Approfondimenti Rivista — 14 settembre 2013

Avrete sicuramente già e letto e sentito di Masterpiece, il prossimo talent (?!) show (!) della Rai per aspiranti scrittori (se no potete saperne di più QUI oppure QUI), e mi rendo perfettamente conto che disquisire ora di un qualcosa del quale si sa ancora poco o nulla e, soprattutto, non si è visto, può apparire di certo avventato ovvero prevenuto – sì, perché, rimarcando a mia volta ciò che già tanti hanno denotato, è veramente difficile pensare a due elementi più antitetici di TV e letteratura, soprattutto intesa come “arte della scrittura”, ergo la predisposizione iniziale verso un evento televisivo del genere da parte specialmente di chi la letteratura la vive sul campo (e la osserva e valuta nella sua reale essenza contemporanea) non può che essere facilmente negativa. D’altro canto, potrebbe pure essere che il dialogo impossibile tra televisione – ovvero tra linguaggio televisivo odierno, soprattutto di matrice “reality/talent” – e nuova letteratura si tramuti invece nel punto di forza del programma, e che dunque Masterpiece si riveli una buona occasione attraverso la quale il valore culturale (o meglio socio-culturale) dei libri e della scrittura letteraria venga illuminato da quelle luci della ribalta viceversa più volte accusate di oscurare totalmente il suddetto fondamentale valore nonché di spegnere nel pubblico la passione per la lettura.

Tuttavia, a costo di risultare prevenuto, appunto, sul tema qualche inevitabile dubbio mi sorge, non tanto dettato da una posizione aprioristica quanto da una obiettiva e pragmatica analisi della realtà mediatica contemporanea la quale, sarete d’accordo anche voi, non è che negli ultimi anni ci abbia offerto dei mirabili vertici di apprezzabile diffusione culturale e artistica, anzi… Mi chiedo, ad esempio: un format televisivo come quello dei “talent”, dal quale nemmeno il più oculato e bendisposto autore non può sfuggire (se si decide di giocare a tennis mica si può scendere in campo con ai piedi gli sci!), quanto alla fine distorce – perché è inevitabile che ciò accada – l’esercizio della scrittura letteraria il quale, lo sapete bene, di tutto ha bisogno meno che di un palcoscenico e di luci di scena e di applausi a comando ovvero d’altro del genere? E poi – ribadendo un concetto a me assai caro e che ritengo fondamentale, nella letteratura: un “talent” televisivo per scrittori ricerca un nuovo gran bel libro da pubblicare oppure un nuovo attraente personaggio da inquadrare suggestivamente nelle telecamere, ben spendibile poi in varie successive ospitate fino a che il pubblico si sia rotto le scatole di lui o finché vi sia un suo sostituto? Inoltre – domanda relativa, il testo che uscirà vincitore e che quindi verrà pubblicato da Bompiani (peraltro con previsioni editoriali che mi sembrano quanto meno prive di qualsiasi fondamento logico…) venderà perché sarà effettivamente un libro di apprezzabile valore letterario o perché sarà il libro di quello/quella tanto carino/a e simpatico/a che ha vinto Masterpiece in TV? Starà in piedi, letterariamente, quando i riflettori si saranno spenti? Ancora: ma per trovare un nuovo bravo scrittore c’è effettivamente bisogno della TV e dei suoi canti di sirene mediatiche? Di più: anche a prescindere da libri e scrittori, cosa in sostanza hanno prodotto tutti i “talent shows” televisivi degli ultimi tempi? Grandi artisti? Oppure vacui personaggiucoli da rotocalchi gossipari e semmai (soprattutto!) grandi ascolti e relativi proficui merchandising? Ecco, appunto, gli ascolti: essendo programma televisivo e dunque inevitabilmente legato ad un certo riscontro di pubblico (generalmente determinato a priori anche in base a fattori economici), se in tal senso Masterpiece si rivelasse un flop?
Insomma: cui prodest? La Rai si accoda a tutta quella messe di soggetti (editori a pagamento, concorsi letterari, self publishing…) 
che sulle speranze e sui sogni di tanti aspiranti scrittori hanno creato un florido mercato (molto florido, sì, ma troppo spesso in senso univoco!), il pubblico televisivo potrà (forse) avere un nuovo personaggio del quale chiacchierare al bar la mattina, la Bompiani (Uhm… Perché proprio lei, poi?) avrà un testo edito che venderà un po’ più di altri grazie al supporto televisivo (senza poi rischiare troppo in termini d’immagine, visto quello che ormai anche i grandi e blasonati editori a volte pubblicano!)… Ma la letteratura? C’azzeccherà qualcosa in tutto ciò? Ecco, è forse questa la domanda che infine mi pongo con maggiore peso. Perché in effetti, ripeto ancora, le risposte a tutte le altre sopra indicate domande potrebbero essere pure positive e Masterpiece dimostrarsi un programma bello e utile – non c’è che augurarselo, a ben vedere: magari la tivvù italiota tornasse ad essere autentica elargitrice di buona cultura popolare! Però, ora come ora, e in considerazione di ciò che la TV contemporanea ha generato nei tempi recenti, il timore che in tali contesti la letteratura non possa che uscirne quanto meno sminuita nel suo valore artisticofondamentale (è e resterà un’arte, già, anche se ormai quasi più nessuno ci fa caso…), se non malamente vilipesa, resta vivo, pur con tutte le buone intenzioni del caso. E pure vivido, già.
Ah, un’ultima domanda: ma c’è poi tutto questo bisogno di trovare un nuovo scrittore se qui sempre meno gente legge libri? Beh, facciamo che di questa ulteriore faccenda ne parleremo prossimamente, ok?!

Luca Rota

 

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