La contesa di Marcorante Rivista — 04 marzo 2013

SCENA VIII – L’ennesimo ricatto, per una moglie gelosa

Sir Ludovic incontrò nel tardo pomeriggio Lord Smith. L’uomo era in attesa della propria carrozza ed il padre di Navilia gli chiese di prendere parte al suo viaggio. Sarebbe stato lui a condurlo a casa, così avrebbero parlato d’affari. Smith tentennò prima di accettare.

SIR LUDOVIC: Voglio proporle un nuovo affare.

LORD SMITH: Vi ringrazio per la fiducia in me riposta, ma non mi sono occupato ancora di Marcorante.

SIR LUDOVIC: Non ho dubbi che svolgerà in maniera inequivocabile il suo compito. A proposito del promesso sposo, vorrei dire lei che io conosco la verità.

LORD SMITH: Prego?

SIR LUDOVIC: Lei è un pessimo attore. Le mie stesse orecchie, ed i miei stessi occhi, hanno goduto di una straordinaria visione nel pomeriggio. A giudicare dai lamenti credo non stesse rimboccando le coperte a Lady Cadila. Mi può illuminare sul perché voi vi trovaste nel letto con la fresca vedova?

LORD SMITH: Voi eravate in origlio? Siete un vile!

SIR LUDOVIC: Io? Io vile? Il mio vizio, dal vostro occhio è un dono dal mio punto di vista, viceversa. Io dubito voi siate un uomo di parola, mi rincresce dirvelo. Il modo in cui avete dato promessa a vostra moglie non mi è sembrata la migliore dimostrazione del ritegno voi mostrate nei legami altrui.

LORD SMITH: Mi dica cosa vuole.

SIR LUDOVIC: Oh Lord Smith, vi prego. Noi siamo amici di lunga data, non crederà veramente io possa spifferare tutto a vostra moglie, o ancor peggio alla mia, così saranno i pettegolezzi a giungere sibillini all’orecchio della vostra consorte?

LORD SMITH: Ripeto. Ditemi cosa intendete chiedermi come contropartita al vostro silenzio. La signora Cadila è stata una debolezza, il suo seno floreale mi ha chiamato come fosse una divinità. Chiedete e sarà fatto.

SIR LUDOVIC: In questi attimi io comprendo il perché voi siate, nonostante l’increscioso atto, la persona di cui maggiormente io nutra fiducia.

LORD SMITH: Dite, e vi sarà concesso.

SIR LUDOVIC: Voglio non solo voi uccidiate Marcorante, ma che questa sia una festa completa e in secondo luogo, perché alcuni atti si pagano il doppio, voglio che togliate di mezzo la puttana che vi ha allietato il soggiorno quest’oggi.

LORD SMITH: Cadila?!

SIR LUDOVIC: Assolutamente. Secca.

LORD SMITH: Voi avete un qualche scrupolo? Non solo avete voluto la morte di Miosite, vostro amico, ora volete il cuore della vedova e dell’unico erede?! Chi mai mi garantirà che voi un giorno non prendiate anche la mia vita e quella di mia moglie, visto che io ho in possesso scottanti segreti su vostro conto.

SIR LUDOVIC: Nessuno, così come tale sarà anche colui che mi garantirà che voi non decidiate un giorno di uccidere me, o un mio caro. Il mondo degli affari, premia costantemente il primo che alloggia. Non vi è spazio per due clienti in determinati campi. Oh credo siamo giunti a destinazione. Vi spiace?

LORD SMITH: Vi comunicherò i dettagli nei prossimi giorni. Grazie del vostro passaggio.

SIR LUDOVIC: Fiero di poter aiutare un così caro amico.

Smith scese di carrozza, mentre Sir Ludovic pensò al jolly pescato. Cadila avrebbe potuto pettegolare sul loro rapporto, ma d’ora in poi avrebbe tenuto la bocca chiusa. Sua moglie non avrà più tormenti e gelosie, perché la fonte di tutto ciò presto sarà compagna di merende dei fiori in terra.

SCENA IX – La voce della Luna

Marcorante venne chiamato a rapporto dalla sua promessa sposa. La vicenda si svolse nella stanza della giovane nella sua casa di campagna. Marcorante durante il viaggio sembrò preoccupato.

MARCORANTE: Navilia, oh mia dolce, eccomi.

NAVILIA: Benarrivato Marcorante, vi prego accomodatevi.

MARCORANTE: Vi prego di illuminarvi sul perché di tanta fretta e movimento. Sono forse dei problemi o dubbi, quelli bruti che attanagliano il vostro pensare?

NAVILIA: Nulla di avverso, mio futuro sposo. Mi premeva solo mostrarvi l’ambiente in cui sono usuale passare le mie giornate frizzanti, impregnate di studio e galateo di corte. Ogni sforzo, per essere alla vostra altezza, degna di vostra mano e vostro futuro.

MARCORANTE: Voi ne siete all’altezza. Di quelle pagliaccerie io considerar, non bramo. La tradizione che si rispetti da sé, dico sempre io! Apprezzo i vostri sforzi, li ripagherò con le attenzioni che una dama del vostro rango merita.

NAVILIA: Vorrei chiedervi domanda.

MARCORANTE: Vi prego, sono orecchi aperti sempre, per voi mia bella.

NAVILIA: Voi sapete se tratta di realtà, l’incontro che vi è stato tra Cadila e Sir Ludovic? Mia madre disse me che vostra madre ha peccato di corpo.

MARCORANTE: Ahimè. Io son di parola, non potrei mai mentirvi. Mia madre ha messo in atto un pessimo atto. Me ne pento e vorrei scusarmi a nome della mia casata per questo spiacevole equivoco che non avrà mai a che tornare.

NAVILIA: Io.. voi siete certo di questo?

MARCORANTE: Non vi è segreto, oramai, di cui mia madre non mi faccia complice.

NAVILIA: Voi avete acconsentito a ciò?

MARCORANTE: Non avevo idea alcuna di ciò che avrebbero combinato. Vostro padre ha appositamente ubriacato mia madre e poi ne ha approfittato! Quel vile!

NAVILIA: Non voglio scemenze! Mio padre ama mia madre, e questa è la scusa identica che vostra lurida madre ha usato per depistare la mia! Voi eravate di combutta?!

MARCORANTE: Giammai! Nessuna messa in accordo, questa è dimostrazione di quanto vera sia la mia voce, e l’orecchio ferito all’animo di Lady Luna non si capacita di udire.

NAVILIA: Mia madre è stata fuorviata! Quel che è peggio è che vostra madre vi ha raccontato e avete improvvisato una scusante per impedire il diffondersi della malalingua! Vili!

MARCORANTE: Vi prego, mia dolce, calmatevi!

NAVILIA: Non esiste pausa a ciò! Vi prego di andarvene. Pretendo un qualche attimo in solitudine per riflettere su quel tornado che travolge.

MARCORANTE: Non vi è nulla di cui pensare. Un errore di mia madre non può che esser tale, non ci sarà alcuna riproposizione di ciò. Ve lo garantisco.

NAVILIA: Ho detto fuori, vi prego.

MARCORANTE: Spero voi possiate ritrovare la luce che avete perduto.

Navilia si strinse nel dolore, mantenendo un rigoglioso silenzio. Broncio disegnato e musica di sotto, leggera, vivace, ma a tratti profondamente malinconica.

SCENA X – Marcorante e Cadila, lo sfogo

Cadila entrò nella camera da letto del figlio, che quella sera non si presentò a cena. La donna lo avvicinò e gli pregò di spiegargli il motivo di tanta angoscia.

CADILA: Figlio mio caro, vi prego aprite l’uscio del vostro animo a me. Sono pur sempre vostra madre. Non vi ho tradito.

MARCORANTE: Madre, non si tratta più di voi. Ciò che ho veduto di voi e Sir Ludovic, crea dolore, ma non lacerazione. Madre io sono innamorato di Navilia, ma questa ha deciso di rinnegarmi per via della scoperta del vostro rapporto con suo padre.

CADILA: Chi mai l’ha informata? Siete per caso stato voi?

MARCORANTE: No, madre. Si tratta di Lady Luna. Credo quella donna abbia una cattiva influenza su Navilia. Temo possa costringerla a non prendermi in sposo.

CADILA: Oh povero. Sapete quanto io odi Sir Ludovic, ma sarei pronta ad ogni ché pur di vedervi di sorriso. Se Navilia, volete, Navilia avrete.

MARCORANTE: Veramente madre?

CADILA: Certo mio dolce, uomo. Lasciate che il vostro odio evapori dai vostri pori e non perdete alcun attimo della vostra vita per ricercare la vostra felicità.

MARCORANTE: Se questa scelta si rivelasse errata? Se la mia fortuna fosse evitare Navilia? Se fosse un segno benevolo del destino?

CADILA: La vita porta molteplici scelte. Alcune di esse si riveleranno sbagliate, ma se prese con l’anima di pace e di clemenza, credendoci, anche gli errori si riveleranno corretti.

MARCORANTE: Vi prego, consolatemi.

CADILA: Non abbiate paura. Sono qui io, abbracciatemi forte. Più forte che potete, voglio sentire il vostro calore, il vostro piacere nell’avermi al vostro fianco. Io sono ben felice di poter esaudire, qualsiasi vostro desiderio, voi lo sapete. Se avete la voglia, io la soddisferò.

MARCORANTE: Madre, vorrei solamente non dover per forza pensare; perché se io faccio ciò, ogni singolo perché si concentra su di Navilia.

CADILA: Allora vi prego, abbandonatevi a voi stessi e che il piacere vi pervada.

MARCORANTE: No madre! Io sono promesso ad un matrimonio, voi dovete ripudiarmi! Voi per prima, perché le voci su vostro conto continuano di peggiore ed io non posso permettervi di sentirvi così vicina. Io non voglio.

CADILA: Voi volete. Io voglio. Io vi amo.

MARCORANTE: Madre!

CADILA: Lasciatevi andare. Lasciate che io decida per voi, cosa è meglio.

MARCORANTE: Cosa è meglio?

CADILA: Ciò.

La donna si gettò tra le braccia del giovane e lo prese in una morsa selvaggia che non lasciò lui scampo.

Le ore continuarono a scorrere come un inevitabile battaglia contro il sole che non porta con sé soluzione. Marcorante alternò affannati respiri a leggeri gemiti.

Cadila osservò il giovane dormire. Si alzò e ne abbandonò le stanze. Aveva un obbiettivo. Lo voleva realizzare entro la notte.

SCENA XI – Cadila e Smith, nuovo compito

Cadila, nonostante la tarda ora, si vestì ed uscì. Con la carrozza verso un bar malconcio e balordo. Di notte, l’uomo che intendeva trovare, si nascondeva sempre.

CADILA: Sono qui per Lord Smith. Massima urgenza.

La donna seguì una serva che la portava alla corte di Smith. Questo, vedendola entrare, chiese alla signorina in sua compagnia di andarsene.

LORD SMITH: Prego, Cadila mi dica. Venite per violentarmi nuovamente?

CADILA: Affatto. Il nostro patto è chiaro. Il vostro matrimonio vive nelle mie mani, se avrete lunghi anni davanti a voi è una mia decisione.

LORD SMITH: Non siete ancora una mia cliente a tutti gli effetti, eppure siete colei che più mi spaventa. Non avrei mai detto di arrivare a tal giorno. Momento in cui io subisco uno scacco simile.

CADILA: Voi dovete eliminare Navilia. Non attenderò oltre la giornata che verrà dopo il domani. Non è richiesta, né ordine. Io sono colei che impartisce la missione, voi siete l’esecutore. Non ho altro di cui dirvi.

LORD SMITH: Io invece vorrei che abbia un seguito questa nostra conversazione.

CADILA: Non comprendo ciò che dice.

LORD SMITH: Non si sarà dimenticata di ciò che ha fatto, con me nelle sue stanze l’altro dì?

CADILA: Non dimentico. Ma voi siete sposato, non alcuna intenzione di unirmi a voi. Ora se mi scusate, preferirei andarmene a letto.

LORD SMITH: Comprendo. Ci penserò.

CADILA: Non voglio pensieri, voglio azioni. Che io non debba più ripetere ciò. Arrivederla, malandrino.

La donna uscì velocemente dalla stanza, dove non si era neppure fermata per sedersi. L’uomo impassibile, con il petto scoperto dalle mani della ragazza che era uscita in precedenza, si alzò. Si affacciò alla porta e chiamò a sé la giovane che gli saltò addosso, e l’uscio della stanza si chiuse nuovamente.

SCENA XII – Luna e Lord Smith

Qualcuno bussò nuovamente alla porta di Lord Smith. Questi allontanò la giovane e si alzò, portandosi alla porta.

LUNA: Vi prego di aprire immediatamente questo rozzo asse di legno. Voglio parlarle.

LORD SMITH: Vi prego di specificare il vostro nome di battesimo. Non voglio piantagrane nella mia stanza della locanda.

LUNA: Sono Luna, moglie di Sir Ludovic, vostro amico.

In breve tempo la giovane al cospetto di Smith fu cacciata e la donna, si trovò fronte a fronte con il mercenario.

LORD SMITH: Mi potete ripetere la vostra richiesta? Gliene sarei grato.

LUNA: Questa è la quinta! Vi ho chiesto di eliminare Cadila, madre di Marcorante Conte di Faborot!

LORD SMITH: Voi volete, la vita di una donna della corte della Contea?

LUNA: Non la vita di una donna qualsiasi della corte, voglio la testa di colei più altolocata di tutte. Voi avete capito bene. Guardate, non voglio che il tempo venga male investito inutilmente. Io conosco le vostre pratiche, nonostante mio marito si ostini a nascondere i vostri accordi. Sono una donna dotata di buon orecchio, e sfortunatamente non solamente. La mia mente è arguta.

LORD SMITH: Se io decidessi di rifiutare, voi come agireste?

LUNA: Le piace questa?


La donna estrasse una pistola e la puntò all’uomo.

LORD SMITH: Che diavolo?!

LUNA: Questa è in grado di forare il legno. Non vi consiglio di istigarmi ad utilizzarla. Lo faccia e basta.

LORD SMITH: Non mi ha dato alcun termine.

LUNA: Il termine è fine a sé stesso. Non le do alcun intervallo di tempo, voi dovete agire quando e come meglio ritenete. Mi fido del suo giudizio dell’opportuno.

LORD SMITH: Quale ragione vi ha spinto a intraprendere questa via?

LUNA: La donna è una sgualdrina.

LORD SMITH: Voi sapete per caso di qualche suo atto?!

LUNA: Non intendo parlarne con voi. Arrivederci. Il compenso, non vi preoccupate del compenso. Vi darò ogni singola moneta che è in mio possesso e non. Saccheggerei qualsiasi banco, pur di ripagarvi. Confido in voi.

La donna uscì e chiese al cocchiere di condurla a tutta velocità verso casa. Sperava che la figlia fosse ancora sveglia. Stanca di essere passiva alla vita, pretendeva attuare un piano per salvaguardare la sua unica stella dalle mani di una famiglia perversa.

SCENA XIII – Luna e la notte di Navilia

Navilia era ancora ad occhi aperti, pensante a ciò che aveva combinato oggi. Marcorante e il litigio la laceravano lentamente. L’orario non era dei più particolari. Luna si gettò a capofitto nella stanza della giovane e le chiese un breve scambio di opinioni in materia del matrimonio.

NAVILIA: Madre?

LUNA: Navilia, mia giovane figlia. Sono qui, in procinto della notte, per ammagliarvi con una mia opinione che desidero ardentemente voi facciate vostra il prima del possibile.

NAVILIA: Ditemi madre, sapete il rapporto che io ho sempre tenuto con voi. Confido nelle vostre idee, nelle vostre visioni e nei vostri riflessi interiori che spesso fate segreto con me.

LUNA: Voi dovete categoricamente rifiutare le nozze con quel tale.

NAVILIA: Madre prego?

LUNA: Dovete rifiutare le nozze con quel tale, Marcorante. Mi avete ben udito anche nella prima volta che io vi dissi ciò. Vi prego, figlia mia, non tentate di render tutto più difficile quanto in realtà già sia. Io prego voi di apprezzare la mia idea e di non bocciarla.

NAVILIA: Come potete pensare, se veramente voi mi conoscete, che io rifiuti un uomo che amo?

LUNA: Voi pensate questo, la realtà è che sono le parole dei vostri cari e il sapere che il matrimonio ormai è deciso, che vi portano a credere che voi non vi stiate accontentando, ma che sia una decisione che a voi stessa piace. Voi non amate Marcorante, il tempo da voi condiviso non è abbastanza per poter definire amore il vostro sentimento.

NAVILIA: Voi cosa ne sapete?! Ditemelo! Voi che avete sposato un uomo che non amavate, illustratemi per favore che figura ha il vero amore! Voi siete solamente gelosa! Gelosa di una figlia che sapete, avrà fin dal principio un uomo che non sarà in grado di tradirla mai!

LUNA: Alludete a ciò che vostro padre ha combinato?

NAVILIA: Esattamente! Dispiace chiamare questo crudele evento a testimonianza ma non avete lasciato scelta..

LUNA: Figlia mia, io non ho gelosia per voi, ma solo affetto. Sentimento che corre tra me e voi. Io pretendo il meglio. Quel tale è il figlio della stessa donna con cui mio marito, vostro padre, mi ha tradito. Cosa credete, che il giovane Marcorante si comporterà diversamente dalla madre?

NAVILIA: Io ne vado certa.

LUNA: Voi. Voi. Le vostre sicurezze, idee che trovano apprezzamento qui, in una grigia stanza notturna, ma la vita della coppia è vita lunga, creata da modi, atti di piccola entità, ogni qualsivoglia gesto, che spesso finisce con l’annoiare, con il portare all’esasperazione sapete? Non auguro a voi di vivere una vita insoddisfacente, perché vostro concepimento a parte, ogni singolo momento di questa mia vita è stato d’inferno.

NAVILIA: Io sono certa della mia decisione.

LUNA: Non cambiereste mai la vostra scelta?

NAVILIA: Mai, madre.

LUNA: Buon per voi. Vi auguro che sia amore, ma quella donna in famiglia io non la voglio. Parlerò con vostro padre e chiederò venga cacciata a breve dalla corte. A costo di far venire a galla la verità pura e cruda, che la gente rida delle mie corna, che la gente sobbalzi al mio passaggio; ma io di fronte a Cadila allo stesso tavolo, sotto festa, non mi siederò mai.

NAVILIA: Madre, il pensiero d’amore che io nutro nei confronti di Marcorante non ha nulla a che vedere con ciò che per me stessa, rappresenta la sua scialba madre. Una donna che perso un marito, che diceva d’amare, si ritrova nelle braccia d’un altro. Solo la facoltà concessa ai miei occhi di ricreare la scena, mi porta ad accapponare la mia pelle e rabbrividire il mio spirito.

LUNA: Voi siete mia figlia, fatevi valere una volta a corte.

NAVILIA: Ora andate madre, ho bisogno di pensare. Quest’oggi ho trovato fonte di litigio con il mio amato per via del medesimo argomento. Lui ha difeso la donna che brama il peccato, ed io son fuggita. Nel mio cuor però sento in me nascere un emozione speciale nei confronti di lui. Desidero presto perdonarlo, perché lui di ciò colpa non merita.

LUNA: Che sia una vita felice.

NAVILIA: Mi auguro.

Luna si alzò. Non era felice del rifiuto della figlia, ma era soddisfatta dell’amore che univa la giovane coppia. La paura di essere minacciata dalla, seppur non più giovane, affascinante Cadila continuava a turbarla. Quella stessa sera ebbe un sonno, un sonno terribile contornato da visioni brutali di ciò che la sua mente immaginava di quel giorno.

Il mattino seguente, strane idee affollarono i suoi pensieri.

SCENA XIV – Navilia incontra Marcorante

Navilia il giorno successivo si alzò di buon ora, e decise di fare visita al suo promesso sposo. Ha ragionato a lungo sulle parole della madre e crede di aver preso una sua decisione.

NAVILIA: Ostentazione.

MARCORANTE: Navilia, eccovi. Vi stavo attendendo.

NAVILIA: Eravate in attesa della mia venuta, trastullandovi con un simile gioiello. Ho letto l’annata sulla etichetta, voi sapete quanti denari valeva questo vostro vino prima che voi stesso l’apriste?

MARCORANTE: Non ne ho idea, mia dolce. Non credo più di quanto possa valere un vostro bacio ed un vostro sorriso all’unisono.

NAVILIA: Lo sfoggio che fate della vostra ricchezza mi opprime. Sono qui per disdire il nostro matrimonio.

MARCORANTE: Prego?!

NAVILIA: Avete ben udito. Mia madre ed io ci siamo confrontate e su una base di nostro piglio, abbiamo deciso per il cancellamento ufficiale.

MARCORANTE: Vostro padre ne è al corrente?

NAVILIA: Sir Ludovic, accetterà la nostra decisione. La famiglia è in tre, due hanno già votato. Ora con il vostro permesso, io me ne ritornerei nella mia tenuta in aperta campagna.

MARCORANTE: Non uscirete facilmente. Una volta entrata io vi ho chiuso l’uscio dietro voi. Sono certo sarete onesta e cordiale da concedere qualche istante dei vostri preziosi attimi.

NAVILIA: Non certamente per bere una simile brodaglia che se venduta al miglior offerente avrebbe portato denari preziosi per salvaguardare le famiglie in difficoltà. Voi siete un adulatore del vostro lusso!

MARCORANTE: Lasciatemi parlare. Questa bottiglia, io l’ho appena trovata. Era aperta, mia madre ama il buon vino. Io ne ho preso ora un bicchiere. Sarebbe spreco lasciarlo marcire al tempo, pensavo poi, avrei potuto offrirvene uno anche a voi.

NAVILIA: Scusate la mia veemenza nelle accuse. Ho lasciato andare la mano troppo a fondo. Perdonatemi, vi prego.

MARCORANTE: State pur tranquilla, il matrimonio si farà.

NAVILIA: Non era a tal proposito che ho chiesto il vostro perdono. Siete una buona persona, a me tanto cara. Voi già di questo siete a conoscenza. Le decisioni per una simile unione devono essere percepite ad unanimità. Vostra madre, così come mia madre, non ha mai appoggiato la nostra unione fin dal principio. Ciò che è accaduto con mio padre, non sarebbe di buona premessa per il legame delle casate. Sono la prima a doversi cullare nel dolore per ciò, ma le scelte a volte vanno fatte pur sapendo che faranno soffrire.

MARCORANTE: Voi avreste voluto sposarmi quindi?

NAVILIA: Certamente.

MARCORANTE: Questo mi basta, tenete. La chiave della mia porta. Una volta usata per uscirne, non riponetela nel cassetto, vi prego di tenerla. Un patto che desidero stringere implicitamente con voi, se mai un giorno voi vorreste tornare, io sarò lieto di attendervi chiudendomi dentro questa camera ed attendendo che la vostra mano dia due mandate alla serratura e mi salvi. Vi attenderò.

La donna uscì dalla stanza con la chiave della stessa, tra le mani. Lo sguardo ero confuso e saltellava di quadro in quadro fino al terminarsi del lungo corridoio. I dubbi eran tanti, Navilia faticava a gestirli.

SCENA XV – Smith, uomo dai mille sensi

Lord Smith si trovava nella propria abitazione.

LORD SMITH: La morte riecheggia nei lamenti di coloro di cui ho privato la gioia del bene più prezioso concesso loro dal nostro signore. Nella notte, scura come la morte, io sogno quei gemiti, voci disperate delle anime in pena che salutano il loro fautore del passaggio dalla vita all’infero. Di troppi, mi porto i cadaveri sulle spalle, sento il loro peso, che le monete nella mia tasca sgravano, ma non fan sparire. I miei occhi han veduto i mille sensi di ogni vita, ogni singola sfaccettatura di ogni essere. Coloro che bramano successo, coloro che desiderano un abitazione calda in cui vivere, coloro che desiderano più d’ogni altra cosa una donna al loro fianco. Io di sogni in grembo non ne porto, la mia fertilità è terminata, la mia mente è solo capace di procreare archetipi primitivi del peccato originale. Non la negazione del Signore, quanto l’omicidio di un altro essere. Vedete voi rospi, eliminare altri rospi?! Vedete voi gatti eliminare altri gatti?! Rispondetemi! Io no. Io vedo litigare tra loro, sferrare attacchi e magari ferire, ma mai uccidere un simile. Io mercenario della vita, sempre di tale titolo mi ero inebriato i pensieri. Credevo di eliminare per fare un piacere all’umanità intera. Eliminare i portatori malsani di gioia di vivere, quando invece io ero il mercenario della morte. Non mi interessava più cosa l’obbiettivo avesse messo in atto di male nella propria vita, mi interessava il compenso in moneta che si celava dietro la sua anima. Ho imparato a crescere ed ho dato la possibilità a coloro che chiedevano dei miei servigi, di decidere anche come e quando le persone meritevoli di morte, andassero abolite. Se mi fisso allo specchio, intravedo nei miei occhi, i loro riflessi vitrei persi nella sconfitta della vita di fronte al sangue che, scorre dalle tempie di coloro a cui sparato, fuoriesce dalle ferite di coloro che ho accoltellato, si cela nello sguardo di coloro che ho impiccato, sprizza dal collo di coloro che ho decapitato. Oh Mio Dio! Cosa mai io devo aver compiuto nella passata vita per aver mai meritato un simile scempio di lavoro in codesta? Sono forse stato un bruto? Rispondetemi con un vostro segno, sono forse stato un bruto?!

Una finestra si spalancò, per via del forte vento di quella giornata. L’uomo scoppiò in lacrime ed alzandosi, si avvicinò allo scurone aperto. Guardò in basso e poi rivolse lo sguardo al cielo. Il suo monologo sfumò sul senso della vita.

LORD SMITH: Che senso ha la vita?! Rispondimi mio Dio, che senso ha questa vita?! Coloro che vi fanno voce in terra non hanno, ma io desidero avere. Il denaro ed il vizio è ciò che più mi fa gola, ciò che mi rende felice.

Pausa.

LORD SMITH: Sapete, credo che come mercenario della vita, io debba ancora compiere un’azione. Non uccidere Navilia o Cadila, non uccidere Marcorante, che il Signore ne abbia pietà. Voglio togliere la vita al portator di mal per eccellenza. Addio.

L’uomo si gettò dalla finestra.

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