La contesa di Marcorante Rivista — 25 febbraio 2013

ATTO III

SCENA I – Marcorante e Cadila: La mostra dei segreti

Il giovane rientrò in abitazione. La notte dormì senza vedere nessuno, né la madre né Sir Ludovic. La mattina seguente, al suo risveglio, Cadila gli accarezzava i capelli. Era seduta sul letto, in attesa del risveglio.

CADILA: Ben alzato, angelo.

MARCORANTE: Madre, perché siete in camera mia?

CADILA: Ieri sera non vi siete svelato, ma la sofferenza che ho provato per la vostra scomparsa non ha potuto resistere fino la mattina. Sono al vostro fianco da ore, vi solletico il viso, per osservar con attenzione e circospezione ogni vostra solar smorfia.

MARCORANTE: Voi non dovreste trovarvi qui! Non vi dovevate preoccupare per me, il mio era semplicemente un allontanamento volontario per riflettere sul presente, sul corso degli eventi sulle reazioni da adottare.

CADILA: Voi avete veduto qualche cosa che vi ha turbato?

MARCORANTE: Voi me lo chiedete? Non avete un briciolo di pudore nella vostra voce? Voi, maledetta peccatrice insaziabile, la vostra gola ha superato le fattezze del vostro stomaco, questa volta.

CADILA: Marcorante, figlio mio, posso spiegare.

MARCORANTE: Ammetto che non vorrei, ma vi prego parlate, così che io possa poi dirvi segreti personali che solo a voi mi sento di svelare.

CADILA: Sir Ludovic mi ha indotta a bere senza sosta. Era tutto pronto, come trappola per ratto o fucile per fagiano. Aveva preso con sé un vino, e forse ha anche cercato di avvelenarmi. Ho perso rapidamente ragione e forze, se anche avessi tentato non sarei mai riuscita a respingere il suo assalto al mio corpo. Come se lui pirata ed io pescatore.

MARCORANTE: Io madre, ho veduto i vostri amabili baci e la passione che sprigionavate. Il mio rifiuto passato, vi doveva aver messo in testa un principio di dolore che vi ha bruciato dentro. Il vostro corpo si è sentito come obbligato a compiere ciò che ha effettivamente compiuto. Mi duole dirvelo ma io credo a questa tesi, dove la vostra voglia è sfociata in un mare di diffamazione. Quel bruto potrà dare voce ad una tromba, che presto vi potrebbe spazzar via da palazzo, voi sapete ciò?

CADILA: Per questo, darò benedizione al matrimonio, unione che mai vorrei. Lui vivrà di ricatto e saprà bene quanto in scacco mi tenga. La sua donna, mai crederebbe alle mie parole. Lui sarebbe in grado di fantasticare storie inattaccabili ed il torto contro mi si ritorcerebbe.

MARCORANTE: Vi posso far partecipe del mio segreto ora, madre? Ieri sera, Navilia mi ha ritrovato. Un luogo che non pensavo mai avesse potuto nessuno trovare. Lei lo ricordava dalla nostra fuga del banchetto chiassoso. Abbiamo avuto modo di confrontarci e poi le nostre labbra si sono unite. Questa unione si ha da fare! Io penso di desiderare quella donna al mio fianco, madre! Avevate ragione voi! Io avevo il bisogno dell’effetto di una donna della mia età, ed ora desidero Navilia.

CADILA: Voi la sera passata mi avete rifiutato perché dentro di voi, già ardeva il fuoco che quella figlia di demonio aveva impiantato!

MARCORANTE: Moderate la parola, io sono innamorato di Navilia, ed il matrimonio è l’unica soluzione.

CADILA: Io non appoggerò mai ciò, figlio mio, ma sono costretta al silenzio da vincolo più alto e fingerò di accettare ciò. Vi ripeto, è un imperdonabile errore il vostro.

MARCORANTE: L’errore è nato al momento della morte di nostro padre, ma il destino era già scritto. Navilia ed io eravamo destinati. Quando la vidi sul pozzo del giardino, il mio cuore accelerò di pulsazioni. Ero stato in vostra compagnia se ricordate, ma mai prima d’ora il suo ritmo era stato tanto sostenuto.

Marcorante uscì dalla stanza, in procinto di colazione. Cadila alzò il volto al cielo. Caddero lacrime.

SCENA II – Cadila incontra Lord Smith

La donna pensava di stanare la soluzione dei suoi problemi. Sapeva dove trovarla, in una locanda. Era però mattino e sapeva che Smith non avrebbe mai potuto trovarsi lì. Per questo decise di andare addirittura alla sua abitazione, ai confini della Contea.

Al servo della carrozza, disse che Smith gli doveva dei denari, e che quindi era costretta a raggiungerlo nella sua umile dimora.

CADILA: Sono Cadila in Largantds, contessa di Faborot. Esigo incontrare Lord Smith.

SERVO: La prego, mi segua.

CADILA: La ringrazio, buon uomo.

I due dopo un lungo corridoio, arrivarono alla sala ricevimenti. Smith era elegante, come se sapesse di quell’arrivo, o forse, fosse in attesa di altro. La vista della donna lo mise in difficoltà, una rarità. Mai si scomponeva.

SERVO: Signore, avete visite.

LORD SMITH: Noto, grazie per la venuta lady Cadila. A cosa devo tutto questo trasloco di eccellenza. Ho forse compiuto atti che imputano ricompense, o viceversa pene?

CADILA: Vi pregherei di sedervi. Ho necessità di tempo, per illustrarle la mia offerta. Le voci della contea, sono sussurri che diventano grida in palazzo. Conosco i vostri metodi.

LORD SMITH: Mi arrestate?

CADILA: Affatto. Vi chiedo un’opera di bene, che sarà largamente ricompensata. Vi chiedo un favore.

LORD SMITH: Vi prego, illustratemi il vostro desiderio e da buon mago, vedrò di tramutarlo in realtà.

CADILA: Voglio che mi portiate il capo di Lady Navilia. Voglio le sue spoglie denudate di fronte alla popolazione ed un impiccagione memorabile, voglio la sua morte, la sua disfatta assoluta.

LORD SMITH: La prego, lady, siate un attimo più delicata ed fatemi partecipe del vostro progetto con più chiarezza. In modo che io possa comprenderla più a fondo e non commetta un errore nella realizzazione. Ne volete la testa?

CADILA: Scusate, la mia voce si è fatta catturare dall’odio. Il rancore brucia. Mi basta che voi la togliate di mezzo. Non mi interessa né metodo, né luogo o modalità. Prima delle nozze. All’altare quella ragazza non deve assolutamente arrivarci.

LORD SMITH: La cifra diventa importante. La vittima, più è in società, più richiede celerità per il castigo da infliggere.

CADILA: Non ho problemi di denari, voi dovreste sapere questo.

LORD SMITH: Siete una gran donna, la vostra compagnia mi onora. Vi prego, chiedo solo qualche giorno per riflettere sul prezzo da proporvi. Accordo?

CADILA: Accordo. La prossima volta, vi manderò una carrozza a prelevarvi. Voglio un luogo appartato. Credo voi recepiate il messaggio.

LORD SMITH: Assolutamente.

CADILA: A presto.

L’uomo pensava di aver capito. La donna voleva un luogo dove le sue paure di essere udita fossero pari a zero, ed il suo spostamento non evocasse domande del genere “Motivazione?”. Era realmente quello il messaggio lanciato da Cadila?

SCENA III – Sir Ludovic e l’omaggio

Smith si trova ancora nelle sue sale, quando Sir Ludovic arrivò alla sua abitazione. L’uomo camminava avanti indietro con preoccupazione ben visibile sul volto. La proposta di donna Cadila era interessante, ma eliminare la figlia del signor Ludovic, da sempre suo cliente, sarebbe stato un atto assai arduo anche per lui.

SIR LUDOVIC: Vi trovo di buon ora alzato, Lord.

LORD SMITH: Salve, vi stavo attendendo.

SIR LUDOVIC: Vi chiedo perdono per il ritardo, ma i cocchieri d’oggi non sono più quelli d’un tempo. Voi non trovate?

LORD SMITH: Ad ogni qualità, corrisponde una quantità di denaro.

SIR LUDOVIC: Avete ragione. Con il matrimonio della mia splendida figlioccia, il denaro non sarà più un problema, ricordate ciò vero?

LORD SMITH: Perfettamente, infatti mi fido di voi e sono pronto a svolgere il lavoro, appena la cerimonia si sarà celebrata.

SIR LUDOVIC: Ed io, che sono grand’uomo, ho deciso oggi di anticiparvi la somma pattuita per questo ennesimo vostro favore nei miei confronti. Voglio essere sincero con voi, la vostra amicizia è sempre stato un onore per me, ma queste ultime giornate, mi hanno portato a chiedermi se vorreste seguirmi a palazzo, una volta deceduto Marcorante per vostra mano, o dei vostri uomini.

LORD SMITH: La vostra richiesta è allettante, ma cosa potrei dire a vostra moglie?

SIR LUDOVIC: Un ricompenso di un amico di lunga data, quale sono, per aver sempre tenuto e riposto fiducia nei miei atti. Un semplice viceversa della realtà. Io ho tenuto sempre in grande considerazione le vostre opere, i vostri capolavori.

LORD SMITH: La ringrazio per i complimenti. Preferirei non accettare il ricompenso ora. I denari hanno i loro tempi, e sono posteri dell’azione che li ha fatti fruttare. Non vorrei portasse a male, mi capisce?

SIR LUDOVIC: Come preferisce. Io ripongo questa valigetta, all’interno di un vostro cassetto e successivamente al vostro lavoro, io vi lascerò il denaro. Comprendete? Scusate, ma il denaro sporco preferisco depositarlo in fretta, non vorrei Luna sollevasse delle questioni a cui non saprei come reagire.

LORD SMITH: Agite come meglio credete.

SIR LUDOVIC: Non ho bisogno di sentirmelo dire, io già metto in atto ciò. Vi prego, discrezione sul nostro incontro. I suoi uomini devono conoscere la vittima, ma non il mandante. A presto.

LORD SMITH: A presto.

Sir Ludovic aprì un cassetto e ripose la valigia piccola all’interno, come una busta. Aveva un sigillo. Poi scomparve dietro la porta. Smith si accasciò a terra. L’uomo disperato, non sapeva come agire.

LORD SMITH: Ed ora? Ed ora cosa faccio?! Cosa?! Come posso fare?! La donna è contessa, l’uomo è un cliente stimato e da sempre mio datore di lavori. Marcorante o Navilia. Chiedono opposti desideri, non posso esaudire da ambo le parti..

SCENA IV – Navilia ed il futuro roseo

Marcorante dopo il risveglio, con la madre ad accudirlo, ricevette la piacevole visita della sua promessa sposa. I due si involarono nel giardino, e mentre passeggiavano iniziarono a fantasticare sul loro futuro roseo e sulla possibilità, un obbligo, di aver dei figli.

NAVILIA: Avete già pensato?

MARCORANTE: A?

NAVILIA: Come chiamerete vostro figlio.

MARCORANTE: Vorrete dire, nostro figlio. Mia cara, ancora la mia fantasia non si è spinta a tanto. Sono del pensiero che ad ogni decisione, corrisponda un problema. Quando la complicazione non sorge, non occorre assillarsi alla ricerca di soluzione, quanto meno se ci sono altre impellenze da sciogliere.

NAVILIA: Io desidero instaurar rapporto con voi, prima che la chiesa sancisca la nostra unione.

MARCORANTE: Navilia, io ho grandi progetti. Le vostre parole, nei pochi attimi che abbiamo avuto modo di parlarne, mi hanno dato l’idea della vostra persona. Io non riesco a leggere altro che le vostra labbra, non posso udire altro, che le vostre parole, la vostra candida voce è il portale per una celestiale realtà che non avevo mai creduto possibile. Navilia, mia promessa sposa, viaggeremo tanto, ci divertiremo e conosceremo il mondo con gli occhi beati dell’ignoranza che sollazza nelle nostre menti.

NAVILIA: Le vostre parole, non sono mai banali. Voi mi coinvolgete.

MARCORANTE: Voi mi ispirate, queste parole sono dettate dal vostro animo. Io semplicemente sono un fattorino, un umile scriba. Non mi assumo il merito di ciò che non è mio.

NAVILIA: Sarà una cerimonia indimenticabile. Avevo imparato a credere che il giorno del matrimonio avrei maledetto per sempre la data, qualunque numero essa avesse mai assunto. Il nostro legame, invece, è qualche cosa che attendo con ansia, trepidazione, paura.

MARCORANTE: Per quel giorno ponete da parte, i vostri sentimenti maligni. Non occorrano, dovrete sorridere al destino che ha deciso di porci di fronte e di fare in modo che le nostre vie, come fili colorati, si avvinghiassero tanto da non riconoscerne i colori.

NAVILIA: Mi legherò a voi con ogni mia forza. Non vi lascerei mai, e se saremo sposi io giurerò a voi fedeltà e non attenderò altro che condividere con voi i miei segreti. Vorrei un figlio con voi. Quando la cerimonia sarà consumata, sarà il mio desiderio più impellente.

I due proseguirono la loro camminata, tra carezze ed abbracci. Carichi di sogni che erano pronti a realizzare.

SCENA V – Luna e i segreti di Sir Ludovic

Luna e Sir Ludovic avevano accompagnato Navilia, che intendeva parlare delle nozze con il promesso sposo, a palazzo. La donna, aveva deciso di accompagnare il marito per la prima volta. Per prendere atto di come sarebbe apparso l’ambiente in cui si sarebbe poi trasferita.

LUNA: Oh mio dolce marito. Questa non è una villa, non è una dimora, questo è un incanto di palazzo. Il sogno d’una vita. Voi che del vostro titolo fate sfoggio aitante tra le folle, vi mancava solo la liquidità e la reggia per divenire principe. Di fronte a questo matrimonio di combina, io mi inchino.

SIR LUDOVIC: Luna, sono passati tanti anni dal nostro di legame. Devo riconoscere a vostro padre Armete, che ha indovinato la scelta fortunosa. Nostra figlia è un incanto, il palazzo è giusto per lei.

LUNA: Vi prego ditemi di questi luoghi, dove in questi giorni spesso siete venuto per accordare le nozze.

SIR LUDOVIC: Non vi è molto di cui parlare per dire il vero. Marcorante è in fase di programmazione. Rivedo tanto me in lui.

LUNA: Un attimo, Ludovic. Voi mi state dicendo, che nell’ultima settimana siete venuto in questa tenuta giorno e notte e non avete stilato il benché minimo accordo di massima?

SIR LUDOVIC: Mogliera non vi scaldate. Le trattative più complesse, lunghe sono sempre le più importanti e rivoluzionarie. A breve avrete la vostra reggia ed io sarò il vostro principe. Solo la regina può superar tanto splendore.

LUNA: Non alterate l’argomento. Io voglio sapere per filo e segno, ogni vostro passo, ogni vostro respiro ed atto che avete compiuto in questo podere quand’io non ero con voi. Conosco bene i modi di quella donna, non mi è mai piaciuta.

SIR LUDOVIC: Oh mia Luna, io non ho assolutamente avvicinato quella donna. Io amo voi!

LUNA: Voi non amate me, ma il successo della nostra unione. Convocherò Marcorante e mi farò riferire la versione del suo occhio.

Ludovic ragionò. Aveva visto Marcorante notare lui e Cadila, quella era l’unica spiegazione alla sua fuga. Lui, nel suo io, iniziava anche a riflettere sulle motivazioni che avevano spinto il giovane ad agire così. A quel punto, non gli restava che svelare la realtà, ma d’un altro punto di vista. Sperando che la moglie, togliesse di mezzo Cadila, forse ultimo ostacolo ad un matrimonio che gli avrebbe garantito terreno e denaro.

SIR LUDOVIC: Voi mi osservate nel cuore. Non riesco a mentirvi, io tengo troppa considerazione di voi per far questo. Ammetto realtà, ed ammetto peccato.

LUNA: Voi! Voi! Voi cosa?! Quando?!

SIR LUDOVIC: Non ogni giorno. Un solo tempo. La donna mi ha chiuso nelle sue stanze, quella perversa. Mi ha dato del vino, mi ha poi dato una botta nella testa, una volta che il mio equilibrio era precario e le mie difese eran basse. Quando sono rinvenuto, mia adorata, ero nel suo letto tra le grinfie di quella depravata. Non ho altro da aggiungere, sono io per primo schifato di tutto ciò.

LUNA: Quella mala donna! Sapevo le dicerie che viaggiavano in lungo ed in largo sul suo conto, ma non immaginavo a questo punto. Quella piovra vuole ogni uomo per sé, ma non si prenderà con sé, voi! Voi siete mio marito ed io vendicherò l’atto ingiurioso che ha compiuto nei vostri confronti!

SIR LUDOVIC: Oh Luna! La vostra forza, il vostro carattere. Sono fiero di essere il vostro consorte. Non posso che ringraziare la nostra unione. La grandezza d’un uomo si può giudicare esclusivamente dalla donna che egli ha al suo fianco.

LUNA: La sgualdrina della contea per eccellenza, me la pagherà!

SIR LUDOVIC: Sì mio amore! Pagherà con la vita!

LUNA: Ludovic, vi prego di ricomporvi. Non ho intenzione di uccidere una persona. Voi mi conoscete e dovreste saperlo. Agirò con garbo, ma farò intendere le mie volontà. Se non vorrà che io apra bocca, dovrà portare rispetto a me ed a voi. Riusciremo a guadagnarne dei vantaggi!

SIR LUDOVIC: Io vi amo!

LUNA: Scusate, proseguite il passeggio senza di me. Io voglio immediatamente raggiungere le stanza di quella puttana!

SIR LUDOVIC: Prego.

L’uomo sorrise mentre la moglie camminava a passo veloce verso il palazzo alle loro spalle. Sapeva bene i modi di Luna. Non avrebbe lasciato modo a Cadila di difendersi o di spiegare la realtà dei fatti. Il suo piano era geniale, così come commentò una volta solo sul palco:

SIR LUDOVIC: Vai! Vai! Vai corri! Corri povera scema! Lascio a voi ed a Cadila il piacere di auto eliminarvi a suon di parole, schiaffi e pugni. Se ogni cosa si sistemerà come io credo per il meglio, la mia mogliera proverà l’ebrezza della reclusione mentre quella puttana, sarà compagna del fiore in terra.

SCENA VI – Luna a confronto con Cadila

Luna infuriata per ciò che aveva potuto percepire dalle parole del marito, si diresse verso le stanze regali dove Cadila era intenta a lettura di un libro. Il suo ingresso colse la donna di sorpresa e la spaventò.

LUNA: Voi baldracca sconsiderata!

CADILA: Prego?

LUNA: Osate fare dello spirito! Io conosco le vostre manie e mio marito, persona onesta e premurosa, mi ha appena confessato dei vostri atti osceni! Come si permette? Ubriacarlo e poi colpirlo alle spalle? Voi siete una vile!

CADILA: Vi prego di calmarvi. Io non ho assolutamente fatto nulla di tutto ciò.

LUNA: Impossibile. Io credo a Sir Ludovic.

CADILA: Volete saperlo?! Volete saperlo?! La realtà cruda e vera?! Lui mi ha ubriacata e poi si è approfittato di me! Ora che v’ho svelato la realtà siete appagata?

LUNA: Voi! Vi permettete di essere strafottente nei miei riguardi. Vostro marito, Miosite, era un signore, voi siete una di marciapiede.

CADILA: Credo, signora, voi stiate leggermente superando il limite. Io non avrò alcun problema a chiamare la servitù e farvi sbattere fuori, sono stata chiara? Le sembra possibile che io, qualche giorno dopo la morte di mio marito, tenti di sedurre il vostro uomo? Sir Ludovic è una persona spregevole, non ho mai tentato di averlo.

LUNA: Le vostre labbra si sono posate su quelle dell’uomo sbagliato. Non oserò attendere altro. Richiederò il vostro allontanamento ufficiale, in quanto avete oltraggiato l’intera contea di Faborot. Vostro marito avrebbe agito nel medesimo modo.

CADILA: La prego per l’ultima volta di abbandonare le mie stanze con le buone maniere, o dovrò ricorrere alle cattive. Sono stata abbastanza chiara per voi?

LUNA: Io, Lady Cadila, terrò il silenzio. Questo solamente fino a compimento delle nozze. Dopo di ché provvederò a farvi cacciare. Non è una persona di cui mi io mi fida. Sir Ludovic è esclusivamente mio. Voi siete una poco di buono e non ho intenzione che la mia famiglia, sia associata alla vostra.

CADILA: Penso lei abbia perfettamente ragione, io ho il medesimo pensiero a riguardo della vostra famiglia. Farabutti.

LUNA: L’aria è pesante in questa stanza. A rivedervi.

CADILA: A quanto pare, conoscete anche le buone maniere.

Luna di schiena, non si voltò.

LUNA: Non istigatemi. Vi potrei anche ammazzare. Sono una donna imprevedibile.

CADILA: Mi creda, anche io Lady Luna. Anche io.

Le due si divisero ma l’odio reciproco era a tempo. Pronto a sprigionarsi alla minima scintilla.

SCENA VII – Lord Smith e Cadila, il secondo incontro

Cadila, ricevette la visita di Lord Smith, nel primo pomeriggio. La donna, appena intravide l’uomo varcare la porta d’ingresso, corse a chiuderla e poi appoggiò le spalle a questa sorridendo maliziosamente all’uomo che trasudava il brivido della trappola.

CADILA: Salve, a cosa devo la sua piacevole visita? Avete svolto il vostro compito o forse mi venite a informare che questo accadrà a breve?

LORD SMITH: Lady Cadila, mi duole contraddirla. La mia visita ha ben altri moventi. Sono di venuta per rifiutare la sua indecorosa offerta. Non alcuna intenzione di rubar l’anima a Navilia. La sua vita e la sua morte non verranno ad essere giudicate dalla mia persona.

CADILA: Voi intendete negare? A me? A Cadila in Largantds, nessun uomo, può osare farlo.

LORD SMITH: Voi non potete ricattarmi, io già vi ho informato della mia decisione e non intendo ritrattarla. Non si tratta di ultimatum, ma di legge.

CADILA: Voi mi desiderate?

LORD SMITH: Prego?

CADILA: Lo leggo dal vostro sguardo. I vostri occhi anelano il mio corpo, i miei seni. Le mie labbra sono un’attrazione fatale per le vostre. Voi mi ambite. Nessuno potrà notarvi, le finestre son socchiuse, la porta è serrata.

LORD SMITH: Io indietreggio di fronte a voi. Mi incutete timore. Spero voi stiate scherzando, non è ironico prendersi gioco di persone. Io porto moglie, voi dimenticate forse?

CADILA: Vostra moglie non saprà, così come non conosce il vostro secondo lavoro o forse sbaglio? Volete sia io dirlo lei?

LORD SMITH: Voi?! Voi osate estorcere me? Osate derubare il ladro? Quel de ‘ricatto son io!

CADILA: No, voi siete solo un pover uomo spaventato e non sessualmente soddisfatto di una moglie vecchia e decrepita che non può darvi ciò che voi desiderate ardentemente. Io posso, venite da me. Venite, non abbiate sgomento.

LORD SMITH: Voi siete una strega! Mai!

CADILA: Davvero? Se voi non vi unirete a me, io dirò a vostra moglie che lo avete fatto. So per certo, che lei sia una di coloro che diano fiato alle menzogne, tanto da crearne diverse lei stessa finendo per auto convincersene.

LORD SMITH: No! Voi non potete farlo!

CADILA: Pensate non mi crederà? Pensate giudicherà pure le vostre scuse e i vostri “Posso spiegare..”. Io ho dubbi in proposito. Fatevi baciare.

LORD SMITH: Voi siete una bruta!

CADILA: Giudicatelo, dopo questo incontro.

La donna saltò addosso a Lord Smith. Lo immobilizzò e poi si lasciò scappare un bacio passionale che sciolse completamente l’uomo. Entrambi finirono con lo scivolare al suolo, uniti in un legame indissolubile.

Nel mentre, alla porta (visibile dalla scena), si alzò un sussulto. Sir Ludovic, si alzò (era accovacciato a sbirciare dalla serratura) e sparì nel lungo corridoio continuando a sogghignare beffardo.

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