Approfondimenti Rivista — 19 settembre 2012

C’è questo libro di cui si parla tanto, a proposito e a sproposito. Si intitola “Cinquanta sfumature di grigio” e vanta la nomea di essere il primo capitolo di una trilogia di enorme successo. Attenzione, perché le cifre sono impressionanti, così impressionanti da far impallidire perfino l’amata Rowling (creatrice di Harry Potter).

Erika Leonard, in arte E.L.James, è la fortunata autrice: una casalinga cinquantenne che, da un giorno all’altro, si è letteralmente improvvisata scrittrice divenendo l’artefice di un vero cult, un trionfo macroscopico, ammirevole ed innegabile. Sveliamo l’arcano: cosa c’è dietro ad un successo di tale portata? Molto semplice: un sapiente mix di un buon Harmony e un Twilight molto spinto, un pizzico di Federico Moccia e una spolverata di Rocco Siffredi con le borchie.

La trama, in effetti, non ha l’assurda pretesa di stupire nessuno; la stessa autrice dichiara di non aver “inventato” nulla ma di aver rimaneggiato del materiale di indubbio successo. Il protagonista Mister Grey è il principe azzurro del ventunesimo secolo: oltremodo affascinante, sicuro di sé, autorevole, non cavalca un cavallo bianco, bensì un elicottero privato ed è, per completare l’opera, pure miliardario, il che non guasta mai.

Tuttavia, c’è un lato oscuro che si cela dietro una regale camicia di Viktor & Rolf: Grey ha attitudini sessuali estrose, pericolose, inquietanti.

E chi poteva cadere nella ragnatela di perversioni sadomaso se non la fanciulla pura, inibita e un po’ imbranata? Ebbene sì, Christian desidera nientemeno che lei, Anastasia Steele, la ragazza acqua e sapone, inesperta e timidona che verrà impetuosamente catapultata nel vortice delle tenebrose, peccaminose cinquanta sfumature del cuore di Grey, tra colpi di frustino ed elettrizzanti voli in elicottero.

Aldilà della trama, “trita e ritrita”, è qualcos’altro a scandalizzare chi della lettura ama il sapore. Lo stile dell’autrice, infatti, rivela una scrittura problematica che singhiozza in periodi brevi, aridi, irrimediabilmente sconnessi. Tra i più apprezzati procedimenti retorici annoveriamo le frasi zoppicanti (un esempio che valga per tutti: “ti.voglio.qui.ora.”), la poca credibilità di scambi email nei quali si indica come oggetto “impaziente!” o “prepotente!”, la fantasia di perifrasi quali “ginocchia tremanti” e “farfalle nello stomaco”.

Viene da dire: a questo punto, meglio “Lolita” di Nabokov, almeno quella è trasgressione sempre chic.

Nonostante le critiche, le approssimazioni e i dibattiti, le Cinquanta sfumature hanno venduto 37 milioni di copie, vendono (la versione e-book sta già dilagando) e venderanno, tant’è vero che, per riscaldare il nostro autunno, è già in programma la presentazione nelle sale cinematografiche. Aggiungerei: le innumerevoli lettrici sono infervorate, impazienti di un sequel. Magari alcune di loro si stanno avvicinando alla lettura proprio grazie a questa trilogia dalla fattura semplice ma coinvolgente, un po’ volgare ma energicamente passionale. Bombardano la casella email dell’autrice ringraziandola per aver “svecchiato” la loro vita sessuale, sanato la loro coppia e riattizzato un fuoco fatuo.

La James, infatti, sostiene che il punto forte della vicenda sia la storia d’amore, non il sesso. Christian e Anastasia, in effetti, si amano ma sono irriducibilmente l’uno il contrario dell’altro. Lo riconoscete? A far capolino è proprio Lui: l’amore ostacolato, negato, quello che aveva avvinto le più nobili eroine ottocentesche e consumato intere candele per leggere “Pride and Prejudice” di nascosto, sotto un cuscino e una coperta rammendata. Scatta fulminea l’elettricità. Inevitabile esserne preda.

1300 pagine avvincenti perché, checché se ne dica, 37 milioni di copie significano qualcosa. Significano che la lettura ha ancora tante chances.

Che un grande pubblico può esistere, magari partirà da un romanzetto soft, “pop-porno” ma abbiamo fiducia, vogliamo averla.

Che le donne continuano a divertirsi con l’intramontabile versione del principe azzurro.

Che di amore e sesso non se ne parla mai abbastanza.

Che la storia più vecchia del mondo funziona ancora: la donna ha la sindrome di Cenerentola e vuole salvare il suo omaccione da un’infanzia difficile, da uno spigoloso rapporto con il mondo.

Che la curiosità è femmina ed è grazie a questa nobile arte che un volume inizialmente pubblicato online, trova nel passaparola il suo più rombante motore.

Ed infine, che in un momento di crisi economica e sociale, evadere ci piace, sognare ancor di più.

 

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(1) Reader Comment

  1. Meglio questo articolo del libro!

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