Approfondimenti Rivista — 03 settembre 2012

Se esiste ancora da qualche parte un appassionato di lettura e scrittura talmente tradizionalista da non essere stato contagiato dall’avvento di internet e dall’introduzione degli strumenti tecnologici ormai di uso comune, probabilmente non starà leggendo questo articolo. Ed è un peccato perché è proprio ad un romantico del genere che vorrei rivolgermi quando parlo di dipendenza dal web.

Trattare l’argomento rivolgendosi al navigante medio rischierebbe di essere troppo complicato, anche perché la cosa davvero interessante in questo contesto è conoscere come solo un determinato gruppo di persone si confrontano con lo strumento internet, nella fattispecie gli scrittori.

La scrittrice Zadie Smith, celebrata come una delle giovani (37 anni) autrici inglesi di maggior talento, ha deciso di concludere il suo ultimo romanzo, intitolato “NW”, come le iniziali del North West di Londra dove ha vissuto la sua infanzia, ringraziando (in barba a chi è solito omaggiare genitori, parenti, amici, fidanzati/e etc etc) nientemeno che “Freedom” e “Selfcontrol”. Se vi state chiedendo chi o cosa siano mai Freedom e Selfcontrol dovete sapere che si tratta di due applicazioni che hanno in sostanza la funzione di porre un freno alla dipendenza da internet. L’applicazione Freedom blocca l’accesso ad internet per un massimo di otto ore al giorno, mentre Selfcontrol permette di decidere quali indirizzi web bloccare e per quanto tempo. Tempo, appunto. La scrittrice inglese infatti ha motivato la sua riconoscenza verso questi due strumenti multimediali asserendo che hanno, con successo, “creato tempo”. Tempo per scrivere, in questo caso.

Ma è davvero così forte la tentazione di farsi trascinare nei meandri del cyberspazio mentre si è impegnati nella stesura di un nuovo romanzo? La comoda tastiera del pc può rivelarsi in questo senso arma a doppio taglio?

Il caso della Smith non è poi così isolato, visto che un altro scrittore britannico, Nick Hornby, ha dichiarato di utilizzare applicazioni simili per regolare la quantità di tempo passato alla deriva sul web. Senza contare che una delle app in questione, Freedom, è stata creata da Fred Stutzman per permettergli di scrivere in pace la sua tesi di laurea (oltre a Freedom, Stutzman ha ideato “Anti-Social”, un’applicazione che spegne momentaneamente i social network).

Tuttavia, le reazioni suscitate dal gesto della Smith tra i suoi colleghi sono un misto di sconcerto e divertimento. C’è chi consiglia alla giovane scrittrice di dotarsi di una macchina da scrivere e chi la invita ad utilizzare direttamente la cara vecchia penna biro come deterrente scaccia internet.

Ironia a parte, il fatto che talvolta si debba ricorrere a strumenti del genere per non perdere la concentrazione durante il processo di scrittura creativa non è per nulla confortante. I nomi stessi delle applicazioni in questione, Freedom (libertà) e Selfcontrol (autocontrollo) rendono l’idea dell’altissimo rischio di spersonalizzazione che si corre di fronte allo schermo del pc.

Il merito della Smith è stato quello di essere uscita allo scoperto senza ipocrisia e aver praticamente ammesso di non essere pienamente padrona di se stessa nel momento in cui si distrarrebbe in continuazione navigando senza meta in internet se non ricorresse all’aiuto delle fidate applicazioni.

A questo punto la questione da porre allo scrittore medio è: quanto sei dipendente da internet?

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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Suppongo che lo stesso problema si è posto a molti che facevano (fanno) ricerca o studiavano solo in biblioteca, e si vedevano, chessò, l’ultimo romanzo del loro scrittore preferito a due scaffali di distanza, pronto per essere letto dimenticandosi del proprio lavoro. Il problema è che ora non ti devi nemmeno alzare dalla scrivania, lo sforzo che ti serve per scollegarti da ciò in cui ti eri concentrato è minimo.
    Diciamo che internet si distingue per l’efficacia nel deviare la concetrazione e la volontà personale, ancor più del medium televisivo.

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