Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Scosto leggermente la tenda per guardare fuori dalla finestra, Sebastiano arriverà fra poco.

D’inverno mi piace osservare dalla finestra quando scende la sera, la luce del giorno se ne va poco alla volta fino a lasciare posto al buio, è in quel momento che entra nella casa solo la pallida luce dei lampioni che emana quell’atmosfera di freddo calore. Questa sera c’è anche la nebbia che rende l’atmosfera più rarefatta, diffusa.

Sarà per questo che vedo passare la gente cammina in modo veloce: non so se lo fanno per riscaldarsi o per la fretta di poter  godere del tepore di casa propria.

Dopo una giornata come questa passata noiosamente senza novità o emozioni: il fatto di guardare così fuori dalla finestra mi stimola, non me lo spiego, forse perché so che con Sebastiano usciremo a fare una passeggiata. Una semplice passeggiata invernale, idea che mi piace molto, anche se fuori fa molto freddo, anche se ci entrerà l’umidità nelle ossa. Forse è proprio quello il bello, anzi, ne ho la certezza, una passeggiata è quello che ci vuole, solo lui e io, senza altri amici o intrusi.

Già mi vedo camminare fianco a fianco con lui, con passo sicuro, mentre la gente attorno ci guarda, ci riconosce, ci saluta. E’ proprio vero, siamo una bella coppia. Per strada sarà ancora più piacevole perché in questo periodo hanno messo tante luci colorate. Forse usciremo a fare acquisti, le festività si avvicinano.

Confesso, mi piace d’inverno entrare ed uscire dai negozi con lui, è rilassante, appena entri ti avvolgono il tepore dell’ambiente, la musica in sottofondo e ti abbagliano le luci. Poi il vociare delle commesse: “Guardi questo, bla bla… e ancora questo blabla…”. Sebastiano è una persona importante e si dannano tutti per mostrare cose, prelevandole da scansie ed espositori. Poi si esce dal negozio ed il freddo ritorna rapidamente. Un altro negozio, altre luci, commesse, scansie, così fino a quando non torniamo a casa.

E’ un modo di girare che trovo divertente, anche se non capisco la frenesia umana per gli acquisti. In questi giorni poi, muoversi e affannarsi per acquistare regali, magari cose di poco conto, che nessuno userà.

A me i regali non interessano, mi basta sapere che c’è Sebastiano, sentire la sua voce, il calore delle sue carezze, osservare quando gira per casa. Insomma, quella complicità che esiste quando si fonde il sentimento tra amore e amicizia. E mi piace la sera quando ci sdraiamo sul divano!

Amo tutto di Sebastiano, come mi guarda: gli basta un semplice sguardo per capirmi, l’attenzione che ha nei miei confronti, l’affetto per me, con lui le parole spesso sono inutili. Tutto questo mi fa sentire bene, perché lo trovo rassicurante, non riesco a pensare a una vita diversa da questa e distante da lui.

Un’automobile che passa attrae la mia attenzione, poi un’altra viene dalla direzione opposta e la luce dei suoi fari mi abbaglia ha un rumore un po’ assordante. Tutte le macchine sono assordanti, anche quella di Sebastiano, preferisco camminare in città piuttosto che andare in macchina, ci salgo solo quando dobbiamo fare lunghi tragitti o quando andiamo a casa da sua mamma, vive sola in una piccola cittadina nella provincia. Il suo compagno non c’è più, quando morì, partimmo di notte per andare a casa della mamma, mi ricordo solo che piangevano tutti, fu un momento molto triste per Sebastiano, sentivo il suo dolore.

Un’altra automobile si avvicina, il rumore è inconfondibile: la sua. I fari ancora accesi puntano dritto verso la finestra, poi  si spegne il motore, i fari, chiude la portiera e sento i suoi passi che camminano sulla ghiaia. Si ferma.

Apre la porta: “Ciao Bartolomeo, sono arrivato!”

È entrato in casa, ha acceso la luce. Ho dovuto chiudere un attimo gli occhi per abituarmi, ma questo non mi ha bloccato e sono corso da lui.

Poi quel suono noioso ed invadente, Sebastiano tira fuori l’apparecchio e comincia a parlare. Trovo sia tempo sprecato parlare con persone invisibili! Parla, parla tanto, poi finalmente smette e si rivolge a me:

“Ciao bello, come stai!”

La sua voce mi piace, suona sempre allegra. Ora gli salto addosso, so che mi rimprovererà, ma sono troppo felice che sia qui, che sia tornato!

“Buono, stai buono, avevi voglia di vedermi?”.

Sono eccitato, scodinzolo a più non posso, poi abbaio. Lo guardo. So che mi capirà, lui sa sempre cosa voglio dire.

“Bartolomeo, non ti posso portare al parco”.

Lo so, lo so al parco ci andremo quando farà più caldo, quando potrò correre sul prato e sentire la brezza del pomeriggio. Lo guardo ancora, lo supplico…

“Va bene, va bene, prendo il guinzaglio ed usciamo!”

Visto? Lo sapevo! Dopo qualche minuto sono pronto, è arrivato il momento.

La porta si apre, Sebastiano spegne la luce. L’aria fredda mi arriva sul muso, il mio naso sente l’umidità, mi si rizzano i peli sulla schiena per il freddo, ma è proprio questo il bello. Usciamo!

So che Sebastiano non mi può tradire, non mi tradirà mai.

Imbocchiamo il marciapiede, iniziamo a camminare, poi la nebbia ci avvolge.

 

 

 

 

 

 

 

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(2) Readers Comments

  1. Pingback: Concorso letterario “BUK” – Ecco i 50 migliori racconti. Votateli! | ScrivendoVolo

  2. Mi piace la composizione semplice e fresca dell’autore.

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