Approfondimenti Rivista — 19 gennaio 2013

L’eleganza rispecchia quello che hai fatto, pensato, visto in ogni momento della tua vita, e diventa il tuo modo di essere, in cui metti in gioco personalità, audacia e libertà.”

Se state pensando che l’autore di cotanta massima sia uno stilista, un guru della moda, del calibro di Valentino o Ferragamo vi sbagliate di grosso. Il genio in questione è invece quello di Lapo Elkann, presunto manager ed imprenditore italiano, non prendetevela con me, cito dal suo sito ufficiale, che qualche giorno fa ha presentato il suo primo libro “Le regole del mio stile”. Lapo parla di sé, del suo mondo e di come lo vive; una visionarietà che nasce anche dalla capacità di stupirsi continuamente, di spingersi oltre i limiti: perché l’originalità bisogna saperla costruire. E soprattutto saperla indossare.

Intanto, andiamoci piano con le parole, parlare di libro mi sembra un insulto alla categoria. La rèclame dell’audace lavoro autobiografico di Lapo parla di 192 pagine, interamente a colori. Incuriosita da questa precisazione, sono andata in libreria per sfogliarlo. Intanto la copertina, più che un imprenditore, ritrae Lapo in versione aspirante modello D&G che mi lascia alquanto perplessa. Apro ed inizio a sfogliare, il libro non è altro che un insieme di disegni, schizzi, foto e, sparsi qua e là, un pensiero, un appunto che spiegano come l’eleganza sia al centro della vita di Lapo. Come il trafiletto dedicato al denim, il tessuto di jeans, con cui Lapo racconta di averci rivestito gli interni della sua famosa Ferrari mimetica e tappezzato il frigorifero. Questo perché jeans, secondo lui, è sinonimo di democrazia, “tutti indossano il jeans, me come il Papa” dice nell’intervista di Fazio a Che tempo che fa. Fare commenti in merito è davvero troppo semplice, la presunzione e l’ignoranza di questa novità letteraria parlano da sole.

La domanda che sorge spontanea è: chi ha avuto il coraggio di pubblicare un aborto letterario del genere? Basta una piccola ricerca per scoprire che si tratta della ADD, casa editrice ‘vip’ torinese, fondata da Andrea Agnelli, Davide Dileo, Boosta dei Subsonica per capirci, e Michele Dalai. Ah beh, allora è tutto chiaro, ingenua io a non averci pensato prima. La grande casa Agnelli ha tutto il necessario per rendere possibile l’ultimo eccentrico sogno nel cassetto del caro Lapo.

E chi dovrebbe essere il lettore ideale che Lapo ha in mente? Da profana in materia quale sono, immagino l’imprenditore medio, l’uomo che vuole vendere se stesso, ancor prima dei frutti del suo mestiere. Il bello è che probabilmente riscuoterà anche un discreto successo, già me lo immagino come possibile regalo di compleanno da parte di una moglie che vuole un marito più al passo con i tempi. Tra le pagine ci spiega che “l’immagine è importante, ma se dietro non c’è la sostanza è inutile”, altro che Piccolo Principe, noi abbiamo un Lapo-filosofo! Eppure la sua stessa vita sembra un conferma dell’esatto opposto, l’apparire come unico modo di emergere, di uscire dagli schemi. Cosa si ci può aspettare da un uomo che indossa occhiali, anche appariscenti, ma che in realtà non ha alcun problema di vista? Ma lui non ne fa un cruccio delle critiche, anzi, quando gli viene fatto notare che il suo italiano è tutt’altro che impeccabile sorride e dice che i suoi non sono altro che congiuntivi creativi. Poveri noi mortali che abbiamo tanto a cuore la grammatica.

Questa storia me ne fa tornare in mente un’altra. Ricordate l’episodio in cui Lapo, seduto in prima fila, intercettò la palla in una partita di basket NBA? Ecco, è la stessa cosa che sta facendo ora: immischiarsi in qualcosa che non lo riguarda.

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