Concorso Buk — 22 gennaio 2014

In un paesino della valle d’Aosta a pochi passi dal confine con il Piemonte, viveva la famiglia Antonelli.

Essi si  erano trasferiti in quel luogo nei primi anni del ‘900 dall’Abruzzo, purtroppo il terremoto con epicentro Avezzano causò 30.000 vittime devastando molte città della Marsica  in quell’epoca,  per giunta, la povertà colpì l’intera nazione.

Gli Antonelli quindi decisero di cercare un po’ di fortuna al nord.

Ormai la famiglia Antonelli si era ambientata in quel posto.

Era una famiglia di tradizione contadina ed era riuscita a metter su una fattoria, commerciando con la vicina Aosta.

La famiglia era numerosa ed era composta da quattro fratelli e due sorelle.

Erano tutti sposati tranne il fratello più piccolo, Paolo, che di anni ne aveva appena 10 e la secondogenita Cinzia.

Su di lei aveva messo gli occhi Alberto, figlio di un insegnante di filosofia della famiglia Nobili.

Ma la giovane non era interessata al suo corteggiamento. Sebbene Cinzia avesse l’età giusta per sposarsi. Era talmente indaffarata nel tenere in ordine la casa che alle proprie nozze ancora non aveva mai pensato.

Alberto era un tutto fare ed anche per questo aveva dato un’ ottima impressione al padre: erano amici di famiglia e da diversi anni faceva per loro alcuni lavoretti di manutenzione a titolo di amicizia.

Una sera Alberto fermatosi a cena dagli Antonelli e approfittando che  nel  paese vicino vi era una festa, provò ad invitare la ragazza a bere qualcosa insieme e magari fare quattro salti nella pista da ballo.

Cinzia tagliò di netto dicendo:

“Su in camera mi sta aspettando un bicchiere di latte caldo ed un libro da leggere”.

Il padre ascoltò quelle parole e non gradì la risposta. Le disse a voce un po’ alta che era arrivata anche per lei l’ora di metter su famiglia.

Il giorno seguente Cinzia e sua sorella Michela,  approfittando della gentilezza di Alberto,  si fecero accompagnare in città dove vi era una grande casa editrice. Michela aveva la passione di scrivere romanzi, ma in paese non trovò nessuno che fosse interessato per la pubblicazione. Consegnò a tutti il manoscritto ma la risposta fu la stessa: “le faremo sapere”.

Si stava facendo tardi, quindi le sorelle decisero di tornare a casa a piedi, perché Alberto aveva altre commissioni da fare.

Dopo diversi minuti di cammino sulla strada del ritorno un signore distinto ed elegante si fermò con la sua lussuosa auto domandando loro se avessero gradito un passaggio. Erano molto titubanti nel decidere se accettare o meno, ma al tempo stesso non erano mai salite su un automobile, nessuno in paese aveva la fortuna di possederne una. Così si fecero coraggio e accettarono.

Il signore vide subito che le due ragazze non si fidavano molto di lui ed erano molto timorose, così per rompere il ghiaccio disse:

Mi chiamo Andrea e sono piemontese potrei sapere il vostro di nome e dove siete dirette?” Allora Cinzia gli rispose  che erano andate in città a consegnare il manoscritto di sua sorella minore, e disse lui i loro nomi. Andrea rispose: “A Torino conosco una casa editrice, quando tornerò in città potrò portare anche il vostro lavoro lo presenterò io personalmente al diretto interessato e metterò io una buona parola per voi, Abito a Sant Vincent potete domandare di me a qualsiasi persona, tutti conoscono il signor Brighenti”.

Ormai l’estate era giunta al termine, iniziarono ad arrivare i primi freddi ed a  cadere le foglie dagli alberi . Gli animali per le continue  piogge uscivano sempre  meno per andare nei pascoli.

Il signor Antonelli già iniziava a preparare il campo per la coltivazione dell’anno seguente, mentre le ragazze in casa si occupavano del formaggio da vendere ai vicini. Nel frattempo Paolo dava una mano ai fratelli maggiori nel sistemare la stalla.

Il signor Brighenti ormai passava molte volte a trovare Michela con la scusa banale  di sapere se ella avesse ricevuto notizie della pubblicazione del suo libro, ma in realtà aveva posato gli occhi sulla bella Cinzia, informando le sorelle  che nella lontana Torino  ci sarebbe stata una festa in onore a San Michele Arcangelo e all’interno di essa organizzavano una fiera in cui trovare anche degli animali in vendita a buon prezzo per la fattoria.

Per l’occasione le invitò a passare un fine settimana in sua compagnia, visto che l’indomani avrebbe fatto ritorno nel suo paese natio.

Michela non ci trovò niente di male e chiese il permesso a suo marito ed a suo padre ma il signor Antonelli le diede il consenso solo se fossero state accompagnate anche dai fratelli maggiori.

Il mattino seguente Brighenti si presentò di buon ora con la rombante automobile e, sistemate le valige nel retro del portabagagli, si affrettarono a partire. Dopo alcune ore di viaggio arrivarono nella città delle industrie e delle fabbriche. Torino era decisamente più grande di Aosta.

Quando furono a destinazione le ragazze rimasero sbalordite nel vedere l’abitazione di Andrea. Davanti ai loro occhi vi era un lungo viale con due lunghi filari di alberi che adornavano l’ingresso, i cespugli fioriti lungo il cammino che emanavano un profumo particolare. Il giardino era tenuto con tale cura che non un filo d’erba sembrava essere fuori posto.

All’interno del grande e solido edificio vi era una immensa sala arredata con sobria eleganza con al centro un enorme lampadario. Risalendo lentamente l’ampia scalinata in legno fino al secondo piano il signor Brighenti le condusse nella loro stanza dove, posate le valige, si misero comode sul letto e dopo alcuni minuti si potevano concedere un bagno caldo. Con loro era partito anche il fratello minore, Paolo che fu alloggiato nella camera accanto.

Ristorati dalle fatiche del viaggio i tre, in compagnia del sig. Brighenti si recarono al centro della città dove era la casa editrice di cui Andrea aveva parlato. Salutando con familiarità la segretaria chiese del signor Bolchi  e dopo alcuni minuti di attesa andò a parlargli di persona nel suo studio  privato. Dopo una decina di minuti di colloquio, dalla stanza uscì la segretaria che fece accomodare Michela e sua sorella. Michela aveva il cuore in gola. Aveva già consegnato in passato il suo capolavoro, ma questa volta nutriva la speranza che il suo lavoro sarebbe stato finalmente apprezzato. La ragazza consegnò il manoscritto e parlò un po’ di lei, ma in modo un po’ impacciata, l’emozione aveva fatto in modo che si esprimesse quasi balbettando.

Il signor Bolchi fece accomodare di nuovo le ragazze, ma questa volta l’ attesa più prolungata.

Passata un’ ora circa dal colloquio Brighenti uscì dalla stanza e disse alle ragazze che potevano tornare a casa, ma purtroppo non aveva con se buone notizie: il libro era fatto bene, ma la mano era pur sempre di una principiante.

Cercò di consolare la ragazza esortandola di non buttarsi giù , che prima o poi sarebbe arrivato qualcuno interessato alla sua opera. Michela si asciugò una lacrima, sorrise e poi sconsolata ma con grande dignità si diresse verso la macchina.

Durante il viaggio di ritorno nessuno dei quattro disse una parola, nemmeno il signor Brighenti che era intenzionato a tirar su di morale Michela.

Così, prese le valige le condusse a visitare la fiera degli animali dove avrebbero avuto il tempo di acquisire un pensierino per le sorelle rimaste in fattoria ed una pipa nuova per il padre. Poi ripartirono di nuovo verso la valle d’Aosta.

Intanto in paese erano iniziati a scendere i primi fiocchi di neve. Paolo non era affatto contento dell’evento atmosferico ma soprattutto la delusione patita dalla sorella maggiore lo aveva scosso. Andò su in camera e senza dire nemmeno una parola vi si chiuse a piangere.Passati alcuni mesi nel paesino si iniziavano a vedere i primi addobbi natalizi, anche se era la prima domenica di avvento, la scuola era già chiusa da diversi giorni per le forti nevicate. Michela e Cinzia erano intende a preparare i dolci da rivendere ai negozi  per la festa dell’Immacolata. Paolo ed i suoi fratelli erano nella stalla a distribuire il foraggio agli animali  mentre il padre era in cucina a preparare il formaggio. Tutto si svolgeva tranquillamente ed i suoi parenti credevano che ormai Paolo si fosse dimenticato della brutta esperienza di Torino.

Passarono ancora pochi giorni e arrivò il fatidico giorno per addobbare l’albero di Natale.

Così le ragazze iniziarono ad imbandire la tavola di squisite pietanze, la mamma preparò la torta, i fratelli misero in un vaso un grande abete e Paolo iniziò nel mettere le stelle filanti, le candele ed una grossa stella cometa.Tra gli ospiti fu invitato anche il signor Brighenti. Finito di apparecchiare si misero a tavola ed iniziarono a recitare una preghierina. Toccò al padre in quanto capofamiglia dare il buon esempio e la preghiera rivolta verso il cielo era sempre la stessa “fa trovare un buon marito a mia figlia Cinzia”. Poi toccò alla moglie che come sempre affidava la sua preghiera alla Mamma celeste chiedendole solo uno sguardo per tutta la famiglia. Ognuno chiese il suo “dono” al Bambino che stava per nascere, e quest’anno toccò anche al piccolo Paolo recitare una preghiera.

“O Gesù, mi rivolgo a te dal profondo del cuore… sai quanto soffro io e quanto soffre mia sorella … Ti chiedo la sola cosa che veramente desidero …. Fa che sotto l’albero questa sera babbo Natale porti la notizia che hanno accettato di pubblicare il libro di Michela… amen”.

Sentite quelle dolci parole pronunciate  dal fratellino in preghiera Michela scoppiò a piangere, dopo la preghierina del piccolo Paolo. Ora era la volta degli ospiti ed Andrea Brighenti si alzò in piedi e, quasi come un oratore ,fece un bel respiro e dopo una breve pausa di silenzio, mentre tutti si aspettavano una preghiera si mise una mano in tasca, tirò fuori un gioiello e rivolto al padre  chiese ufficialmente la mano si Cinzia. Il signor Antonelli, superati i primi attimi di stupore per quella inaspettata richiesta non esitò nel dare risposta  affermativa, da quel momento in poi stava solo a Cinzia decidere  se accettare o meno Andrea come sposo.

I giorni passarono in fretta e la neve a Chatillon scendeva copiosa, ormai era arrivata la vigilia del Natale. La bella Cinzia che  non aveva ancora dato risposta alla richiesta di matrimonio, salì in camera dove trovò Michela che aveva tirato fuori dall’armadio il suo abito nuziale e lo aveva deposto sul letto le chiese cosa significasse e Michela si voltò verso di lei e vide che le scesa una lacrima, Iniziarono a parlare del probabile futuro che avrebbe avuto una volta sposata con il signor Brighenti, poi scoppiarono a piangere al solo pensiero che Cinzia si sarebbe trasferita a San Vincent.

Asciugate le lacrime scesero di sotto e finito di apparecchiare la tavola Cinzia chiese la parola e un po’ commossa dichiarò la sua volontà di sposare Andrea. Aveva accettato la proposta di matrimonio, decidendo di trasferirsi con lui a san Vincent.

Finito di mangiare iniziarono a sparecchiare  ed anche il signor Brighenti aiutò nelle faccende domestiche. Cinzia mise il dolce sul tavolo e servì per primo il fratello Paolo: si era fatto abbastanza tardi e per lui era ormai l’ora di andato subito a dormire. Di li a poco sarebbe arrivato babbo Natale con i regali. Il mattino seguente di buon ora, era ancora buio, Paolo si alzò dal letto impaziente per l’attesa dei doni e ravvivata la fiamma del camino dove ancora ardevano le braci della sera precedente si affrettò a scartare il regalo ma i suoi occhi gli andarono subito a posarsi  una scatola spedita da Torino e corse in tutta fretta da sua sorella Michela, destinataria del regalo, facendo un gran baccano che svegliò tutti. Michela  non ebbe nemmeno il tempo di vestirsi si infilò in fretta e furia  la vestaglia da notte, scese le ripide scale a precipizio e arrivata sotto l’albero scartò il regalo in un baleno. Non credeva ai suoi occhi il suo manoscritto era diventato un libro.

Ormai tutti in casa si erano svegliati da quel frastuono, suo padre era già andato a casa di Alberto per chiedergli di accompagnare sua figlia a san Vincent e dare la notizia al signor Brighenti.

Arrivati in paese nel tardo pomeriggio bussarono alla porta di Andrea per dargli la notizia ma non lo trovarono per nulla sorpreso: infatti era stato lui stesso a mettere sotto l’albero quel regalo. Solo allora volle rivelare che la segretaria del signor Bolchi  aveva preso di nascosto quel manoscritto, lo aveva letto e poi lo aveva consegnato ad un’altra casa editrice, che apprezzando quell’opera ne aveva stampato la bellezza di mille copie da distribuire nelle varie librerie piemontesi. La sorpresa era ben riuscita.

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.