News Rivista — 30 ottobre 2012

Il mio ultimo allenatore di calcio, per sottolineare la necessità di lavoro, impegno e dedizione, oltre al talento, per diventare un buon giocatore, era solito dire: “Non è che con un paio di pantaloncini e una maglietta siamo tutti calciatori”. Parole sante.

Tommaso Labranca, dalle pagine della Lettura del CdS, afferma più o meno lo stesso concetto, riferendosi alla critica letteraria. “Non servono titoli di studio, appartenenze a scuole di pensiero. Per essere protagonista della kommunikatsija basta aprire un account su Twitter e tutto ciò che si scriverà sarà parola di guru”, scrive.

Siccome 140 caratteri sono troppo pochi per sfogare le proprie insofferenze populiste contro il sistema, Labranca sostiene che quella sia la lunghezza perfetta per tramutare Twitter nei Baci Perugina digitali.

La necessità degli intellettuali pare essere diventata quella di sdoganare i loro pensieri dai circoli ristretti di letterati e farli diventare “pop”, trasformandoli in brevi pillole da far digerire velocemente all’utente medio. Spesso si dilettano anche a disquisire tra di loro di argomenti futili a colpi di tweet, tanto che, talvolta succede che qualcuno si stizzisca e commenti: “vengo qui a cercare contenuti e trovo cazzeggio”.

Siamo arrivati a questo paradosso: le biblioteche, ricche di “contenuti” che compongono milioni di libri costrette a chiudere, e gli utenti cercano di acculturarsi consultando i profili Twitter di Saviano o Baricco. Benedetta modernità.

Daniele Dell’Orco

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