le interviste Rivista — 22 luglio 2013

Tutte le vite possono essere definite, a loro modo, straordinarie. Le nostre esperienze, i nostri dolori, le nostre convinzioni, il nostro modo di risolvere i problemi della vita quotidiana e affrontare il mondo, vanno a comporre delle “storie” individuali che formano la nostra identità. È dunque piuttosto relativo il concetto di vita straordinaria, ed è proprio quello che Luca Rota ci racconta attraverso il suo libro, che tratta delle esperienze di un “tizio” qualunque, straordinarie non in quanto grandi, ma in quanto sue:

 

  • A giudicare dal nome del protagonista dei suoi romanzi, Tizio Tratanti, si potrebbe quasi pensare che questo personaggio parli, in realtà, di tutti noi. Ci spieghi questa scelta.

     

Sì, sotto molti aspetti è così, o per meglio dire: è il classico “uno a caso”, l’individuo ordinario pescato nella massa e che quindi di essa rappresenta la prima “immagine” statistica. In effetti chi e cosa è il personaggio “Tizio Tratanti” lo spiega bene il sottotitolo di “La mia ragazza quasi perfetta”: Vita straordinaria di un comune tizio tra tanti. Tizio è infatti un individuo assolutamente normale con una vita altrettanto ordinaria, al quale però accadono certe cose bizzarre, improbabili, surreali, apparentemente impossibili: cose straordinarie appunto, e che tale rendono pure la sua vita quotidiana. Ma cosa è “straordinario”, poi, nella vita di tutti i giorni? Spesso, lo sono quelle cose in fondo piccole, minime, a prima vista insignificanti, che tuttavia escono dai conformismi sui quali siamo portati a costruire la comune quotidianità, e che con questa loro minima eccezionalità possono anche rendere incredibile una vita altrimenti piatta e sciatta. Peccato che sovente, come accennato, non siamo più in grado di percepirle e apprezzarle, viceversa abbagliati da tanti altri elementi ritenuti “straordinari” per imposizione dall’alto ma che invece non rappresentano nulla di veramente importante, di veramente utile e virtuoso per il nostro vivere quotidiano, anzi: lo rendono ancora più conformato, dunque più piatto di quanto forse già è. Tizio Tratanti, invece, vuoi per proprio talento, vuoi soprattutto per il gioco delle coincidenze e delle probabilità, in tante di quelle piccole cose straordinarie vi ci si ritrova dentro, e tra le mille avventure che ne scaturiscono cerca di ricavarci qualcosa di buono, per sé stesso e per la sua quotidianità.

 

  • Ci racconta brevemente, senza anticipare troppo, qualche episodio o avventura che lo vede come protagonista per far comprendere il contenuto dell’opera?

Beh, come si può intuire dal titolo – o meglio dai titoli di entrambi i romanzi dei quali è protagonista – Tizio Tratanti, persona appunto comune e dalla vita quotidiana ordinaria, per puro caso un giorno incontra quella che gli pare la ragazza più bella e sexy di questo mondo. Ovviamente se ne innamora perdutamente, la crede tanto perfetta da poter rendere altrettanto perfetta la propria suddetta vita altrimenti ordinaria, se saprà conquistarla… Però così perfetta quella ragazza non lo è, e in qualche modo le bizzarre peripezie che dovrà affrontare per conquistarla, prima, e per “fronteggiare” poi la sua non perfezione fanno il paio con quelle attraverso cui cerca di portare avanti la propria vita quotidiana, ben dotata di tanti piccoli/grandi problemi comuni a tutti – ad esempio, Tizio è un precario, deve trovarsi un posto di lavoro sicuro ma come è noto il mercato, oggi, non offre granché, e trovarsi di fronte offerte di lavoro come questa, “Consorzio di ditte di costruzioni tradizionali in legno d’arredamento d’interni ricerca personale particolarmente sballato e con esperienza nella lavorazione industriale e artistica dei legnami. Rivolgersi a Stube-Facenti Spa” (pag.54), è piuttosto scoraggiante… Fortunatamente c’è Sandro, il suo cane, un pastore bergamasco particolarmente saggio e intelligente al punto da riuscire addirittura, con i pervicaci insegnamenti di Tizio, ad imparare a guidare la sua utilitaria. Ma… “Ma, porca miseria schifosa, non concepisce che l’auto ha anche la retromarcia! Niente, non c’arriva, come non esistesse, come se per un cane il termine “retromarcia” non abbia alcun senso! Va, arriva fino al muro in fondo, frena correttamente e si ferma! E ogni volta mi tocca toglierlo dal sedile di guida, sederci io, fare retromarcia e girargli l’auto in modo che possa fare i sessanta-settantra metri di spiazzo in avanti dalla parte opposta, fino al muro dall’altra parte… E ricomincia la stessa solfa! “La retromarcia!” gli urlo io, guidandogli la zampa sulla leva del cambio per fargli vedere e capire come si mette. “Sei un cane idiota, ecco!”, e lui per tutta risposta mi guarda con quei suoi occhioni e quella sua faccia da torna-a-casa-lassie-scena-finale come a chiedermi: vero che ce l’hai un altro biscotto per me?” (pag.9)

 

  • Il tentativo da lei operato è quello di far riflettere, divertendo. In che modo?

Nel modo per il quale credo che la risata, ovvero l’atteggiamento divertito e ironico che essa suscita, è in grado di andare a fondo nelle questioni della comune vita quotidiana con tanta leggerezza e semplicità quanta profondità e sagacia. In qualche modo, se così posso dire, ho cercato di recuperare e adattare al mio stile di scrittura la grande forza che da sempre la satira possiede nell’osservare la realtà che ci circonda, rivelarci le sue evidenze e aiutarci a comprenderle anche sbeffeggiandole. Al di là della sua veste assolutamente e follemente umoristica, in effetti i romanzi hanno sul fondo un senso serioso, quasi filosofico: invitano a riflettere – come accennavo poco fa – su cosa possa e debba essere veramente importante per la nostra vita, cosa la possa rendere interessante, preziosa, fuori dal comune, e su cosa, di contro, non sia che un peso inutile, all’apparenza piacevole e prestigioso ma nella sostanza vacuo, futile se non pure dannoso.

 

  • Qual è il messaggio che vuole inviare?

Il messaggio primario, alla fine, è di fare come fa Tizio Tratanti: tentare di rendere la propria vita quotidiana, che appunto il sistema nel quale viviamo vorrebbe rendere sempre più conformata e “normalizzata”, un qualcosa di “straordinario”. E spesso per ottenere ciò non serve fare cose pindariche, non occorre andare sulla Luna o essere supereroi: no, potrebbe pure bastare il riscoprire – lo ribadisco – quelle piccole cose che già abbiamo a disposizione o comunque a portata di mano, forse finora ignorate, ma che sono in grado di cambiare un’esistenza quotidiana, renderla più ricca di emozioni, più intrigante, più bella da vivere. Ah, preciso però: fate come fa Tizio Tratanti ma non fate proprio tutto quello che lui fa e combina… Potrebbe essere pericoloso, e ne approfitto per dissociarmi da certe sue cose delle quali leggerete nei romanzi!

 

  • Nonostante il nome del protagonista e le storie di vita “comune”, a chi consiglierebbe in particolar modo di leggere questi libri?

     

Per la sua duplice natura, cioè quella che permette di leggerli su un piano meramente umoristico ovvero su quello più “pragmatico-filosofico”, entrambi i libri possono certamente soddisfare il più ampio pubblico immaginabile. Ma se proprio dovessi identificare una “categoria” di lettori più “potenziali” di altri per i libri, beh, direi tutti quelli che hanno voglia di guardare il mondo che si ritrovano intorno attraverso uno sguardo alternativo, originale, diverso se non opposto a quello ordinario. Tizio Tratanti è un “ribaltatore di realtà”, è un tipo che ottiene i suoi scopi per strade diverse da quelle che quasi tutti gli altri percorrerebbero, è uno che se tutti guardano verso una direzione, lui guarda dall’altra perché potrebbe anche da quella esserci qualcosa di interessante da vedere. Non è un classico (e banale) anticonformista, un “bastian contrario”, tanto meno uno snob: è semmai è uno che sbaglia spesso, che ne combina di tutti i colori ma sa bene, più o meno consciamente, che sbagliando s’impara, e che è meglio sbagliare e così forse imparare piuttosto che non far nulla e altrettanto nulla imparare. Ecco, a chi si ritrova in questo piccolo ritratto certamente piaceranno molto i romanzi.

 

  • Si definisca come scrittore.

Oh, bella domanda, visto che io non mi definisco uno “scrittore”! Lo sono formalmente, certo, nel senso proprio e condiviso che il termine possiede, ma preferisco definirmi “autore”. In parte per sfuggire a quel sovraccarico di artificiosa (se non falsa e immeritata) importanza che tanti piazzano sopra a quel termine, sfoggiandolo poi come fosse un orologio d’oro di qualche prestigiosa marca, ma soprattutto perché sono convinto che chi scrive libri non debba essere definito da qualsivoglia terminologia ma dagli stessi libri che ha scritto. Sono loro a “fare” lo scrittore, non viceversa – ovvero non col mero processo di creazione, che indubbiamente è fondamentale ma che da solo non può essere in grado di conferire valore letterario a un’opera edita e a chi l’abbia scritta. E, nel mio essere in primis “autore”, cerco da sempre di scrivere libri che possano offrire ai lettori qualcosa che altrove difficilmente si può trovare, sia a livello di stile che di tematiche trattate e narrate. Non posso dimenticare che la letteratura è un’arte, e in quanto tale deve offrire una visione il più possibile originale (al di là che sia realistica o fantastica) del mondo che abbiano intorno e attraverso di essa veicolare un certo messaggio “utile” e possibilmente illuminante, che sia una lettura alternativa delle realtà del mondo stesso, un’idea, un’opinione, un’accusa, un’utopia o che altro. Questo determina il valore letterario – ovvero artistico, vedi sopra – dell’opera, e persino il più banale libroide (per citare Gian Arturo Ferrari) d’intrattenimento non può esimersi dal ricercarlo e provare a fregiarsene, almenoun poco. Dunque, a mio parere non può esistere lo “scrittore” a.k.a. “autore” di libri che non persegua questo fine attraverso la propria scrittura. Se ciò invece accade – e oggi, nella letteratura contemporanea soprattutto mainstream accade spesso! – non si è di fronte a uno “scrittore”. Ecco, più che una definizione, così ho dato una buona contro-definizione del termine in questione!

 

  • C’è un collegamento tra la stesura di questi libri e i contenuti della trasmissione radiofonica, Radio Thule, che conduce?

     

Formalmente no, ma in spirito direi proprio di sì. Anche con Radio Thule cerco di disquisire dei più svariati argomenti offerti dalla quotidianità – da quelli meno impegnativi a quelli più seriosi – offrendo quando possibile un punto di vista alternativo sugli stessi. Il che naturalmente non significa che tale punto di vista “altro” sia per forza più giusto e vero di qualsiasi altro, ma di sicuro la più ampia varietà possibile di fonti e nozioni su un dato tema aiuta sempre a meglio definire la propria personale opinione sullo stesso. Dunque, se pare forzato sostenere la sussistenza di un legame tra il programma radio e i libri in questione, tale legame assolutamente c’è tra gli scopi del programma e ciò che mi prefiggo di conseguire attraverso la mia attività letteraria. “Thule” nella mitologia greco-romana, rappresentava una terra tanto mitica quanto ideale, abitata da una popolazione di civiltà superiore: ecco, denominare così un programma radio significa per me cercare un senso “ideale” degli argomenti trattati, che sfugga – anche qui – a qualsivoglia conformismo e che invece cerchi in ogni modo possibile di mettere in moto il pensiero – che è la prima e più grande libertà che l’uomo possiede. Il tutto in base a ciò che nel merito io posso fare: certamente molto poco, ma ci provo e ci metto una bella dose di passione!

 

  • Quale pensa debba essere il ruolo principale dei media nel mondo moderno e quale quello della letteratura?

     

Ribadendo quanto sostenuto poco fa, in merito alla letteratura lo scrittore/autore, anche quello più banale e commerciale, non dovrebbe mai – e sottolineo mai – dimenticare che la stessa è un’arte, e in quanto tale non può esimersi dal perseguire quei fini dei quali ho appunto detto prima. Lungi con ciò dal farlo sentire importante e socialmente prominente, chi scrive e pubblica libri dovrebbe essere ben conscio di tale fortunata responsabilità: il libro è l’oggetto culturale per eccellenza, è la prima cosa (e la più accessibile, peraltro) che viene in mente a tutti quando si parla di “cultura”, e non serve dire quanto la cultura – in senso generale, ovvio, non solo quella letteraria – sia fondamentale per qualsiasi civiltà e relativa società civile. Ergo, è pure inutile rimarcare quanto sia importante l’attività letteraria e quanto bene (o male, se fatta male) possa fare al pubblico che è parte attiva della suddetta società civile. Posto ciò, a ben vedere il compito di narrare storie e rifletterci sopra proprio dello scrittore/autore è strettamente legato al compito che hanno i media di riportare la realtà – e, se possibile – la verità circa il mondo che abitiamo. In fondo, l’informazione mediatica – termine contemporaneo ma che qui uso in senso generale e atemporale – è storicamente figlia della scrittura letteraria. La cultura sopra citata, così fondamentale per la civiltà, è fatta di conoscenza e riflessione, con l’uno elemento che non potrebbe sussistere senza l’altro e non dovrebbe fare le veci dell’altro, ambedue collaboranti per diffondere al meglio la cultura stessa. Fatto sta che ormai da tempo qualcuno ha scoperto che manipolando la conoscenza della realtà avrebbe “azzoppato” pure la relativa riflessione: i media di oggi troppo spesso non sono altro che veicoli/veicolatori di confusione “strategica”, e credo sia anche per questo che sugli stessi si parli sempre troppo poco di libri e letteratura. Solo risolvendo questa moderna antinomia si potrà nuovamente pensare di fare “buona cultura”, altrimenti temo che pure l’ambito letterario verrà inesorabilmente intaccato da tale devianza – come forse già stiamo vedendo accadere.

 

  • Progetti per il futuro?

Troppi, come sempre! Tra quelli in progress o già in cantiere tre nuovi libri, uno totalmente diverso dall’altro, tra i quali il terzo e ultimo capitolo – dopo La mia ragazza quasi perfetta e Cercasi la mia ragazza disperatamente – della trilogia dedicata a Tizio Tratanti e alle sue avventure, sempre con Senso Inverso Edizioni; poi un nuovo progetto artistico-letterario ispirato e conseguente al precedente The City of Simulation | La Città della Simulazione, probabilmente questa volta con una matrice più specificatamente artistico-espositiva; infine, quale lavoro “permanente” a cui tengo molto, il blog lucarota.wordpress, con il quale mi occupo di tematiche legate al mondo letterario-editoriale e artistico in generale.

Grazie di cuore per questa bella intervista! Alla fine l’importante non è tanto parlare del sottoscritto, dei suoi romanzi o di che altro, ma soprattutto parlare di libri: per questo trovo sempre bello rispondere a domande interessanti come queste, e dunque rinnovo il mio grazie non solo per lo spazio che mi avete dedicato ma pure all’intero progetto “Scrivendo Volo” per quanto sa fare a favore della letteratura indipendente italiana contemporanea!

Link per l’acquisto: http://www.edizionisensoinverso.it/catalogo_acquafragile_la_mia_ragazza_quasi_perfetta.htm

 

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