Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Scroscia maledettamente. Mi sto bagnando le gambe con gli schizzi delle auto che corrono via veloci davanti a me. L’ombrello non basta a ripararmi, se non arrivi in fretta mi troverai fradicia e gelata. Se invece di queste scarpette aperte così graziose avessi indossato i soliti stivali….! E’ che volevo essere lieve per te, stasera, e desiderabile. Farti dimenticare la pazzia di questa fuga fuori orario. Sento l’aria fredda salirmi su per le gambe, sotto la gonna e sottolineare i pizzi discreti delle calze autoreggenti e la sgambatura della guepière color blu alba. Comincia a farsi scuro il cielo, si sono appena accesi i lampioni sulla strada, ma la luce è ancora tremula e fioca. Queste prime giornate piovose d’autunno mi colgono sempre impreparata. Le desidero durante l’estate, le attendo. Penso con sollievo all’aria rinfrescata, immagino di avvolgermi nell’abbraccio morbido di ampi cardigan. Mi accoccolo nella loro carezza dai colori tiepidi per togliermi di dosso la sensazione violenta del caldo soffocante. Non è un’idea che mi faccia sudare… mi consola, ammorbidisce l’attesa dell’autunno. Ma quando arriva davvero, io sono sempre indietro, con il guardaroba ancora pieno di shorts e magliettine. Stasera ho provato mille cose prima di farmi andare bene questo abitino un po’ scollato. E ho freddo, e tu non arrivi. Il traffico a quest’ora si fa più intenso in questa zona. Sono proprio qui, sul marciapiede alto, dove la strada curva a destra subito dopo l’uscita della tangenziale, in direzione del centro città. Gli uffici della Regione e della Fiera sguinzagliano i loro impiegati sulle larghe strade alberate tutt’intorno. C’è anche la Multisala, più in là, la vedo di lontano. Il parcheggio è pieno, nonostante sia un giorno feriale. Chissà chi va al cinema il mercoledì alle 18.00… Le luci dei fanali delle auto rifrangono nella pioggia, non riesco a distinguere i modelli delle macchine. Tutte le volte che una rallenta vicino a me, mi sporgo per vedere se sei tu. No, la tua è un’Audi famigliare. Se non vedo il retro non so distinguere A4, A6… sono tutte uguali. Anche il grigio metallizzato non è un indizio certo. Continuo a sporgermi e mi stringo sempre più nel mio soprabito da mezza stagione. L’acqua mi cola giù per una manica, dal polso al gomito: l’ombrello deve avere un foro in cima, vicino al puntone. Sento la manica appiccicarsi al braccio, qualche brivido scende giù per la schiena. Un’auto passando ha schizzato così vicino che anche le lenti degli occhiali si sono bagnate, devo asciugarle con la pezzuola che ho nella borsetta. La apro, rovisto un momento e trovo quel favoloso pezzettino di stoffa che per un attimo miracoloso ridona limpido alla vista. Tiro fuori anche lo specchietto e ripasso il lucidalabbra: ormai è mezz’ora che aspetto, non tarderai ad arrivare! Mi imbarazza farmi trovare fradicia e stropicciata, non è così che immaginavo la nostra soirée. Almeno il sorriso sia luminoso! Strano, però, neanche uno squillo per scusarti del ritardo, chissà cosa è successo, chissà dove sei. Poco lontano da me sono smontate da un’auto tre ragazze con la minigonna e gli stivali sopra al ginocchio, la giacchetta di lurex corta con la cintura annodata. Le gocce d’acqua ci scivolano sopra facendole brillanti come le lucine intermittenti degli alberi di Natale, paiono scese direttamente da una pagina di una rivista glamour. Accendono una sigaretta e aprono l’ombrellino da borsetta, chiacchierando veloci in una lingua che non capisco. Nel giro della curva io mi trovo poco prima di loro, una decina di metri. Un’auto si avvicina rallentando: eccoti, finalmente! L’autista piegandosi un po’ verso destra, sul sedile del passeggero che non c’è, abbassa il finestrino e mi rivela un viso che non è il tuo. La delusione mi impedisce di ascoltare cosa voglia e mi ritraggo intimidita, stringendomi nel trench ormai fradicio. Alzo lo sguardo lontano, nel profondo del flusso delle auto che scorrono veloci verso il centro, il più lontano possibile, cercando di forare il buio che ormai mi avvolge in quest’attesa incomprensibile. L’autista si riferma poco oltre e dopo una breve trattativa la ragazza bionda e più giovane sale salutando le amiche.  Scarta veloce una chewing-gum e la mette in bocca mentre sorride masticando un po’ sguaiata. Mi hai dato appuntamento in un punto sbagliato, sto sulle spine… e non arrivi. Mi allontano dalle due ragazze ripensando al momento in cui ci siamo accordati: avevamo discusso, sì, e ti eri innervosito. Quando ti arrabbi io perdo la padronanza di me, mi agito tutta: forse ho capito male il posto… forse lo hai fatto apposta… E’ un’ora che sono qui, non è possibile… Provo a telefonarti ma la voce dell’operatore ti dice irraggiungibile. Già. Forse non arriverai nemmeno…   Si ferma un auto verde bottiglia, di un modello che non se ne vedono più. Un uomo coi baffi vestito in giacca, gilet e papillon, con lo sguardo a palla e sperduto, apre direttamente lo sportello e mostra un sorriso ingenuo e buono: “…Niente di male, solo per parlare…” I suoi occhi sono un invito a salire. Esito un poco di fronte ai sedili squadrati in finta pelle, ma ho freddo, ormai troppo; anelo a un passaggio veloce verso la prima fermata di un bus che mi riporti a casa. Gli chiedo dove sia diretto, vorrei aggiungere altro ma lui è già pronto a sporgersi, chiude la portiera senza nemmeno avermi ascoltato, mette in moto l’auto e la lingua: mi allaga un traboccare di parole, l’acquazzone di un discorso senza fine sulla solitudine e l’amore, le incomprensioni, le attese vane e i momenti incompiuti. E la paura, il sentirsi sbagliato, la mamma gli amici e la morte. Fa il giro completo dei viali due volte, ripetendo ossessivamente sempre gli stessi tre quattro pensieri. Non mi guarda, non vede nemmeno quanto sono fradicia. Quando in qualche modo il suo sfogo gli ha fatto raggiungere la pace dei sensi, cade un silenzio greve che dura fino al primo semaforo rosso. Accostando al marciapiede mi chiede: “Va bene qui? quanto le devo?”

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scrivendovolo

(5) Readers Comments

  1. Rapido,asciutto,leggero….efficace!

  2. sembra di essere lì.
    bravissima.

  3. Il racconto mi è piaciuto molto e, se avessi avuto facebook, l’avrei votato… Non ci sono altri modi di votare?
    In bocca al lupo!
    Francesco 😉

  4. brava! concordo anch’io con Patty, sembra proprio di essere lì!

  5. Pingback: Concorso letterario “Buk”: Ecco i 35 racconti selezionati | ScrivendoVolo

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