Approfondimenti Rivista — 22 febbraio 2013

In alcune attività l’inizio è molto semplice; i movimenti degli esordienti appaiono naturali e quasi mimetici per la disarmante spontaneità con cui vengono condotti. In altre invece è difficile muovere il primo passo, è difficile pronunciare la prima parola che introduce in un discorso ridondante e complesso.

La scrittura, in particolare quella che riguarda la stesura di un romanzo, è una di queste attività.

L’autore, nell’accezione romantica del termine, è avvolto da un’aura di mistero che non risparmia le sue creazioni. Proprio per questo motivo scoprire la genesi di un best seller può essere emozionante come capire il trucco di una magia fascinosa.

Il mago custodisce segretamente le regole del gioco che tra le sue mani si tramutano in abilità, lasciando allo spettatore la meraviglia per una creazione perfetta.

Sì, perché la ricerca del bello, dell’equilibrio, per quanto molte correnti artistiche possano averla scartata, rimane insita nell’uomo come una propensione, un istinto, un bisogno.

Spesso la voglia di iniziare scaturisce da una visione armonica, da un esempio che proprio per la sua correttezza prende tale appellativo; così “emulare” quel prototipo diviene l’unico primo accesso verso una materia.

I figli del digitale trovano le risposte ai dubbi semplicemente digitando la domanda sul web. Ma non solo i figli, ormai tutti noi sembriamo muti con la bocca e loquaci attraverso le mani. Spesso cercare informazioni su Internet è la soluzione a quei tempi interminabili di attesa. Altre volte invece ci sono dei quesiti che per pura “vergogna” non porremmo mai ad un interlocutore.

Forse, come iniziare un romanzo o un racconto è una di queste domande.

Quindi laddove l’uomo non capirebbe il dubbio e la difficoltà ecco che arriva una macchina senza giudizio che fornisce risposte. O meglio, ecco che “l’anonimato” del web permette di nascondere l’imbarazzo di un’ingenua ignoranza.

Su Yahoo Answers è facile trovare il quesito “Come iniziare un racconto?”.

Ecco alcune risposte degli utenti:

R. :“Vediamo un po’…1. “Fin dall’antichità” 2. “Tutto cominciò…” Sinceramente mi piacciono le storie/ racconti che iniziano di botto, senza preamboli e giri di parole.

S. :Dipende dal genere del racconto. Se è qualcosa di horror parti direttamente con una scena. Te lo ripeto anche cm lo vuoi impostare… ognuno di noi ha un modo diverso di scrivere ed è soggettivo…”

T. :C’è un libro, di cui ora non ricordo gli autori, che si intitola: 2001 modi per cominciare un romanzo, racchiude un sacco di indici di romanzi famosi, prova a prendere spunto!”

Nessuna di queste risposte convincerebbe l’aspirante scrittore. Eppure sono frasi veloci, immediate, che arrivano subito all’escamotage perché l’inizio non rubi tempo al corpo.

L’ultima però fornisce uno spunto, e in sostanza suggerisce di affidarsi all’incipit dei romanzi famosi affinché si abbia un’idea più vasta sui vari modi con cui poter esordire.

Sì, perché la legittimazione che nasce dalla conoscenza, supera, attraverso la consapevolezza, anche un inizio geniale, ma ancora troppo sperimentale.

Ora però veniamo alle domande che incuriosiscono anche chi il mestiere dello scrittore non vuole proprio farlo: “Come nasce un romanzo? Da dove, gli autori, prendono gli spunti per iniziare?”

Ecco che allora la soggettività e l’immaginazione indossano la stessa corona sovrana e reprimono nel silenzio le regole omologatrici.

Lo stato d’animo delle persone influisce particolarmente sull’attenzione che si presta al mondo reale.

Per Marcello Fois “Il titolo è una specie di bacchetta rabdomante, capisco che sotto c’è l’acqua.(…) Quando ho il titolo mi siedo e scrivo”.

Alberto Garlini fa iniziare tutto da un’azione: “Il motore è il nodo narrativo, cioè una situazione conflittuale di cui dobbiamo seguire gli esiti”.

E poi Mario Vargas Llosa dice:“Tutto quello che sento, vedo, leggo sembra aiutare in un modo o nell’altro, il mio lavoro: divento una specie di cannibale della realtà. Ma per raggiungere questo stato, devo passare per la catarsi dell’opera”.

L’inizio, così come il corpo intero di un romanzo, nasce da quella realtà che ognuno di noi percepisce diversamente. Ogni paio d’occhi nasconde un divenire che è il figlio dell’idea madre da cui è nata tutta la nostra filosofia di vita.

Quindi inutile emulare. Meglio leggere per conoscere, poi leggersi dentro per scrivere.

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