Approfondimenti Rivista — 25 gennaio 2013

Tante volte affidiamo al caso l’esperienza che non trova epilogo logico, voluto, desiderato. Quindi mettiamo a bada le nostre responsabilità e aspettiamo che una coincidenza fortuita sbrogli quel laccio che ci tiene legati all’impotenza.

Allora finalmente, in un giorno qualunque, la risposta agli affanni arriva come un liquido caldo e districante.

Ma siamo sicuri che l’origine del caso sia essa stessa casuale?

Nessun esempio apparirebbe più adatto di ciò che accade sul web. A molti di noi sarà capitato, o meglio capita tutti i giorni, di iniziare a navigare in internet e poi dimenticare qual era il motivo della ricerca. Troppi link, immagini e video non fanno altro che creare nuovi spunti e nuovi collegamenti ai quali l’ingordigia mentale non riesce a resistere. Perciò in modo compulsivo continuiamo a cliccare aspettando che la curiosità si plachi dopo aver spinto l’occhio coraggioso e strenuo ad indagare in quegli algoritmi.

Quando però la ricerca non produce nessun risultato soddisfacente, oppure quando abbiamo terminato il tempo a nostra disposizione senza concludere quella causa per cui era iniziata la navigazione, allora chiamiamo il misfatto: distrazione. Invece, nel caso in cui la perseveranza, il fiuto e la fortuna abbattano le porte della realtà scontata e noiosa permettendo così una scoperta miracolosa ecco che la parola più giusta per indicare il caso fortuito diviene: “serendipità”. La distinzione tra i due esempi è di valore, ciò significa che una ricerca casuale senza risultato è una nostra negligenza, quindi una distrazione, mentre qualora il suo prodotto fosse particolarmente soddisfacente, allora si tratta di serendipità.

Un confine labile le separa; sottile come un filo sulla sabbia che viene scavalcato mille volte dai granelli senza riuscire più a comprendere quale fosse il punto in cui dividere.

Tutto il percorso non viene valutato per la dinamica adottata, ma per il risultato che ha dato. Tutto fermo in un unico corpo che è la sintesi in difetto di quello che si è provato strada facendo.

Ma è davvero il caso a condurci alla scoperta che ha fatto gridare al miracolo? È quindi la fortuna la costante della serendipità?

In realtà credo che ogni nostra azione, anche la più insignificante abbia un motivo, forse inconscio o sottovalutato, dal quale nasce una consequenzialità a domino.

Il motivo per cui un link ci appare più interessante, un altro accattivante tanto da distoglierci dal dovere, un altro invece indegno della nostra attenzione non è casuale. Ci sono delle assonanze che di rado riusciamo a percepire, eppure sono in noi, nella familiarità, nella quotidianità. Per questo, come cobra incantati non guardiamo chi suona il flauto, ma seguiamo solo il movimento e la melodia che guidano quella che sembra una danza senza regole.

Il web minaccia la serendipità”, questo il titolo dell’articolo apparso su La Lettura firmato da David Weinberger, dove sostiene la presenza di tre ostacoli per una ricerca casuale che dia risultati positivi nella rete. E precisamente sono:

La ricerca personalizzata, le notizie filtrate e le isole culturali. La ricerca personalizzata ordina i risultati sulla scorta degli interessi manifestati nel corso della nostra precedente attività online. Le notizie filtrate ci mostrano solo gli argomenti che consideriamo importanti e sopprimono quelli per cui non abbiamo mostrato alcun interesse. Le isole culturali non ci fanno conoscere i punti di vista di chi è diverso da noi. Sono limitazioni che vanno senz’altro avversate.”

È un po’ come frequentare gli stessi luoghi, guardare gli stessi volti convincendoci della loro perfezione, un po’ come ignorare ciò che linearmente taglia a metà quel vortice che ci tiene imprigionati. Poi c’è un momento in cui da soli iniziamo a cercare la pace per i sensi. Una novità, un colore, una voglia possono mostrare spazi inesplorati ma profondamente voluti.

Oltre alle varie preferenze, e ai nostri gusti ormai assodati c’è infatti la curiosità che ci fa muovere i passi verso l’obiettivo che ignoriamo di avere.

Forse non è tutta fortuna, forse l’ambizione si veste da ingenua, forse le bugie dimenticano di essere tali e allora si cerca costantemente e follemente il motivo per cui le mani solleticano, il cuore brama e la mente pretende.

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