare il mio corpo. A dopo.

Il figlio uscì di stanza senza nascondere un certo sovrappensiero. La donna rimase immobile e lo vide allontanarsi. Abbassò la testa. Forse solo ora si accorgeva di quanto tenesse a quell’uomo?

SCENA IX – Cadila Marcorante a cena

Il tavolo della Contea, nella sala principale del palazzo, quella sera per la prima volta lasciava libero la sedia centrale. Su di essa era poggiata una giacca ed una fascia nera di lutto che cadeva trasversale attraversando tutto lo schienale. Il piatto, era rovesciato e sarebbe stato alzato da nessuno.

Cadila era già a tavola, quando arrivò Marcorante trafelato.

CADILA: Figlio mio, dove vi trovavate? Mi potete far luce sul perché la servitù non si sia ancora presentata a servizio questa sera?

MARCORANTE: Ho concesso loro una sera di libera uscita, retribuita. Volevo un momento di intimità tra noi. Non fraintendetemi, volevo solamente proseguire l’amabile dialogo nato oggi nelle vostre stanze.

CADILA: Comprendo. Servirete voi a tavola?

MARCORANTE: Certamente madre, sono qui per voi. Ditemi, cosa desiderate come primo?

CADILA: Non spacciatevi anche per cuoco. Portate i primi.

MARCORANTE: Mi affretto a portarveli. Nel frattempo vi sarei grato se rispondeste ad alcuni interrogativi che aleggiano nella mia mente.

CADILA: Chiedetemi, e vi sarà risposto.

MARCORANTE: Voi avete intrattenuto una relazione con me, perché io vi ricordavo le vostre prime unioni con mio padre?

CADILA: Può darsi.

MARCORANTE: Non è una risposta plausibile!

CADILA: Non posso chiarire a voi, ciò che neanche a me è chiaro. Quel che ho fatto con voi, l’ho fatto e basta. Non ho mai dovuto dare spiegazioni a me stessa. Il mio agire a volte è dettato da un pensiero che nasce dal profondo.

MARCORANTE: Vi prego di scavare per me in questo vostro pozzo, perché io ho bisogno di sapere.

CADILA: Cosa volete sapere? Io vi ho avuto, vi desidero e continuerò sempre. Voi siete più giovane, a breve io non vi basterò più.

MARCORANTE: Non dite scemenze!

CADILA: Lo so, io vi sono passata.

MARCORANTE: Io quindi vi ricordavo mio padre e nient’altro?

CADILA: Marcorante vi prego, non complicate il presente. È già intricato di per sé. Che ne dite di passare la nottata nelle mie camere?

MARCORANTE: No, grazie. Perdonatemi, ma la fame mi è passata.

Il ragazzo uscì infuriato dalla cucina. La donna sospirò e poi si alzò andando a prendere la carne da sola. Si sedette e solitaria iniziò a mangiare. Il suo capo non si chinò mai, continuò a fissare per tutto il tempo quella sedia vuota.

Marcorante l’aveva, per la prima volta, rifiutata.

SCENA X – Monologo tra le coperte

Cadila, con la tristezza che albergava nel cuore, decise di infilarsi sotto le coperte. Ancora non era ora del sonno, ma il suo cuore ferito più volte in poche ore, lacrimava, e lei aveva bisogno di distaccarsi dal mondo. Specchiandosi nel vetro del finestrone che si stagliava di fronte a lei, osservava il suo viso modellato dall’angoscia.

CADILA : Sei forse tu la mia anima? Mi fisso al vetro e non mi rivedo in quella vitrea riproposizione del mio spirito. Voi che scendete dalla mia guancia, attraversandola, solcandola da parte a parte, cosa vi credete? D’esser un sentimento umido e freddo che se prova a fuggire dall’occhio, come se potessi non vederlo oltre quella rosea cuna frastagliata dal tempo e fracassata dal dolore che queste ore mi hanno portato come un dono tanto odiato. Che questo cuscino possa tappare le mie orecchie che non fanno altro che percepire e riferire di lamenti, strazianti urla che vengono dall’oltre tomba che pullula del passato, mentre sogna addormentandosi su alloro un futuro che mai potrà essere agguantato. Perché, perché, perché, poi mio figlio, questa sera, ha deciso di rifiutarmi? Un no al mio corpo, alla mia anima, alla mia indole. Che io possa essere maledetta di ciò che è stato, perché forse questo è questo che ho meritato. La mia indifferenza nei suoi confronti, mentre ora soffro e il pensiero di Marcorante va a Navilia.

La donna prese il cuscino come se fosse una persona e si strofinò.

CADILA: Voi, voi, piume azzurre mai mi abbandonate, anche quando io vi tradisco. Forse questo è il segreto del perché il nostro legame è tanto duraturo, come mai nella mia vista è stato e forse, dopo questi giorni, mai più sarà, non per scelta ma per fato.

La donna continuò a maledirsi per tutte le volte che aveva mostrato indifferenza al figlio. Ora si accorgeva, rimasta orfana di Miosite, di essere sola e questo la distruggeva.

SCENA XI – Lord Smith e Sir Ludovic, secondo incontro

Sir Ludovic si trovava di fronte ad un’ampia scrivania. La porta si aprì ed il suo serviente gli introdusse la visita di Lord Smith. L’uomo sorrise e pregò il maggiordomo di far accomodare l’ospite. Era gradito, molto ben gradito.

SIR LUDOVIC: Un piacere, un immenso piacere.

LORD SMITH: L’emozione che vi procura la mia visita, o è ciò che provate per via dei miei servigi?

SIR LUDOVIC: La vostra osservazione, mostra tutta la vostra arguzia. Credo valga la medesima sensazione per ambo le situazioni da voi presentate.

LORD SMITH: Ottimo, questo mi rende orgoglioso. Sono fiero di essere portatore di gioia nei cuori altrui, semplicemente privando del diritto di vita altre persone.

SIR LUDOVIC: Lord Smith! Suvvia, non criticate il vostro mestiere. Voi non vi sporcate mai le mani, ricordate? Voi indossate i guanti bianchi come le tenebre. D’altra parte ogni lavoro ha le sue fatiche, ma propone anche le sue soddisfazioni. Non trovate?

LORD SMITH: Vi prego, mozziamo la gamba del discorso che avete introdotto, or che è sul nascere. Non sono qui per parlare del lato più oscuro della mia vita. Sono qui per denaro.

SIR LUDOVIC: Si figuri, immaginavo bene. Ovviamente sarei presto venuto a cercarla per saldare il conto. Quanto le devo? La cifra pattuita, o vuole di più. Il lavoro è stato impeccabile, sarei pronto a dar anche altro.

LORD SMITH: Ma voi non eravate uomo sul lastrico?

SIR LUDOVIC: Mia figlia diventerà presto la mogliera di Marcorante, ve ne siete forse dimenticato? I problemi di liquidità sono solo parte integrante d’un passato che ben presto sarà chiuso a chiave in armadio. Come vedete ho già iniziato ad atteggiarmi da signore.

LORD SMITH: Voi siete già aristocratico, non pensavo vantasse un così incantevole studio, nel vostro antico castello.

SIR LUDOVIC: Anche questo un anticipo del denaro che poi entrerà. Diciamo che, per la vita che a breve investirà la mia unica figlia, ho voluto iniziar a dar lei abitudine del lusso che poi la circonderà.

LORD SMITH: Comprendo. La cifra è quella pattuita. Niente di più, niente di meno. Sono un signore anche io sotto alcuni punti della vista.

SIR LUDOVIC: Nel caso mi servisse un altro servizio?

LORD SMITH: Dipende da quale a quale.

SIR LUDOVIC: Glielo scrivo su di un biglietto, poi mi diciate voi cosa ne pensate e quanto lo valutate. Ecco, tenete.

LORD SMITH: Oh santo.. Quanto denaro avete detto che vi entrerà in cassa?

Sir Ludovic sorrise e poi alzandosi, portò Lord Smith alla porta. I due si promisero vicendevolmente che si sarebbero incontrati nuovamente molto presto.

SCENA XII – Cadila incontra nuovamente Sir Ludovic

La donna passeggiava riflettendo sul futuro della famiglia, quando intravide da lontano la carrozza di Sir Ludovic. Quando si voltò, per riprendere il passo ed allontanarsi da quell’uomo giunto a palazzo, si ritrovò di fronte a Ludovic in persona che sorrideva.

SIR LUDOVIC: Mi permetta di rimediare ai toni di voce con cui ho inveito nei vostri confronti ieri.

CADILA: Baciare questa mano non vi cambierà i riguardi ed il distacco che io terrò nei vostri per precauzione.

SIR LUDOVIC: Voi mi temete? O temete di venire a meno alla parola data?

CADILA: Quale parola?

SIR LUDOVIC: Voi non vi abbassereste al livello d’un uomo come me. Io tengo conto in maniera redditizia di ogni pensiero ed ogni parola che voi, ed il resto, dite.

CADILA: Io ed il resto?

SIR LUDOVIC: In questo momento sono di fronte a voi. Quindi considero voi e poi gli altri. Non mi giudichi per queste parole, non vorrei sembrar peccaminoso. Non intendo insinuare che voi venite prima di Luna e Navilia.

CADILA: Signore, voi non piacete a me, ed io non piaccio a voi. Se Marcorante andrà a nozze con Navilia, credetemi che collaborerò, ma non chiedetemi di dar sincera benedizione ad un’unione che non ammiro.

SIR LUDOVIC: Voi non m’ammirate? Ma voi non mi conoscete. Io amavo letteralmente vostro marito. Dovreste imparare ad accettare almeno ciò. Tenete, vi offro questo.

L’uomo estrasse una bottiglia di vino con due bicchieri in vetro. Ne passò uno alla donna e le sorrise. Questa, perplessa lo prese. Venne versato del vino bianco.

CADILA: Ma cosa significherebbe tutto ciò?

SIR LUDOVIC: Un brindisi. Un brindisi all’unione.

CADILA: All’unione?

SIR LUDOVIC: Unione delle nostre famiglie, mia cara. Che altro sennò?

CADILA: Non saprei. Lo reputo un buon augurio, che la vita di mio figlio sia felice. Quel che è passato, può anche essere dimenticato oramai, bisogna guardare il presente e null’altro.

I due bevvero. [Parte una musica leggera che deve lasciare la sensazione del tempo che scorre, senza un effettivo senso. La notte il giorno si alternano in un gioco di luci straordinario.] La donna, iniziò a ridere a crepa pelle, mentre l’uomo si mantenne compatto, d’un pezzo.

SIR LUDOVIC: Mi trovate giocondo ora ?

CADILA: Continuo a chiedermi il perché voi teneste una bottiglia simile in giacca? Non riesco a tacere la mia risata.

SIR LUDOVIC: Non tentate di fermarla, mi pare un ottimo riso. Mi piace, davvero, sono sincero, mi piace particolarmente. Venite, seguitemi in questa foresta.

CADILA: Perché volete mai addentrarvi in quel posto. Così buio, così freddo.

SIR LUDOVIC: Buio abbastanza da non esser visto, freddo abbastanza da ricorrere al vostro calore. Voglio sentire il vostro fiato sul collo.

CADILA: Voi mi sembrate un po’ strano. Avete in mente qualche cosa?

SIR LUDOVIC: Non saprei, voi seguitemi. Vi ho mai detto che apprezzo il vostro viso. Così aperto, lucente, riflette il raggio del sole stesso.

CADILA: Mi dica, mi dica, la prego.

SIR LUDOVIC: Venite, vi mostrerò il cammino.

I due si addentrarono senza accorgersi che Marcorante, dietro di loro, era pronto a seguirli senza sapere neanche minimamente ciò che i propri occhi avrebbero visto mai.

SCENA XIII – Monologo di Marcorante

Il ragazzo seguì con lo sguardo i due che aveva di fronte. Questi si muovevano per il palco in cerchio quasi, spostandosi e saltellando. Ad un certo punto Sir Ludovic posò le sue labbra su quella della donna e questa, senza farsi pregare, si levò le vesti in un secondo.

Marcorante, cadde all’indietro, aveva la bocca divelta dallo schifo e dal ribrezzo. Iniziò a correre all’impazzata perso dalla confusione stessa che si diffondeva rapidamente nel suo animo.

MARCORANTE: Oh mio occhio cosa mai hai deciso di vedere questo dì? Perché ti sei posato delicato sopra quelle vesti calate, perché mia madre ha deciso di fare ciò? Sir Ludovic, vile. Amico di mio padre ha deciso così di togliere la dignità ad una donna sopraffatta dal dolore e forse incolume al peccato che commetteva. Io non posso credere, io non voglio credere. Buon Dio, vi prego, azzerate la mia memoria, quanto meno quella visiva. Non ho altro in mio potere che la fuga. Questo mondo non mi appartiene. Mio padre scomparso, mia madre che neanche a tre giornate dalla sua venuta a meno, compie ingiurie peccaminose con il suo migliore amico, tradendo Miosite e tradendo me, suo attuale compagno nell’amore. Lei avrà consumato il suo piacere carnale, mentre io consumerò la mia disfatta, il mio spirito è pronto per arrivare alla vostra corte oh mio Signore!

Il ragazzo correndo, decise di rifugiarsi, dove aveva passato la serata del banchetto con Navilia. Le sue gambe, correvano all’impazzata, ma la realtà era ben diversa. La sua mente agiva e lo spingeva a dirigersi là, sperando Navilia comprendesse le ragioni.

SCENA XIV – Cadila preoccupata, riunione con Lord Smith

Notte.

Cadila sedeva al tavolo piegando freneticamente il capo a destra ed a sinistra. Sir Ludovic in silenzio osservava fuori dalle finestre.

CADILA: Colpa vostra! Colpa vostra!

SIR LUDOVIC: Smettetela Cadila! Non sfogate il vostro rancore per il peccato che avete commesso questo pomeriggio. Io sono galante, ma se spifferassi al mondo i vostri vizi, la vostra cacciata non resterebbe che una formalità.

CADILA: In questo momento importa solamente la salute del mio figlio caro, siete stati voi non è vero?!

SIR LUDOVIC: Vi pare che io abbia interesse che il ragazzo scompaia ora? A poco dalle nozze? Perché mai dovrei farlo? Non ne vedo il senso. Mi dispiace, non sono un meschino.

Una donna, accompagnata da un uomo in vesti scure, entrò in sala. Navilia.

NAVILIA: Padre.

SIR LUDOVIC: Navilia, figlia mia. Lord Smith, avete avuto notizie più di dettaglio che non le solite non conoscenze che accompagnano ricerche simili?

LORD SMITH: Signora Cadila buonasera. Mi inchino a lei. Sir Ludovic, un giardiniere ha visto il signore aggirarsi nelle vicinanze del bosco. Precisamente nella zona con quel ponte di legno che sovrasta il laghetto artificiale preferito della signora.

CADILA: Cosa?! Non sarà vero?!

LORD SMITH: Vi prego di calmarvi. L’uomo conosce il vostro palazzo, ma soprattutto il vostro giardino. Dice di esserne certo, non potrebbe mai al mondo sbagliarsi.

SIR LUDOVIC: Perfetto, allora ora sappiamo dove cercarlo.

LORD SMITH: Ho forse saltato un passaggio del vostro ragionare?

SIR LUDOVIC: Ovvio che il giovane deve essersi addentrato nella boscaglia. Probabilmente un colpo alla testa o un imprevisto devono averne rallentato la corsa per i verdi. Voglio un gruppo di ricerche in quel lerciume di bosco. Voglio il ragazzo ed a breve.

CADILA: Io non.. oh Mio Dio.. Mio Dio.

SIR LUDOVIC: Cadila, vi prego di non tormentarvi. Non credo sia vostro demerito se il giovine si sia smarrito. Non credo all’ipotesi della fuga. Bene, Lord Smith, proceda pure alle ricerche.

LORD SMITH: L’avverto che la vostra giovane figliola vorrebbe accompagnarmi.

SIR LUDOVIC: Navilia!

NAVILIA: Padre! Posso trovare l’attimo della parola? Non voglio ascoltare le vostre menzogne, né tanto meno queste ipotesi campate ad aria. Io posso trovarlo, lo riporterò a palazzo. Solamente io conosco il suo nascondiglio.

Cadila ebbe un sussulto a quelle parole, un emozione che aveva preso vita dalla sua immensa gelosia per quella giovane donna, tanto affezionata al figlio. Cadila aveva capito bene il perché Marcorante era fuggito, aveva visto lei e Sir Ludovic accingersi ad amoreggiare, o forse li aveva visti ad atto compiuto od in corso. Sir Ludovic diede il suo consenso, anche se a fatica. La salute della figlia sarebbe stata messa a rischio, ma non poteva rischiare il giovane venisse a mancare. Sarebbero saltate le nozze e la sua possibilità di aver i possedimenti ed i denari occorrenti.

Prima di lasciare al loro destino Lord Smith e Navilia, con il gruppo di ricerca, l’uomo prese da parte il signorotto e lo minacciò:

SIR LUDOVIC: Siete voi?

LORD SMITH: Il patto era chiaro. Sono in attesa delle nozze.

SIR LUDOVIC: Buon per voi, ed ora andate.

Il dialogo tra i due, negli orecchi, passò inosservato assolutamente a coloro presenti in sala. Navilia e Lord Smith, uscirono lasciando in sala soli Sir Ludovic e Cadila piangente.

SCENA XV – Navilia e Marcorante

Lord Smith diede il via alle ricerche. Immediatamente Navilia lo interruppe e gli assicurò che sarebbe tornata illesa. Preferiva condurre le ricerche sola. [Il dialogo avviene con solo la donna in scena, la voce dell’uomo giunge dalle quinte.]

NAVILIA: Eccovi! Eccovi! Che il cielo sia ringraziato!

MARCORANTE: Navilia! Voi mi avete trovato?

NAVILIA: Una donna non dimentica mai il primo appuntamento con l’uomo a lei fidanzato.

MARCORANTE: Non merito neanche una parte della vostra memoria. Non ho affatto voglia di credere che voi vi siate preoccupata per la mia incolumità.

NAVILIA: Io ero realmente preoccupata, vi prego di credermi. A palazzo, ognuno vi cerca. Vostra madre è in pena per voi.

MARCORANTE: Che commedia. Vostro padre?

NAVILIA: Anche lui lo è, ma più che paura di perdere voi, è paura di perdere il vostro “sì”.

MARCORANTE: A vostro padre interessa esclusivamente questo regno, queste terre che portano solo problemi e nient’altro.

NAVILIA: Dovreste evitare di dire simili sciocchezze. Queste sono le vostre terre, voi le disprezzate, ma se siete ciò che siete, lo dovete solo a queste terre. Il vostro cuore le ama, ma voi volete mentire a voi stesso.

MARCORANTE: Le vostre parole sarebbero in grado di muovere la Luna. A volte procurate un irrefrenabile senso di vuoto in me stesso, come se foste voi colei che meglio mi conosce al mondo, persino meglio di me medesimo.

NAVILIA: Finitela con questa scenata. Vi credono disperso, ferito, azzoppato. Da cosa mai fuggite?

MARCORANTE: Dal mondo.

NAVILIA: Non potete fuggire dalla realtà. Io non credo abbia poi dei limiti così deplorevoli per voi. Siete Conte, avete un matrimonio in arrivo ed una lunga vita da nobil signore.

MARCORANTE: Non sempre il denaro o il terreno è stato mio problema, sapete?

NAVILIA: Vi credo. Voi vantate una condizione rara. Dovreste ringraziare il cielo della vostra posizione.

MARCORANTE: Chi siete voi?

NAVILIA: Sono la donna con cui condividerete la vita che vi resta da qui al vostro ultimo respiro, lo sapete questo?

MARCORANTE: Devo abituarmici all’idea.

NAVILIA: Vi dispiace?

MARCORANTE: Unirmi a voi? Affatto. Ho preso le misure alla vostra persona però ogni volta che le guardo mi sembrano inesatte, come se voi foste un corpo in continuo mutamento, mai fonte di banalità, sempre fonte di incoerenza.

NAVILIA: Incoerenza, non vedo la base del vostro ragionamento. Voi non mi conoscete affatto.

MARCORANTE: Abbiamo parlato l’altro giorno per diverso tempo, dimenticate forse? Io non dimentico.

NAVILIA: Voi osate darmi dell’incoerente?

MARCORANTE: Punti di visione. Incoerenza non sempre è fonte di ignoranza e avventatezza.

NAVILIA: Avete ragione.

Navilia prese di forza Marcorante e lo baciò. (Un’epoca dove un bacio di quel genere prima del matrimonio non era benvisto). Un bacio lungo. [La canzone di sottofondo]. L’emozioni e sorrisi volano come nuvole in quel del cielo. La scena si chiuse con la contemplazione dell’amore.

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