La contesa di Marcorante Rivista — 18 marzo 2013

SCENA IX – Cadila portatrice di sventurati segreti

Marcorante rincasò con la gioia di vivere nel cuore. Si sentiva realizzato, aveva recuperato il rapporto con Navilia e si sentiva pieno di energia e buoni propositi per il futuro.

Incontrò Cadila, sembrava alquanto scossa.

CADILA: Marcorante! La vostra presenza mi allieta, devo informarvi di un accaduto.

MARCORANTE: Madre, prima io. Porto gaie novelle. Il matrimonio tra me e Navilia si farà, tutto come avrebbe voluto vostro marito, mio padre, Miosite. Tutto come io stesso voglio.

CADILA: Sono gioiosa della vostra buona sorte, ma ora vi mostrerò qualcosa di cui non andrete fiero. Indubbiamente, ma dal mio occhio, o morivo io, o moriva lei.

Cadila accompagnò Marcorante in una seconda stanza e mostrò lui il corpo senza vita di Luna. La spada conficcata in pieno addome.

MARCORANTE: Madre! Voi avete ucciso Lady Luna?! Madre della mia futura moglie?

CADILA: Non sono in grado di maneggiare simili arnesi. La donna la sventolava in aria come fosse una candela ustionante, io l’ho semplicemente spinta, così come lei ha fatto con me. Io sono rimasta sui piedi, lei è capitombolata per le scale a chiocciola tanto volute da vostro padre. Quando mi sono esposta dalla ringhiera, la donna era già priva di vita ed il sangue aveva impregnato la moquette.

MARCORANTE: O Santo Iddio! Adesso cosa intende fare?

CADILA: Figlio mio, voi avete idee? La paura ha interrotto ogni tipo di pensiero, il panico si è preso ogni singola parte di me. Mi sento venire a meno.

MARCORANTE: Madre, io non ho mai dovuto guerreggiar con un simile rompicapo, privo di ogni senso logico. La vostra persona è stata già sminuita per via dei tradimenti. Non crederebbero alla verità. Io vi propongo di sotterrarla in giardino.

CADILA: Marcorante! Volete mentire ad ogni persona?

MARCORANTE: Non vi sarà nulla di cui mentire! Questa giornata non è mai esistita prima d’ora, chiaro? Non è mai successo. Presto venite.

I due, di soppiatto, uscirono dalle stanze regali con sulle spalle un corpo, chiuso nella tela di un sacco che solitamente occorreva per il trasporto di patate. Marcorante, demolito dalla tragica fatalità, decise di portare il corpo nelle vicinanze delle boscaglia

MARCORANTE: Madre avete superato voi stessa. Questa fatalità è la goccia che determinerà le vostre sorti a palazzo.

CADILA: Cosa intende dire? Non manterrete il silenzio? Voi siete mio figlio!

MARCORANTE: Navilia acconsente a matrimonio, ma alla condizione che voi veniate allontanata.

CADILA: Sua madre ora è terra, non avrà più cattive influenze sulla vostra donna.

MARCORANTE: Questo è anche un suo desiderio e viste le vostre condizioni, non credo voi siete in grado di trattare. Vi prego ora di tornarvene in camera. Io vorrei stare qui qualche minuto per pregare in onore della madre della donna che amo. A cena parleremo.

Quando Marcorante andrà a cena sua madre non ci sarà. La servitù dirà lui che la donna è uscita per una passeggiata con un amico: Sir Ludovic.

SCENA X – Sir Ludovic e le regole implicite dei segreti

L’uomo passeggiava lentamente con affianco la donna dalle forme mozzafiato. Ad un certo punto, tornando alla carrozza, lei si accorse della mancanza del cocchiere.

CADILA: Sarò sincera, non mi aspettavo una simile serata. Di cosa volevate parlarmi? O forse era semplicemente una scusante per avere la mia compagnia.

SIR LUDOVIC: Non era una scusa. Assolutamente. Volevo ringraziarvi.

CADILA: Per?

SIR LUDOVIC: Il vostro silenzio e per aver tolto dal mondo una donna che non sopportavo più.

CADILA: Mi scusi, ma non vi seguo.

SIR LUDOVIC: Oh Cadila, non raccontiamoci frottole. Mia moglie Luna veniva da voi oggi pomeriggio. È sera e non è ancora rincasata. Prima di venire a farvi visita, credo sia andata ad armarsi. Quindi se voi siete qui, o Luna è morta oppure l’avete tramortita e fatta sparire nel nulla. Ed io preferirei la prima ipotesi.

CADILA: Voi vorreste insinuare che io avrei ucciso vostra moglie? E voi ne sareste anche felice?

SIR LUDOVIC: Quella donna sapeva del mio tradimento. Non avevo più fiducia in lei. Iniziava ad essere indipendente, aveva comportamenti di colei che ragiona per suo conto e questo sarebbe stato un male per me. Avrebbe potuto infangarmi in breve tempo ed io non avevo alcuna intenzione di dovermi arrendere alle sue smanie da donna di potere, affatto. Di conseguenza mi ritengo soddisfatto di ciò che voi avete fatto, anche se non conosco i dettagli. Vi prego, parlatemene.

CADILA: Voi siete senza scrupolo!

SIR LUDOVIC: Insomma, mi volete dichiarare ufficialmente che siete voi l’artefice della sua morte? Cadila, io non potrei mai rivelare ciò alle forze dell’ordine. Ho tradito mia moglie con voi, voi lo potreste spifferare ogni secondo, ogni boccata d’aria che prendete. Sarei un povero demente a farmi nemica una donna che potrebbe incastrarmi da un momento all’altro, non trovate?

CADILA: Io trovo semplicemente come inusuale che voi siate senza piani secondari. Voi avreste comunque un modo per uscirne, ne sono certa. D’altra parte però, ho bisogno di parlarne con una persona fidata. Io non mi fido di voi, ma il legame che si è creato dopo la nostra prima unione carnale, mi spinge a credere che una parte di voi, tenga a me come donna.

SIR LUDOVIC: Vi prego, fatemi complice del vostro mistero.

CADILA: Vostra moglie brandiva una spada. Io ho usato la mano aperta, lei cadendo dalle scale ha finito con l’infilzarsi da sola al petto. Non è accaduto altro.

SIR LUDOVIC: Ora io conosco il vostro segreto.. Quindi..

CADILA: Quindi?! Voi avevate in mente qualche cosa! Io lo sospettavo! Oh mio Dio! Cosa volete ora?

SIR LUDOVIC: Venite in questa mia carrozza abbandonata. Lasciatevi sfiorare appena, delicatamente. Avrò cura di voi, le mie mani saranno come petali di rosa freschi che vi solleticheranno l’umore e vi faranno sorridere. Fidatevi, rilassatevi.

I due entrarono nella carrozza e non ne uscirono prima di un’ora abbondante. Lui, leggermente sudato, andrà personalmente a guidare la carrozza a palazzo per accompagnare a casa la donna.

SCENA XI – Sir Ludovic e Mrs Smith, il patto con la moglie del diavolo

L’uomo ha appena lasciato a casa Cadila. Il cocchiere, che attendeva a palazzo, risalì in carrozza e chiese a Sir Ludovic se la prossima destinazione fosse la propria abitazione. Lui negò e diede un indirizzo all’uomo che con uno schiocco di frusta fece partire i cavalli.

SIR LUDOVIC: Condoglianze Mrs Smith. Vostro marito era un uomo a me troppo caro per cui io non potessi venirle a far visita anche questa sera. Il dolore è straziante, mi permetta di rincuorarla con la mia compagnia.

MRS SMITH: Oh Sir Ludovic! Vi prego entrate. La vostra sposa?

SIR LUDOVIC: Luna sta riposando, perdonatela.

MRS SMITH: Oh, stanca?

SIR LUDOVIC: Si, credo fosse stanca da morire. Ma vi prego, ditemi come avete reagito appresa una simile brutta notizia. Non deve essere certo stato facile.

MRS SMITH: Affatto Sir Ludovic, affatto. Non riesco a pensare a mio marito. È un dolore inequivocabile, senza lui io sono nulla. Vorrei poterlo riportare dal regno dei morti.

SIR LUDOVIC: Non era l’uomo che si sarebbe tolto la vita.

MRS SMITH: Io non so. Inizio ad avere anche io questa idea. Oh Sir Ludovic che dolenza!

SIR LUDOVIC: Sono un signore, solitamente non infrango mai promesse, ma non riesco a mantenere cucita la mia bocca nel vedervi in questo stato. Se può esservi utile, sappiate che vostro marito non si è suicidato; o almeno, così ha fatto ma io ne conosco il motivo.

MRS SMITH: Vi prego di dirmi ogni singolo dettaglio che potrebbe aver senso compiuto. Se lo ha per voi, lo avrà per me. Ne farò tesoro.

SIR LUDOVIC: Avete presente Cadila, moglie del defunto, il Signore l’abbia in gloria, Miosite?

MRS SMITH: Certamente. È stata così cara al funerale, io non saprei proprio come ringraziarla. Una donna che ha subito i miei stessi dolori, comprende appieno ciò che mi è successo.

SIR LUDOVIC: Voi dovete sapere che vostro marito, si è tolto la vita per voi. Vi aveva tradito e non sopportava il peso di ciò che era successo. Quella Cadila, dotata di un potenziale sensuale non indifferente, lo ha sedotto a più riprese. Vostro marito, stoico, non si è lasciato sopraffare, ma poi lei l’ha drogato e lui è stato stuprato volgarmente da quella mala donna!

MRS SMITH: Voi raccontate la verità?

SIR LUDOVIC: Sono Sir Ludovic, la mia parola è reale. Non mi permetterei mai di infangare il nome della donna di un mio amico, quale era Miosite. Mai! Il mio onore me lo impedirebbe. Vi prego però, allo stesso tempo, di proferir silenzio. Se volete pareggiare i conti con quella poco di buono, domani mattina potreste farle visita e risolverla sul personale.

MRS SMITH: Io la voglio vedere immediatamente!

SIR LUDOVIC: Oh vi prego! Mrs Smith, io contavo sulla vostra clemenza. L’arte del perdono è fondamentale per accedere alle porte del paradiso, non trovate.

MRS SMITH: Quando una persona viene privata della vita, il suo esecutore paga per i peccati commessi. Quella donna dovrà pagare non solo di avere avuto mio marito sessualmente, ma anche di averlo portato a togliersi la vita.

SIR LUDOVIC: Questo è vero, ma cosa intendete fare? Il palazzo è un luogo che pullula di servi della donna, sarà impossibile per voi vendicarvi all’interno di quelle mura.

MRS SMITH: Voi che frequentate, per via del futuro matrimonio di vostra figlia, cosa dite? Portatemi consiglio.

SIR LUDOVIC: Dall’altezza della mia conoscenza, io consiglio voi vivamente di chiedere a Cadila di passeggiare amabilmente per il giardino.

MRS SMITH: Questo non risolve i problemi.

SIR LUDOVIC: Ma li assottiglia notevolmente. Portate con voi una spada ed infilzatela.

MRS SMITH: Sarà fatto. Mi posso fidare di qualcheduno a palazzo?

SIR LUDOVIC: Marcorante potrebbe esservi d’aiuto per rintracciare la signora, mostratevi clemente alla sua persona e credo vi sarà dato accesso ad ogni area del palazzo.

MRS SMITH: Le vostre dritte mi hanno mostrato la via. La vostra visita è stata illuminante. Grazie per esser venuto a meno ad un segreto ingombrante come questo. La mia persona meritava di venire a conoscenza di una sporca realtà. Con il senno del poi, avrei certamente perdonato il mio marito defunto pur di evitare il presente. Ora vi prego di andarvene, ho bisogno del tempo giusto per riflettere.

Sir Ludovic uscì lentamente, dopo un abbraccio, dalla porta della famiglia Smith. La donna sembrava pronta a tutto. Un sorrisetto si abbozzò sul volto del maligno.

SCENA XII – Mrs Smith : Marcorante sulla via dell’infero

Mrs Smith indignata dalle dichiarazioni di Sir Ludovic, si recava immediatamente a palazzo. Sulle prime la servitù si oppose al suo ingresso, ma successivamente si vedranno costretta a farla entrare per via di Marcorante. Questi assistendo alla scena, disse che la donna aveva permesso, nonostante la tarda ora.

MARCORANTE: Mrs Smith. Salve. Onorato di vederla per palazzo in una giornata come questa. Mi può illuminare gentilmente sulle ragioni che l’hanno spinta a soggiungere in codesto luogo?

MRS SMITH: La vendetta.

MARCORANTE: Per essere un unico termine, mi pare esprima diversi significati. Può essere più diretta? Non teniate il muso, è merito mio se ora voi siete entrata a palazzo; non dimenticate, ma gratificate.

MRS SMITH: Avete la ragione con voi. Dovete sapere che vostra madre non è ciò che dice d’esser.

MARCORANTE: Cosa! Un attimo, di cosa diavolo state parlando?

MRS SMITH: Io conosco un suo segreto. Un segreto brutale.

MARCORANTE: Di mia madre? Vi prego, potete farmene partecipe? Io son come pozzo dove se vi cade parola, impiega secoli per risalire.

MRS SMITH: Quella mala donna si è fatta prendere da satana, dal diavolo. Si è lasciata andare a peccati carnali con, bè io credo voi sappiate con chi.

Marcorante fraintese. Credeva d’essere lui.

MARCORANTE: Vi prego, posso vedere cosa impugnate con tanto ardore?

MRS SMITH: Questo! Non vi è tratto di pelle che possa resistere alla pressione di codesta lama! Questa è la arma bianca purificatrice. Io esporterò il male dal vostro palazzo! Dovreste ringraziarmi.

MARCORANTE: Voi ucciderete mia madre ed io dovrei portarvi rispetto forse?

Un attimo. Gesto inconsulto.

Il giovane prese il pugnale dalle mani della donna e, azzittendola con la destra, l’accoltellò con la sinistra. La donna si accasciò tra le sue braccia. Lui si guardò attorno e finì con il defilarsi nella propria camera. La notte stessa, ad orario ancora minore, Marcorante stesso si occupò della sepoltura.

Il luogo era vicino a quello dove riposava Luna.

SCENA XIII – Navilia e la proposta delle nozze

Mattina. Il riverbero del sole inondava le camere del palazzo della corte. Marcorante, avvolto ancora dai respiri insicuri di Morfeo, si lasciava svegliare da un tintinnio. Qualcheduno bussava alla sua porta. Il giovane, come se importasse relativamente chi fosse, diede il permesso d’ingresso.

NAVILIA: Oh buongiorno, mio principe.

MARCORANTE: Io non son principe, io son.. Oh Navilia! Luce dei miei occhi, siete voi il risveglio più divino che io mai potessi sognare. Cosa voi fate nelle mie stanze di cosi piacevole ora?

NAVILIA: Sapete che son donna che si muove solo con forza della ragione. Per giungere a palazzo ho avuto ragione ben più alta di quanto voi potreste mai immaginare.

MARCORANTE: Dite davvero? Le vostre parole sono carezze, vi prego, non vi fermate.

NAVILIA: Io sono venuta qui, dirimpetto al vostro capezzale, per portarvi la lieta novella. Di storia non si tratta, quanto di domanda per le mie ragioni, perché io bado ai miei interessi. Oh voi, oh conte, oh Marcorante, sarete voi felice nel prendere la mano di questa damigella. Volete voi sposarmi?

MARCORANTE: Non sarei io colui che deve chiedere a voi simile proposta?

NAVILIA: Non vi è regola in amore, le tradizioni sono la dimostrazione di quanto il passato non voglia cancellarsi. Non sono a favore di queste idiozie, rispondetemi con sì o con no.

MARCORANTE: Sì, assolutamente e meravigliosamente si.

NAVILIA: Allora vi prego di prendere questo mio dono, come momentaneo segno della nostra unione.

La donna porse all’uomo un anello, intagliato nel legno con due grandi iniziali.

MARCORANTE: MN. Due grandi iniziali che fatalità voglia, siano così vicine anche in alfabeto. Oh mia Navilia, attendo con ansia le nostre nozze!

NAVILIA: Perdonatemi. Vorrei ma non posso. Vorrei stabilirmi in questa vostra camera per udire delle vostre storie, dei vostri viaggi, dei vostri lussuosi monologhi le cui mie orecchie un giorno avranno onore di assistere per lunghe ore; ma mio padre mi ha chiesto in oggi di decidere diversi particolari che renderanno favola la nostra unione. Che il mio pensiero ti raggiunga mostrandoti la mia vicinanza continua. Attenderò con impazienza l’altare e il resto della cerimonia. A presto, oh mio sposo.

MARCORANTE: A presto.

Il giovane, estasiato da quel risveglio turbolento quanto piacevole, si gongolò osservando continuamente l’anello che non era altro che un batecco di legno lavorato. Ai suoi occhi, il miglior batecco di legno lavorato di sempre.

SCENA XIV – Marcorante, la sera dell’addio al celibato

Il ragazzo, finita la cena con la madre, attese con ansia il giorno successivo. Era passata una settimana dalla promessa di matrimonio fatta ai piedi del suo letto da Navilia. Luna e la signora Smith erano date ancora per disperse, mentre nel giardino di Marcorante, due corpi iniziavano a decomporsi. Cadila e Sir Ludovic erano in agitazione per i preparativi.

Il matrimonio che doveva essere d’accordo e d’affare, si rivelava invece, come un’unione vera e di testata indissolubile.

MARCORANTE: Oh Luna, quante sere di questi giorni io vi ho parlato. Dei miei desideri, dei miei sogni, delle mie paure, dei miei tormenti. Vi ho chiesto il perdono per le scomparse di due donne, che hanno pagato il loro odio, con la vita. Ho pregato per loro, ho chiesto la pace interiore, ed ora eccomi qui. La notte che precede il giorno più importante della mia attuale vita. Chi mai l’avrebbe detto? Non trovate che sia affascinante? Domani sarà la giornata di svolta. Il passaggio da adolescenza a maturità. Domani io diventerò uomo e penserò solo alla contea. Padre, oh padre mio, questa è stata la vostra ultima volontà ed io la porterò a compimento. Vi prego di guardarmi da lassù e di mostrarmi un vostro segno di benedizione. Vi ringrazio per ciò che avete riposto in me, in vita e non. Ho avuto modo di crescere, di apprendere sulla mia pelle, ciò che è giusto ciò che è sbagliato. Le malsane voglie di vostra moglie nei miei riguardi, voglie e gesti che ora riesco a rifiutare per amore. Oh si padre! Io l’amo! Io amo Navilia più d’ogni altra creatura di questa terra, di questa realtà. Il suo volto, i suoi occhi puri, il suo canto celestiale, i suoi capelli che sono come un velo intrinseco di leggiadria e grazia. Il suo corpo, mai volgare né nei movimenti né nelle fattezze. Io sono completamente assuefatto al suo passaggio, al suo profumo che irradia le mie narici di odori e sapori che mai prima avrei pensato potessero esistere a codesto universo. Lei è tutto, a lei si rivolge ogni mio gesto più lieve, eppure lei è niente perché forse solo questo aggettivo riuscirebbe a descrivere meglio d’altri ciò che per me lei rappresenta. Non vi è parola o pensiero che possa tener testa all’evolversi delle emozioni che solo lei mi provoca. La sua presenza, la sua persona, sognare una vita al suo fianco è divenuto il principale obbiettivo di vita. Voi padre, proteggetemi dal cielo e vegliate sulla nostra unione. Vi chiedo questo favore. Vi chiedo di perdonarmi per ogni volta che ho approfittato di vostra moglie, perché io ho sempre avuto rispetto nei vostri confronti.

Qualcuno bussò alla porta, interrompendo l’ascendere di emozioni e felicità del ragazzo che corse alla porta per osservare meglio di chi si tratti. Aprendola si trovò di fronte la madre in lacrime. Erano lacrime di gioia. Questa lo abbracciò e chiese di poter entrare.

SCENA XV – Cadila e l’ultima richiesta

La donna sorrise sotto il velo di lacrime che la ricopriva come se fosse una cascata di torrente che nasceva dall’attaccatura stessa dei capelli, oltre la fronte.

CADILA: Figlio mio, oh figlio mio!

MARCORANTE: Madre, siete lieta del giorno che verrà?

CADILA: Voi non potete sapere cosa prova vostra madre del vedervi divenire un uomo vero. Se penso a quando vi avevo concepito, alle paure dei vostri primi anni di vita. Eravate così deperito, medici pensavano voi non ce l’avreste fatta a superare l’anno. Adesso eccovi qua! Vigoroso, forte, bello, finalmente pronto a prendere il posto che era stato di vostro padre.

MARCORANTE: Madre non piangete, capisco la vostra gioia, ma vi prego di esprimerla in altro modo più adeguato.

CADILA: Non vi è modo migliore, credetemi. Fatevi abbracciare. Fatevi abbracciare. Venite da vostra madre.

La donna iniziò lasciarsi ad andare a baci lievi e leggeri sul collo del giovane che prese lentamente le distanze dalle curve pericolose della donna insaziabile.

MARCORANTE: Madre vi prego. Vi ripeto che comprendo le vostre gioie, ma non intendo lasciarmi andare ad alcun gesto insulso ed impulsivo. Ora sono uomo e non voglio più alcun contatto tra noi.

CADILA: Voi mi chiedete di dimenticare il passato?

MARCORANTE: Vi chiedo di tenervelo per voi, perché in quanto passato resterà tale. Sono uomo sposato ora e non commetterò più alcun tradimento.

CADILA: Questa notte è la notte del vostro addio al celibato. Passarla commettendo un ingenuità è permesso, fidatevi.

MARCORANTE: Non mi è permesso! Io amo un’altra donna e non siete voi. Con voi è stata una passione carnale fine a sé stessa, con Navilia è diverso.

CADILA: Non avete mai provato le gioie delle sue carni, come potete dirlo a prescindere? Voi tornerete da me, sempre, perché questo è il vostro destino! Portatemi rispetto, ed io vi porterò il piacere.

La donna prese una bottiglia di vino nelle vicinanze, poggiata sul tavolo e non ancora aperta, e colpì violentemente il ragazzo in testa. Questo perse i sensi.

La donna sorrise tra sé e sé e con qualche fatica, adagiò il corpo svenuto del giovane sul letto. Lentamente iniziò a spogliarlo e sussurrò:

CADILA: Dovreste ringraziarmi, dovreste solo che ringraziarmi. Sono vostra madre e mi prenderò cura di voi.

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