Approfondimenti Rivista — 18 febbraio 2014

Honorè de Balzac si alzava alle 2.00 di notte per scrivere, Haruki Murakami si sveglia tutti i giorni alle 4.00, rigore e disciplina nipponici. Virginia Woolf si svegliava alle dieci del mattino, forse come per tutte le persone depresse l’idea di rientrare nel mondo non la allettava e alzarsi le costava una grande fatica.

La sveglia dello scrittore è la più diversa. C’è chi, come Silvia Plath, cominciava a tracciare pensieri e versi ancor prima dell’alba e chi invece, come Simone de Beauvoir, si affacciava al giorno quando il sole era già alto nel cielo.

“Il mattino ha l’oro in bocca” afferma un antico famoso proverbio, che suggerisce che le cose migliori si fanno nelle prime ore della giornata.

Ma è proprio così? Può davvero fondatamente sostenersi che esiste una connessione tra “sveglia” e produttività? Chi è mattiniero produce veramente di più o si tratta soltanto di una leggenda metropolitana?

Ma soprattutto, produce davvero cose di maggior qualità?

La domanda sorge spontanea leggendo che da una recente analisi è emerso che, tra gli scrittori, quelli che si svegliavano molto presto hanno ottenuto premi in misura maggiore rispetto ai colleghi più dormiglioni.

Tuttavia, che dire di Georges Sand, che ha scritto la maggior parte dei suoi romanzi di notte, dopo aver fatto l’amore? Attività che evidentemente risvegliava tutta la sua creatività!

Personalmente al mattino, quando mi alzo e so che devo andare al lavoro e che per almeno dieci ore non potrò occuparmi né di me né tanto meno delle cose che più mi interessano, mi occorre almeno un’ora per rimettermi in sintonia col mondo. D’inverno poi, quando il cielo è grigio cupo e magari piove pure, il “tempo dell’accordo” aumenta. Superato questo primo, durissimo ostacolo, il tempo “utile” per  produrre qualcosa si riduce e si concentra alle ore centrali del mattino e del pomeriggio ed infine, potendo, alla sera, quando nulla disturba.

Gli scrittori hanno abitudini e idiosincrasie come tutti noi, piccoli o grandi riti per prendere il “via” e scrivere, giorno dopo giorno, anche soltanto poche righe.

Nel vano tentativo di capire come sia possibile il miracolo della creazione letteraria si analizzano questi riti e queste abitudini, tuttavia la correlazione “sveglia presto-scrittura di qualità” non mi convince, ciò che importa davvero è lavorare con disciplina e in armonia con i propri tempi.

Ecco, ciò che credo sia davvero importante è questo, lavorare secondo i propri ritmi, capire quali sono i momenti migliori per noi, entrare in sintonia con se stessi, e poi scrivere, scrivere, scrivere tanto.

Perché, come è stato detto, la scrittura, più che una questione di ispirazione, è una questione di traspirazione!

Simona Zagnoni

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