Approfondimenti Rivista — 17 novembre 2012

Ormai il mondo sembra fatto su misura per le donne, quasi fosse un vestito, perfettamente aderente, in cui muoversi con eleganza, a proprio agio. All’uomo è rimasto solo il posto in poltrona, ma come spettatore. A quanto pare è giunto il momento del riscatto. Le donne sono pronte a diventare assolute protagoniste della realtà d’oggi, o almeno, questa è la teoria proposta dalla scrittrice Hanna Rosin. Il suo libro che fa urlare allo scandalo, sta provocando sempre più scalpore, ma al contempo riesce efficacemente a stimolare curiosità. Si presenta sotto gli occhi di lettori e lettrici con un titolo diretto e mozza fiato: ‘La fine dell’uomo’, a cui segue prontamente il positivo sottotitolo ‘e l’ascesa della donna’. Un volume dalla copertina colorata, base gialla e scritte immancabilmente rosa. Si tratta, forse, di un nuovo grido di rivoluzione? No, a quanto pare di vittoria.

Hanna Rosin ne è convinta: la donna ha raggiunto una posizione dominante, è indubbiamente in vantaggio sull’uomo d’oggi. L’autrice, brillante e autorevole giornalista americana, convinta del proprio ideale, sostiene che, dalle loro parti almeno, l’avanzata delle donne come classe dominante, in questo preciso momento storico ed economico, è inarrestabile. A sostegno della sua tesi sopraggiungono dati concreti. In America, il 60 % dei laureati e il 51 % della forza lavoro è femmina. Il 23 % delle moglie guadagna più dei mariti e le under 30 metropolitane mettono in tasca più soldi dei coetanei quasi in ogni azienda: per ogni tre uomini che perdono lavoro, solo una donna viene licenziata. La società contemporanea sembra, quindi, ricercare qualità presenti nella donna, assenti nell’uomo. Tutte le donne dovrebbero fermarsi ad assaporare questo momento storico: finalmente le qualità femminili sono molto più apprezzate, rispettate, se non direttamente ricercate in molti luoghi dove si prendono decisioni importanti per la vita economica, politica, sociale. L’epoca post industriale poggia su figure lavorative che sappiano vantare un competitivo self control, grande flessibilità, capacità di comunicazione e intuito. Abilità, al giorno d’oggi, più femminili che maschili. In più, scrive Rosin, un buon leader deve sapere motivare, fare e tenere una squadra, creare accordi, non competizione e aggressività. Bene, anche questo, statisticamente, riesce meglio alle donne. E gli uomini hanno molto da imparare, volendo partecipare a questa svolta epocale. Hanna Rosin propone, poi, una sua particolare figurazione di uomo e donna, immersi nel contemporaneo. Si tratta di due identità diverse visceralmente.

Ad una ‘donna di plastica’ si affianca uno snaturato ‘uomo di cartone’. La qualità vincente è nella capacità di adattamento, nell’ essere versatili, malleabili ai diversi cambiamenti e modifiche che interessano costantemente la nostra società. Le donne per riuscire a gestire il ruolo di mamma e il ruolo di dipendente hanno da sempre sviluppato una notevole capacità di adeguamento e di gestione, perfezionandola in modo da farne un lato competitivo della loro figura professionale e non una nota dolente. Questo aspetto, spesso, è stato fortemente criticato. La scalata sociale da parte della popolazione femminile viene connessa ad un consequenziale e dannoso allontanamento dalle responsabilità familiari. A tal riguardo Hanna Rosin afferma “Non credo proprio che le donne antepongano la carriera alla famiglia. A mio avviso, le giovani rimandano il matrimonio e i figli, ma prima o poi si sposano, perlomeno in America. Nel libro racconto alcune delle donne più influenti della Silicon Valley per dimostrare come si possano gestire al meglio aspirazioni familiari e di carriera. Il segreto sta nella creatività abbinata alla flessibilità. Proprio perché è un nuovo settore industriale, senza vecchie strutture e ancor più vecchi codici di comportamento, la Silicon Valley non è condizionata da preconcetti su come debba essere organizzato l’ambiente di lavoro: le donne escogitano soluzioni innovative per seguire le proprie ambizioni e al contempo restare presenti nella vita dei figli. Per esempio, lasciano l’ufficio alle 17 ogni giorno, ma sono nuovamente disponibili online dopo le 21. È faticoso, lo so, ma funziona.”

Ci troviamo, quindi, a dover accettare senza troppo sconcerto una realtà che vuole sia la donna a prendere in mano le redini, a infilarsi i pantaloni per il semplice fatto che, ormai, è a lei che riesce meglio. “ Ci sono, in questo momento, le condizioni per affrontare una transizione più condivisa e puntare a un futuro migliore che vedrà gli uomini poter scegliere in una gamma di opportunità allargate. Come, per esempio, guadagnare meno della moglie e godersi di più i figli. Senza sentire minacciata la propria virilità» spiega Hanna Rosin. Non si vuole, di certo, proporre un mondo senza uomini, ma in cui la figura e la posizione dell’uomo viene rivalutata. Sdoganati i pregiudizi retrivi, smontate le costruzioni tradizionali. Uomo a casa, donna a lavoro: non è ancora la fine del mondo!

 

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