Approfondimenti Rivista — 14 maggio 2013

Una storia che comincia quarant’anni fa. Siamo alla Lambeth Library di Londra, l’imponente biblioteca fondata nel 1610 situata nell’omonimo palazzo, sede della residenza ufficiale dell’arcivescovo di Canterbury. E’ il 1975 quando lo staff di questo prestigioso scrigno di manoscritti si rende conto che manca all’appello un numero consistente di testi antichissimi: si stima che l’ammanco sia di circa sessanta volumi, ma è difficile poter arrivare a stime precise. Le forze di polizia vengono subito messe in moto, ma dei preziosi testi, nessuna traccia.

I tesori dell’arcivescovo sembrano ormai persi per sempre quando nel 2011 viene recapitata presso la Lambeth Library una misteriosa lettera sigillata: e si scopre l’inaspettato. La strada per recuperare i volumi scomparsi è finalmente illuminata: un ex dipendente della biblioteca confessa, poco prima di morire, di aver sottratto parte dei manoscritti e di averli custoditi nella soffitta della sua abitazione londinese.

La sorpresa più grande si verifica però quando lo staff della Lambeth giunge all’appartamento dell’ex bibliotecario: altro che i sessanta libri stimati, la collezione di questo singolare londinese ammonta a ben millequattrocento esemplari! Si tratta di un tesoro inestimabile che comprende anche opere antichissime, tra le quali anche alcuni testi miniati XVI secolo: il tutto avvolto nella polverosa intimità di una soffitta qualunque.

Una storia a lieto fine, si direbbe: se solo non fosse per lo stato in cui questi testi sono stati rivenuti. L’ex dipendente, infatti, per eliminare ogni traccia della proprietà della Lambeth, aveva utilizzato inchiostri chimici e strumenti da taglio per rimuovere il marchio della biblioteca. Dopo anni di duro lavoro, oggi il 10% dei libri danneggiati è stato riparato, mentre il 40% dei testi ritrovati è rientrato ad occupare gli scaffali dell’antica sede.

Ladro di libri o appassionato bibliofilo? Si è pensato che l’interesse di questo individuo, vista soprattutto la volontà di eliminare il marchio della biblioteca londinese, fosse quello di rivendere il bottino sottratto. Ma dall’ordine e dalla cura con cui i libri sono stati rinvenuti, si direbbe piuttosto che si sia trattato di un romantico collezionista di libri antichi. Del resto, perché acquistiamo i libri piuttosto che prenderli in prestito in biblioteca? “Mi piace averlo in casa”, pensiamo: possedere un libro significa custodirlo con attenzione, poterlo prendere e toccare, tastarne i contorni, odorarne la carta, in qualsiasi momento. Attraverso l’acquisto di un libro possiamo accoglierlo nella nostra casa, adottarlo, per così dire, e renderlo parte della nostra vita.

Evidentemente, questo è quello che deve aver pensato anche il ladro-bibliofilo in questione: anche se nel suo caso, al di là dell’atto illegale legato al furto, c’era in gioco la collezione dell’arcivescovo di Canterbury.



 

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