News Rivista — 31 dicembre 2012

La cultura non rende ricchi, la cultura rende uomini. In ogni forma, essa è chiamata a svolgere un ruolo essenziale per l’uomo fin dalla sua genesi: recuperarlo. Il sentimento di annientamento, alienazione, frustrazione dato dalla smania del possesso viene annichilito dalla pienezza del sapere.

Nel celebre film “Il Divo” di Sorrentino, Andreotti sostiene che per uno come lui venuto dalla povertà, essere considerato colto diventa essenziale, più importante di qualsiasi altra considerazione positiva o negativa. Questo perché la cultura dà sicurezza, consapevolezza, senso di rivincita, talvolta.

Il senso di rivincita che hanno provato grazie alla cultura le terre basche di Bilbao, in Spagna, è inenarrabile. Nel 1990, un’area degradata della regione spagnola viene individuata come idonea per iniziare un piano di rivalutazione culturale. Il progetto ha come esito la creazione di un museo d’arte contemporanea unico al mondo, il Guggenheim Museum di Bilbao, progettato dal canadese Frank Gerhy.

Dopo sette anni di dure polemiche, relative alla natura stessa del progetto, ritenuto una cattedrale nel deserto, uno spreco di risorse per di più a totale carico della collettività, uno scandalo clientelare a cui hanno fatto seguito ritardi di lavorazione e aumenti di costi, nel 1997 il Guggenheim viene inaugurato.

Morale della favola: nel solo triennio 1998 – 1999 – 2000 ha prodotto un indotto pari a oltre 635 milioni di dollari. Oggi è considerato uno dei più spettacolari esempi di decostruttivismo e il simbolo della città di Bilbao nel mondo. Non serve aggiungere altro

Qualche centinaio di chilometri più ad est, nel 2010, la Ruhr è stata nominata capitale della cultura. Un’intera regione, per la prima volta. Per di più una regione famosa solo per le incredibili risorse minerarie, per le acciaierie, le miniere, i gasometri e gli interessi politici sfociati in conflitti. Ora l’attività stessa svolta per secoli da questa regione è stata trasformata in museo. Rem Koolhaas vi ha realizzato il modernissimo RuhrMuseum, inaugurato nell’ex padiglione della Zollverein dove un tempo veniva lavato il carbone: l’ex rampa di scivolo del silos è stata trasformata da Koolhas in una spettacolare scalinata illuminata da neon color rosso incandescente, che si arrampica per oltre 30 metri e porta alla sala museale che ospita una ricca documentazione sul passato della regione.

E ancora, il Red Dot Design Museum, che Norman Foster ha ricavato nell’edificio 7 del complesso minerario, un tempo ospitava la caldaia, ora è una cattedrale dell’industria, dove il simbolo della sacralità è costituito da un’auto sospesa come un dio pagano.

Queste storie hanno dell’incredibile, nascono dalla volontà di chi ha creduto che il concetto di cultura sia intrecciato a quello di identità, di rinnovamento, di novità, di spregiudicatezza. In una parola: di uomo. 

Redazione

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