Concorso Buk — 22 gennaio 2014

La polvere del tempo offuscava la mente di Priscilla, come una fitta nebbia, quasi mistica, che non ti permette di vedere a un palmo dal naso. Con un colpo solo aveva cancellato il suo sogno più grande: “Scrivere un libro”.

Priscilla, da bambina, adorava ascoltare la mamma e il papà raccontare le favole prima di addormentarsi. Poi era arrivata l’età adolescenziale e divenne una vera e propria ‘mangiatrice di libri’. Leggeva di tutto, dal thriller al romantico; dal fantasy al romanzo storico. Passava davanti alle vetrine delle librerie e invece che specchiarsi, come facevano di solito le sue amiche, rimaneva incantata da quelle copertine colorate, lucide, opache. Quei titoli così forti che ti s’incollano tra i pensieri. Ma l’istinto era troppo forte. La invitava a entrare. Priscilla sembrava una bambina al Luna Park, tra zucchero filato e clown pronti a far sorridere ogni bambino con le loro attrazioni comiche. Sfogliava con cura ogni pagina. Portava il libro a sé con delicatezza odorava quelle pagine. La mente s’inebriava di quel profumo così particolare, così difficile da descrivere, ma che ogni lettore conosce così bene, tanto che desidererebbe imbottigliare quella fragranza. Poi una voce la faceva tornare alla realtà.

“Signorina, posso darle una mano?”

Priscilla quasi risvegliata da quel profumo mistico che la colmava dalla testa ai piedi, guardò il suo portamonete privo di spiccioli. Tristemente ringraziò la commessa, ma al momento non aveva bisogno di comprare nulla. Ovviamente mentiva a se stessa.

Uscì dalla libreria e un gran desiderio le premeva il cuore. Si fece una promessa.

“Io diventerò una scrittrice!”

Ma il tempo è un grande ingannatore e a volte bisogna rinunciare ai propri sogni. Ruba la giovinezza, i nostri desideri e noi siamo sempre pronti ad abbassare la testa davanti al nostro ‘Signor Tempo’. E andiamo avanti, magari perdendo la nostra grande occasione: “L’occasione della nostra vita”. Quei treni che passano una volta e sola e difficilmente tornano indietro a prenderti.

Priscilla rinunciò al sogno di scrivere. I problemi in casa erano tanti e lei doveva dare una mano alla propria famiglia. Non importava a nessuno della sua voglia di emergere, del suo piccolo e stupido sogno. A volte ci sono cose più importanti dei propri sogni, ebbene sì! Sono i famosissimi doveri! La ragazza si rimboccò le maniche, trovò un lavoro e aiutò la propria famiglia.

Il tempo passò e impolverò sempre di più quel sogno così grande che un tempo brillava come una stella alta nel cielo. Priscilla non diede nemmeno una piccola spolverata a quel sogno che teneva nel proprio cuore. Lo trascurò fino a dimenticarsene.

Priscilla divenne una donna, una moglie e una madre di due gemelli. Se il tempo prima era poco, ora era divenuto inesistente! I riccioli della polvere ormai avevano ricoperto del tutto quel sogno chiamato: “Scrivere un libro”.

La sera del trentuno ottobre, Halloween, mandò il marito e i figli a fare ‘dolcetto o scherzetto’. Aveva bisogni di rilassarsi. Mise una candela profumata nella zucca intagliata quel pomeriggio stesso con i propri figli e la collocò sulla mensola del bagno. Riempì la vasca da bagno con tante bolle di sapone profumate di lavanda. S’immerse nell’acqua calda e sentì i muscoli del corpo rilassarsi. Quella luce fioca, così calda e anche po’ da ‘notte delle tenebre’, la rilassò completamente. Fissò quella zucca sdentata che le sorrideva malignamente, chiuse gli occhi e si addormentò.

Quelle bolle profumate cominciarono a lavare la mente di Priscilla e quella luce fioca illuminò il sogno tenuto per troppo tempo in quella sporcizia polverosa.

Uscì dalla vasca da bagno e si sentì rigenerata, felice. Aveva ritrovato quel sogno nascosto dalla polvere del tempo. Quel sogno derubato in età adolescenziale da quei problemi che pesavano come un macigno sul cuore.

Priscilla indossò la camicia da notte. Portò la zucca illuminata in giardino e si sedette sugli scalini d’ingresso con in mano un quaderno e una penna. Aveva sognato la storia che avrebbe scritto con l’inchiostro su quelle pagine pallide. Nero su bianco! La penna scivolava come olio. Parole su parole. Inchiostro su inchiostro. La mano doleva, ma Priscilla aveva quel sorriso stampato sulle labbra. Un sorriso che aveva dimenticato.

Marito e figli tornarono dalla loro maratona di dolcetti e scherzetti. Trovarono Priscilla persa in un mondo tutto suo “Il mondo della scrittura”.

Il marito fece entrare i figli in casa e li portò nella loro cameretta.

“Bambini, continuate a giocare. Tra poco la mamma vi farà una bella doccia e vi toglierà quel bianco dalla faccia”.

I bambini gridarono dalla felicità. Potevano continuare a giocare!

Priscilla sentì una mano accarezzarle la spalla. Sobbalzò. Qualcuno l’aveva richiamata alla realtà.

“Amore, che cosa stai facendo?” Domandò il marito.

“Sto spolverando il mio sogno più grande! Lo sto lucidando e non permetterò mai a nessuno di sporcarlo”.

“Ma… ma di cosa stai parlando?” Domandò incredulo il marito.

“Del sogno della mia vita! Fin da adolescente mi ero promessa che avrei scritto un libro, ma sono stata una stupida! Ho lasciato correre il tempo. Ho lasciato morire il mio sogno più grande! Ora non sarà più così, amore mio. Niente e nessuno fermerà questa mano stanca”.

Il marito sorrise. Abbracciò forte Priscilla. Le fece capire che non sarebbe rimasta sola con le fatiche del giorno e i problemi che rincorrono la vita. Lei avrebbe avuto il suo spazio, il suo tempo.

Non avrebbe più permesso alla polvere del tempo di ricoprire il suo sogno… mai più!

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