La contesa di Marcorante Rivista — 11 marzo 2013

IV ATTO

SCENA I – Cadila al funerale del mercenario

Cadila, in rappresentanza della famiglia regnante sulla contea di Faborot, si presentò al funerale di Lord Arceus Smith. In questa occasione, la donna ebbe l’opportunità di portare ufficialmente le condoglianze alla vedova Smith, che suo malgrado non conosceva la passione che era sbocciata tra quella donna e l’orma defunto marito.

CADILA: Le mie più sentite e sincere condoglianze. Era un grande uomo.

MRS SMITH: Vi ringrazio per la visita. Voi stessa saprete bene il dolore che si prova nel vedere la prematura scomparsa del proprio uomo. I vostri compianti, sono graditi. Io capisco, quanto voi mi possiate comprendere.

CADILA: Finché non accade, mai lo si può sapere. Si può solo intuire. Il vostro uomo era una buona persona. Non meritava questo finale.

MRS SMITH: Sono orgogliosa delle vostre parole spese in suo onore, nel giorno in cui lo si ricorda per ciò che è stato; non, per ciò che sarebbe potuto essere. Il Signore l’ha chiamato a sé, io sono di codesto parere. Vostro marito era un uomo buono, la contea si è arrestata di fronte al vostro lutto.

CADILA: Forse non saranno le stesse persone, come numero, ma Lord Smith, non valeva nulla in meno di mio marito, ve lo posso assicurare. Io non credo lui potesse suicidarsi, voi non trovate?

MRS SMITH: Che le voci vaghino liberamente per la contea, non ho di ché lamentarmi. Ve ne prego di non riportarle a galla ora. Io credo a ciò che verrà detto una volta avviata a modo l’indagine che ne deve.

CADILA: Avete ragione, me ne perdono. Insinuavo che vostro marito era uomo d’onore, non avrebbe mai agito secondo paura, lui non ne conosceva il significato. Voi questo ben lo sapete, al fianco di un tale uomo, vi è sempre donna di simile qualità e virtù.

MRS SMITH: Vi ringrazio. Che Dio vi benedica.

CADILA: A voi, ed alla vostra famiglia.

Sir Ludovic, nelle vicinanze al momento dello scambio di battute, fissò sornione le due donne e poi abbozzò un sorrisetto malizioso; degno della nomina a “peggiore dei perfidi”, capace di riso in presenza di un’onoranza funebre.

Decise che il pomeriggio stesso avrebbe portato visita a Cadila.

SCENA II – Sir Ludovic attua il ricatto

Sir Ludovic, dopo aver avvisato Cadila di una sua imminente visita per il primo pomeriggio, si trovò a passeggiare lentamente per il corridoio nell’area delle stanze della donna. Giunse nei pressi di una camera e nota la porta aperta entrò. Trovò così Cadila ad attenderlo. Questa, in mano, aveva un coltello.

CADILA: Vi stavo aspettando. Morivo dalla voglia di poter avere una discussione frontale in vostra compagnia, Sir Ludovic.

SIR LUDOVIC: Vi prego, Cadila, abbassate quel coltello. Non comprendo cosa voi abbiate intenzione di fare. Lo nascondiate e fingerò che nulla sia accaduto.

CADILA: No! Voi.. Siete stato voi! Ho visto i vostri occhi oggi al funerale! Eravate frizzante, energico, arzillo. A voi non importava nulla di quel pover uomo che ha perso la vita per vostri comodi. Io so che voi lo caricavate di lavoro pesante e psicologicamente distruttivo. Voi l’avete ucciso!

SIR LUDOVIC: Siete impazzita? Mi avete per caso visto mentre toglievo la vita a Lord Smith? Abbassate il coltello, ed anche ciò vi sarà dimenticato.

CADILA: Voi osate ricattarmi?! Nuovamente? No, questa volta, io ho coltello per manico, a voi non resta che pregare Iddio che non vi sfiori! Sporco!

SIR LUDOVIC: Cadila, ricordatevi sempre, un uomo prima di presentarsi ad un incontro deve pensare a ciò che accadrà, immaginarselo e portare con sé, una o due spade da estrarre in ultimo. Vogliamo amabilmente colloquiare di ciò che voi e Lord Smith avete combinato insieme in questa camera qualche giornata fa?

CADILA: Voi cosa?! Non è vero!

SIR LUDOVIC: Vi informo che non mi è stato riferito da nessun terzo individuo. Non è menzogna, perché le mie orecchie e il mio istinto da origliatore, raramente falliscono insieme.

CADILA: Voi siete un vile!

SIR LUDOVIC: Voi imparate a chiudere le vostre porte e non solo a socchiuderle, oppure compratene di più resistenti al suono. L’avete fatto cantare quel poveretto, ed ora che lui decanta in terra, siete stata subdola e senza scrupoli con la vedova. Parole smielate per un uomo defunto che vi siete portata a letto senza ritegno!

CADILA: Bene. Questo non servirà allora. Sono interessata al vostro silenzio eterno, quanto vale?

SIR LUDOVIC: Le mie parole non hanno valore, però, da buon uomo d’affari sono certo che se io chiuderò le conoscenze su di voi e Smith, voi sarete in grado di sopprimere le mie nei vostri confronti.

CADILA: Dimenticate forse che vostra moglie e vostra figlia vi considerano il Signore in terra e hanno rinnegato la mia verità.

SIR LUDOVIC: Una volta.

CADILA: Cosa intendete dire?

SIR LUDOVIC: Non credo che sarebbero pronte a rinnegarla una seconda volta. Mi sembra un accordo valido. Fossi in voi accetterei, se non altro per il piacere che a breve vi pervaderà da parte a parte.

CADILA: Voi siete un bruto! Vi odio!

SIR LUDOVIC: Dite così perché avete una parte ben precisa da cui non volete fuggire, ma io conosco lo sguardo di una donna appagata e della donna stufata dell’atto carnale. I vostri occhi, l’ultima volta, pregavano per le lancette. Che si fermassero. Che si fermassero.

CADILA: Io vi..

SIR LUDOVIC: Silenzio, qui ho il coltello dalla parte del manico io. A voi non resta che restare in silenzio assoluto.

I due si lasciarono andare nuovamente. La donna era rimasta impietrita da quelle dichiarazioni, e soprattutto dal nuovo tentativo del signor Ludovic, sempre meno migliore amico del suo defunto marito.

Quel pomeriggio fu intenso, denso di emozioni, al punto che qualcosa, avrebbe rischiato di colare a lato.

SCENA III – Sir Ludovic adultero

Sir Ludovic, finita la passione ricattatrice con Cadila, per assicurarsi il suo silenzio, rincasò con la carrozza. Ad attenderlo, alla porta, come fosse un guardiano carcerario, c’era sua moglie Luna.

LUNA: Buon primo pomeriggio.

SIR LUDOVIC: Oh Luna cara, mi rendete così felice. La vostra visione è come un lascito celestiale per il paradiso. Questa giornata è da dimenticare. Povero Lord Smith, mai avrei detto ciò che stava per attuare. Quell’ultimo volo dalla finestra è stato il triste epilogo di una grande persona.

LUNA: Posso ben immaginare. Vorrei ora chiedervi dove avete passato le ultime due ore, mi è permesso chiedervelo?

SIR LUDOVIC: Certamente, ma preferirei proseguire il discorso in casa.

I due entrarono nell’abitazione e si appostarono nella camera da letto. Sir Ludovic, mentre riceveva il terzo grado da Luna, si iniziò a spogliarsi, per il cambio d’abito.

LUNA: Ditemi, vi prego.

SIR LUDOVIC: Ho avuto un intenso colloquio d’affari con Marcorante. Il giovine ha già capito chi comanderà, una volta che il matrimonio sarà formalizzato.

LUNA: Parlate di quell’evento come se fosse un contratto di lavoro.

SIR LUDOVIC: L’union sacra tra mia figlia, e quel tale, è ben un affare. L’unico limite che la nostra famiglia possiede è la scarsa liquidità di denaro, ciò che quel Marcorante possiede in abbondanza per ignoranza di una contea intera.

LUNA: Ludovic! Che voi siete derubato del vostro rispetto verso il prossimo? Vi avverto, regolate i vostri termini. Siate più magnanimo, è pur sempre figlio del vostro amico Miosite.

SIR LUDOVIC: Avete ragione.

LUNA: Ed ho anche ragione di sapere dove realmente siete stato.

SIR LUDOVIC: Vi ho detto.

LUNA: Da quando Marcorante vi lascia simili escoriazioni sul collo e sul resto del vostro corpo?! Oh per Iddio, fatemi vedere.

SIR LUDOVIC: Luna, vi prego. Questo è ciò che mi è accaduto per via di una caduta da cavallo qualche giornata passata.

LUNA: Voi avete il timore nero per l’equitazione! Ludovic, ditemi cosa vi è successo?

SIR LUDOVIC: Cadila, mi ha chiuso a chiave in una stanza e poi mi ha ricattato dicendomi che se non avessi peccato con lei, lei avrebbe detto a tutti che io vi avevo tradito con lei per ben due volte, anche s’era il falso.

LUNA: Quella donna vi ha avuto tra le braccia, anche oggi quindi?

SIR LUDOVIC: Oh mia dolce Luna, spero voi possiate perdonarmi e comprendere quanto quella strega sia una donna tremenda. Una megera che non riesce a tenere a bada il suo corpo e il suo calore.

LUNA: Con voi, mio adorato, farò i conti a serata. Ora scusatemi, ma devo andare a trovare un’amica.

SIR LUDOVIC: Grazie, spero nel vostro perdono assoluto.

Ludovic sorrise. Sapeva bene che la donna sarebbe andata a trovare Cadila. La sua speranza era che in questo incontro potesse scapparci una rissa con buone conseguenze per la madre di Marcorante.

Quando la moglie uscì di casa, lui si vestì ed andò nella stanza a fianco dove si trovava sua figlia. Doveva convincerla a sposare quel ragazzo. Gli occorreva l’eredità del trono.

SCENA IV – Prendete sposo, prendete sposo!

Ludovic bussò alla porta di Navilia. Questa acconsentì all’ingresso del padre, che entrato, si mise sedere sulla sedia nelle vicinanze del letto dove la giovane piangente passava le ore a chiedersi se fosse giusto o meno, rinnegare il matrimonio combinato con l’uomo che amava.

SIR LUDOVIC: Navilia, figlia mia. Voi dovreste parlare, lasciare che i vostri pensieri evaporino dalla vostra mente. Io credo voi abbiate troppi maligni propositi nella vostra anima, e questi non descrivono a pieno i reali sentimenti che nutrite.

NAVILIA: Quel Marcorante è un infame.

SIR LUDOVIC: Oh, suvvia Navilia! Queste fandonie vi sono state impiantate in testa da vostra madre. Luna, per quanto gentile e premurosa, tende volentieri all’esubero. Chi mai non vorrebbe diventare voi? Giovine, nobile, affascinante e di simpatia, promessa sposa ad un uomo che ama, ricco e potente. Il vostro è il legame del secolo.

NAVILIA: Non vi sarà alcun matrimonio. Ho parlato con Marcorante, ho annullato ogni carattere d’accordo.

SIR LUDOVIC: Non vi è ancora nulla di formalizzato. Una firma, è difficile da cancellare e poi convalidarla nuovamente su un foglio strappato in precedenza. Un accordo di voce, si può rinnegare e richiamare centinaia di volte. Basta che ne siate certa voi.

NAVILIA: Io lo amo.

SIR LUDOVIC: Queste parole non lasciano dubbi. Quanto meno a me, che sono persona adulta e matura. Questi sono i sentimenti predominanti nella vita di una persona e bisogna dar loro lo spazio che meritano, rintanarli nel proprio io, in una buia camera di periferia, non vi lascerà nulla di buono al cuore.

NAVILIA: Voi cosa mi consigliate padre? Dovrei andare da lui?

SIR LUDOVIC: Voi dovete vestirvi, farvi incantevole. Prendere carrozza ed andare a palazzo. So per certo che quel giovine v’ama e mai saprebbe rifiutare la vostra mano, neanche dopo un vostro simile affronto morale.

NAVILIA: Quella donna, Cadila, ha tradito la fiducia della nostra famiglia. Vi ha abbindolato come nessuna donna mai aveva osato fare, cosa ne sarà di noi se mi unirò a suo figlio?

SIR LUDOVIC: Nelle vene del Marcorante scorre il sangue di Miosite, mio amico. Quella puttana di strada non avrà nulla a che fare con noi. Quando la vostra unione sarà decisa, io in persona mi preoccuperò di allontanare quella donna.

NAVILIA: Come farete padre?

SIR LUDOVIC: Il ricatto, non è peccato. A volte, bisogna scendere al compromesso, seppur sporco, con il prossimo per fare in modo che le vite di noi tutti assumano pieghe decorose, come noi meritiamo. Verrà allontanata, non sentirete mai più parlare di quella donna. Questa è promessa.

NAVILIA: Vi prego di uscire e chiudervi la porta alle spalle. Devo vestirmi per il mio promesso sposo.

SIR LUDOVIC: Bene. Vi prego di informarmi quando ve ne andrete di casa, così nel caso vostra madre rincasi saprò cosa dire lei. Non vi preoccupate, capirà.

NAVILIA: Spero.

Sir Ludovic uscì e finì con il sedersi in sala. In mano un vino, e di fronte a sé il camino caldo. Fuori la nebbia viveva da padrone.

Navilia fu veloce nella premessa e fece presto ad uscire di casa, urlando al padre che gli dicesse buona fortuna. Lui lo fece, sorridendo al bicchiere che agiva da specchio mostrandogli la sua stessa immagine.

SCENA V – Le vesti del diavolo

Marcorante, sconsolato in casa, osservava la nebbia subdola e misteriosa spostarsi per le radure del giardino. Neanche si accorse del caldo corpo spoglio della madre che si avvicinava a lui. Questa lo abbracciò da dietro ed i due iniziarono a colloquiare sussurrandosi all’orecchio tiepide parole vicendevolmente.

CADILA: Salve, cosa fate o mio bel figliolo di fronte ad una così vitrea finestra. Non sentite il freddo che vi attanaglia?

MARCORANTE: Voi siete nuda madre?

CADILA: Mi sono lavata nelle acque della purezza solo per voi. Sono limpida e senza peccato, volete qualche cosa che io vi posso concedere per farvi sentire a vostro agio?

MARCORANTE: Madre, Navilia non intende avere matrimonio con me.

CADILA: Sono qua io, sono qua io.

MARCORANTE: Voi, io so bene quanto voi siate una donna meravigliosa, ma siete pur sempre vostra madre. Io voglio aver famiglia. Navilia questo può, voi no di certo.

CADILA: Concedetemi un tentativo.

MARCORANTE: Sarebbe?

CADILA: Provare a farvi cambiare idea, su chi delle due sia la migliore. È diverso tempo che le mie orecchie non odono i vostri lamenti e il mio collo non è vittima del vostro respiro indigesto di colui che è affamato.

MARCORANTE: Forse voi non comprendete le mie parole.

CADILA: Un patto? Vi va? Io vi rendo felice, poi vi concedete una doccia per rinfrescarvi le idee e con la prima carrozza che io vi farò chiamare, correrete dalla vostra bella per provare a convincerla dell’errore madornale che ella sta commettendo.

MARCORANTE: Non sono certo..

La donna lo baciò anticipando i dubbi forvianti del ragazzo, che debole e spezzato nel cuore per l’abbandono da parte della promessa sposa, si ritrovava a consolarsi nuovamente tra le curve della madre, donna castigatrice.

SCENA VI – Navilia e la scoperta del peccato

Luna si era fermata a rifornire la sua sacca di arsenale, un po’ come se andasse in guerra. Nel frattempo, Navilia era a palazzo ed il servo dell’ingresso, abituato nel vederla, le disse che il signorino era nelle sue camere, lasciando carta bianca alla giovane che arrivò e assistette a quel che mai avrebbe pensato di vedere.

NAVILIA: Voi!? Puttana infestata! Voi non vi bastava l’aver tradito mia madre, portandovi in letto due volte in pochi giorni mio padre? Vostro marito vi osserva dal cielo da poco meno di una settimana e voi lo ricambiate a modo? Farfugliando parole dolci a vostro figlio nel suo letto? Che madre siete?! Portavi a letto vostro figlio! Io non posso credere!! Non voglio!

MARCORANTE: Navilia! Mia madre mi ha soggiogato! Vi prego non andatevene.

CADILA: Portatemi rispetto, vostra madre è venuta alle mani con me ed io non intendo sopportarla ulteriormente. Se mai voi due vi sposerete quella donna non sarà presente a nessun evento!

NAVILIA: Voi non dovreste mai essere presente! Siete una poco di buono! Vi siete portata a letto il mio futuro marito e mio padre!

CADILA: Futuro marito?! Ma se siete stata voi a non volerlo! L’avete rinnegato!

NAVILIA: Ero qui per rimangiarmi parola, ma a quanto pare, ho tardato troppo finendo con l’interrompervi. Perdonatemi. Io me ne vado.

MARCORANTE: Navilia! Aspettate mia amata! Io posso spiegare, davvero. Questa donna non centra nulla con me, con voi! Vi prego aspettatemi!

Navilia uscì dalla stanza battendo la porta. Marcorante cadde dal letto e in fretta e furia si rivestì. Prima di uscire rivolse le ultime parole alla madre.

MARCORANTE: Voi sapevate della sua visita! Voi lo sapevate, ecco il perché mi avete voluto ad ogni costo! Malandrina, dopo ne riparleremo.

CADILA: Andate, andate! Ma ricordatevi che siete stato voi a non allontanarmi, voi troppe volte dite di volere, ma una parte di voi mi desidera e il mio allontanamento non è in vostro potere.

La donna rimase a letto e si lasciò andare anche a qualche sorriso. Non riusciva a credere a come il fato avesse complicato ulteriormente il matrimonio. La ragazza era arrivata per chiedere perdono e rimangiarsi il rifiuto.

Cadila finì con il pensare che il mondo iniziava a roteare in suo favore.

SCENA VII – Luna e Cadila nella stanza del Marcorante

Luna arrivò a palazzo e, incontrando sempre lo sventurato servo che lasciava passaggio a chi di conoscenza, si avventurò per le stanze regali. Le camere di Cadila erano completamente deserte. Ad un certo punto una serie di gemiti, la chiamarono dalle stanze di Marcorante.

LUNA: Salve! Ho disturbato un vostro momento speciale di piacere solitario per caso?

CADILA: Non mi aspettavo la vostra visita Lady Luna, come mai vi trovate nelle mie stanze?

LUNA: Veramente sono quelle di vostro figlio, per la verità. Sinceramente vi trovo alquanto deplorevole, il vostro comportamento è uno scempio. Una vergogna per la vostra famiglia.

CADILA: A cosa vi riferite? Allo stupro di vostro marito nei miei confronti o preferite non credermi ancora e siete qua per attaccarmi nuovamente?

LUNA: Non sono qui per attaccarvi, quanto per distruggervi definitivamente. Voi volete prendervi gioco di me? Ho scoperto mio marito e so bene cosa avete combinato voi due insieme quest’oggi. Sono stanca di essere la donna derisa della situazione, ora mi prenderò.. la vostra vita.

La donna estrasse la spada.

CADILA: Vi prego di fermarvi! Cosa avete intenzione di fare?!

LUNA: Alzatevi!

CADILA: Sono senza vestiti.

LUNA: Le persone come voi meritano una morte cruda, non mi interessa. E mostratevi a me. Io vi infilzerò con questa.

CADILA: Eccomi.

La donna si alzò ed avanzò verso Luna, che lentamente perse di sicurezza e pare impallidire. Luna non si accorse, che arretrando si avvicinava ad una scala a chiocciola che distava poco dall’ingresso alle camere.

CADILA: Non ho nulla di cui vivere. Su forza, infilzatemi! Fatelo! Mi odiate? Fatelo.

LUNA: Voi .. Vestitevi! Come fate a sentirvi a vostro agio, gironzolando per casa a quel modo! Siete una poco di buono.

CADILA: Ah per farvelo sapere, prima della mia morte. In questo letto, ho fatto l’amore con mio figlio e vostra figlia, ci ha visti. Ne è scappata piangente e dolente, credo stia soffrendo.

Luna scattò verso Cadila, senza però brandire la spada. Come se volesse guerreggiare spalla contro spalla e farla trepidare a terra. Lo scontro fu brutale, ma a pagarne le conseguenze fu Luna stessa che venne ribaltata e finì per percorrere i trentatré scalini della scala ruzzolando.

Cadila si sporse dalla ringhiera per vedere come stesse la donna. Il suo sorriso, per averla spinta, sparì in fretta dal volto. Luna era a pancia rivolta verso l’alto, e la spada, appena comprata dalla donna stessa, la trapassava da parte a parte in pieno ventre tra due seni che avevano perso la loro rigogliosità.

SCENA VIII – Navilia ed un amore eccessivo

Marcorante uscendo da palazzo notò la carrozza immobile della giovine. Capì che non poteva essere andata lontana e corse, affrontando la nebbia, fino a raggiungere la boscaglia. Se la conosceva bene, pensava di sapere dove poterla trovare.

MARCORANTE: Navilia! Navilia! So per certo che siete qui..

NAVILIA: Cosa volete ancora da me? Vi ho dato l’anima e voi l’avete tartassata.

MARCORANTE: Voi? Navilia, io ho peccato. Voi mi avevate rifiutato. Io non sapevo dove sbattere il mio dolore. Mia madre mi ha provocato e si è vestita della sua nudità travolgente. Ho cercato di dirle di no, ma non vi sono riuscito. Prima di incontrarvi, io e lei, eravamo soliti scambiarci effusioni, non è stata un nuova esperienza, ma solo un ritorno al passato dove tentar di trovar conforto. Il vostro bacio, il vostro unico bacio, era però più piacevole di tutto ciò che è accaduto tra me e mia madre oggi. Vi prego, non dimenticate ciò che è accaduto, però perdonatemi. Vi prego.

NAVILIA: Io non sono una donna che può permettersi simili gelosie ed incroci in famiglia, lo capite?

MARCORANTE: Volete che io allontani mia madre? Navilia, fissatemi negli occhi. Solo la loro luce può spiegare voi i sentimenti che la mia mente non è in grado di metabolizzare e la mia bocca non è abbastanza sacra per proferire. Vi prego, ditemi ciò che volete e sarà fatto.

NAVILIA: Voi allontanereste vostra madre per me e mia madre?

MARCORANTE: Se questo bastasse a farvi dire di sì in altare, lo farei oggi stesso. Potete credermi.

NAVILIA: Fatelo. Non vi dico oggi stesso, ma a breve. Mia madre è stata tradita da Cadila, ed io come lei, pure.

MARCORANTE: Il nostro legame ancora non è stato formalizzato, e voi mi avevate abbandonato, io non vi tradirei mai. Lo sapete questo vero?

NAVILIA: Io non posso conoscere i sentimenti di una persona, nessuno può farlo, non a prescindere quanto meno. Io vivo le mie giornate sperando che siano felici e redditizie. Voi siete una persona di cui ho riposto fiducia…

MARCORANTE: Fiducia che voi mi avevate tolto, vi ricordo.

NAVILIA: Infatti, non vi faccio una colpa di questo. Vi prego solo d’ora in poi di non avvicinare quella donna. Voi non immaginate neanche cosa i miei occhi, oggi, hanno dovuto incontrare sulla loro via. Che immagine repellente.

MARCORANTE: I vostri occhi hanno incontrato ciò che i miei hanno rivisto nel vostro sguardo perso nel vuoto. Il vostro dolore è il mio dolore, un vostro piacere è un mio piacere, per questo acconsentirò alla vostra richiesta. Mia madre verrà esiliata a breve.

NAVILIA: Voi siete una persona straordinaria. Ogni notte prima di coricarmi a letto, ringrazio la mia buona stella che mi permette di avere al fianco un uomo del vostro calibro e non un personaggio scomodo e repellente, come spesso può accadere nei matrimoni di contratto.

I due giovani si scambiarono un altro bacio passionale. La fresca nebbia, adagiandosi sui loro corpi, inumidisce al punto giusto le labbra morbide e timide dei due, in quello che ormai era divenuto il loro luogo d’incontro.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.