Approfondimenti Rivista — 17 dicembre 2012

Più del classico prestito bibliotecario, delle anteprime e delle recensioni a stimolare l’acquisto dei libri oggi è il prestito digitale. Consultare un libro e acquistarlo successivamente è ormai una consuetudine che sembra essere entrata nelle norme d’oro del lettore ed è rimasta al passo con i tempi assumendo anch’essa un carattere tecnologico. Già all’inizio dell’anno l’indagine intrapresa da Pew Internet and American Life project aveva dimostrato che il 41% delle persone che si avvalgono del prestito digitale acquistano l’ultimo libro noleggiato. Con un procedimento diverso, ma portando risultati ancor più soddisfacenti, un sondaggio online condotto su 75,000 persone dalla biblioteca di Cleveland ,Overdrive e dall’American Library Association ha rivelato che i lettori che prendono in prestito e-book acquistano addirittura 3 libri al mese tra cartacei e digitali.

Il 35% degli utenti ha acquistato un libro dopo averlo consultato gratuitamente in biblioteca in formato digitale, mentre il 44% ha affermato di aver incentivato gli acquisti digitali già nei 6 mesi precedenti al sondaggio.

Questi dati sembrano dare finalmente una giusta immagine della lettura e dell’editoria digitale.

È giustificabile il timore che la pratica del prestito digitale implichi di conseguenza il declino del cartaceo e il crollo delle vendite. Ma questo non accade per tutti; una volta consultato il libro, sarà necessario, per alcuni, averne una copia propria e quindi acquistare il titolo.

Da qui la decisione di Macmillan e Simon&Shuster di non vendere le loro copie digitali alle biblioteche, mentre RandomHouse sì, ma a prezzi più alti del prezzo stabilito per i lettori. HarperCollins decide invece di rendere limitata a 26 volte la consultazione gratuita del libro,dopodiché scatta l’acquisto obbligatorio.

Legittime le perplessità delle case editrici che cercano di salvaguardare il loro mercato e difendere il valore del libro, ma se invece di abbandonarci a supposizioni tornassimo a leggere gli altri dati del sondaggio di Pew Internet and American Life project avremmo un quadro più oggettivo e realistico della situazione. Secondo la statistica infatti il 53% dei 75,000 intervistati prende in considerazione l’acquisto di un libro scoperto dall’archivio on-line della biblioteca: ciò dovrebbe far riflettere sul ruolo che gioca l’ente bibliotecario nella pubblicizzazione e quindi far rivalutare la biblioteca stessa. Il dato più importante è che il 57% degli utenti cita la libreria come luogo di primaria importanza per la conoscenza e l’approccio con il libro distruggendo completamente le supposizioni negazioniste delle grandi imprese editoriali.

Se la tecnologia è riuscita a diventare persino parte dei rapporti umani non vedo perché dovrebbe essere intralciato il suo percorso di inserimento nella cultura. Pur vero è che in tempi come questi è difficile investire nella novità senza considerare i rischi e le perdite a cui si va incontro, però forse renderebbe più avvicinabile,accessibile ed intrigante la lettura agli occhi di una popolazione che ormai investe i suoi risparmi in apparecchi tecnologici costosi quasi fossero la garanzia di salvezza dalla crisi del momento.

Lo sbaglio non sta nello scetticismo ma nel non cercare nel lettore stesso la soluzione o la via di mezzo tra i due poli; chi consuma è l’unico che può giudicare il prodotto. Sicuramente nessun appassionato di lettura, scrittura, editoria vorrebbe sdoganare il libro a tal punto da renderlo un oggetto banale e privo di valore, ma senza dubbio esiste una via di mezzo tra il progresso e il regresso.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.