News Rivista — 22 dicembre 2012

Chi fa da sé, fa per tre”. Oltre ad essere il proverbio preferito da mia nonna, pare essere anche lo spirito che sta animando alcune regioni d’Italia in tema di finanziamenti alla cultura. Ne abbiamo parlato nelle scorse settimane fino all’esaurimento, cercando di denunciare questa disastrosa realtà al limite del melodrammatico. A parte le dichiarazioni spot dei rappresentati delle istituzioni competenti, ciò che si è rivelato in realtà è un segnale tutt’altro che incoraggiante per quanto riguarda la tutela del settore che contraddistingue la nostra storia e la nostra immagine in tutto il mondo. Tagli, tagli e ancora tagli.

Il popolo italiano è un popolo strano, però, quando meno te lo aspetti, ad un passo dal baratro, scatta con l’inaspettato colpo di reni. Quantomeno simbolico. Così, dopo l’esperienza lanciata in Piemonte, anche la Regione Liguria decide di sostenere le attività culturali con un’iniziativa singolare: una carta di credito per la cultura.

In pratica l’utilizzatore della carta che va al ristorante e decide di utilizzarla per pagare il conto, destina automaticamente lo 0,3 % della transazione ad un fondo per la Cultura gestito dalla società Filse Spa, creata ad hoc. Il progetto prevede anche che il partner finanziario gestore dell’iniziativa finanzi il fondo regionale anche con una “una tantum” di 50 mila euro e 25 mila euro annuali. Senza costi aggiuntivi per la Regione, verranno così sostenuti finanziariamente gli enti culturali del territorio, come musei, biblioteche e associazioni culturali.

Cosa ancor più importante, l’utilizzo della carta di credito per la Cultura, personalizzata e riconoscibile grazie a un logo, non avrà alcun costo per il titolare e anzi dà diritto anche a diversi benefit.

A parte la già citata nonna, “E pur si muove!”, direbbe Galileo.

Daniele Dell’Orco

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