Approfondimenti Rivista — 24 settembre 2013

La logica del supermercato entrò nelle librerie per la prima volta con la diffusione della società dei consumi. È cosa normale e accettata da sempre, per quanto i libri non siano esattamente paragonabili a un dentifricio. Da anni non è neppure difficile trovare dei bestsellers direttamente dentro i supermercati o tra gli allegati di un giornale. Tutto bello e utile per invitare alla lettura.

Però un libro si nutre di linguaggio non solo come approccio ma anche come contenuto, e se non altro per questo motivo meriterebbe di essere liberato da slogan che andrebbero benissimo per qualsiasi scarpa, spazzola e quant’altro. La forma comunicativa adoperata per proporli è l’antitesi di ciò che è il vero linguaggio.

Ci sono venditori ed editori convinti dell’utilità della fascetta di richiamo che avvolge le copertine; anche su questo ci sarebbe da ridire, dato che queste famose “fascette” (di solito gialle) sono riservate solo ai bestsellers annunciati e non ai libri più piccoli, appannaggio questi non certo dei supermercati ma delle vecchie, gloriose librerie, ahimé sempre meno diffuse e sempre più legate a poche catene. Sappiamo infatti che tali pubblicazioni minori beneficiano solo del colloso annuncio “novità”.

Ma poi, tornando a bomba: il linguaggio? È possibile che gli autori di certi richiami su fascetta siano i discendenti degli strilloni che una volta gridavano per la strada le notizie più eclatanti? A quanto pare è proprio così. Se non addirittura di uno solo, di quegli strilloni di allora, vista anche la monotematicità e il tono usato per pubblicizzare il libro di turno (“Il thriller che ha ipnotizzato l’America”, “Dall’autore di…”, “Rivelazione dell’anno”, “Direttamente dal Premio Strega”, o “Bancarella”, o altro).

C’è da riconoscere che questi strilloni di oggi non si sono fermati ai metodi dei loro nonni e si sono adeguati ai metodi moderni. Quelli della parola scritta? No, non è a questo che mi riferisco: non esagererei infatti sul definire quattro vocaboli scritti e ripetuti un passaggio alla modernità. Diciamo che quella fase l’hanno saltata quasi a piè pari imparando il minimo richiesto dal loro compito. Anche quando succede che la fonte principale sia un quotidiano come La Repubblica, pare che il loro sforzo nell’operazione di banalizzazione dia sempre i suoi frutti. Ma allora la loro modernità dove sta? Nei numeri. Numeri grossi, naturalmente, come piacciono al ‘grosso pubblico’ che non sa nulla ma cerca un libro da regalare a un amico che legge. Perché è inutile negarlo, queste fascette non sono per i lettori – che sanno tutto – ma per chi deve fare un regalo di compleanno o di Natale a qualcuno. Cosa cambia per questo tipo di acquirente se un tal Severino Cicerchia (cit. da un film non a caso molto popolare) è bravo o se è stato pubblicato per motivi di conoscenza o di politica? L’importante è che sulla fascetta ci sia scritto ben chiaro che ha venduto un milione di copie. Che magari neppure è vero, ma l’inganno funziona e non sembra che disturbi eticamente più di tanto i lettori informati. Anche perché, si direbbe, l’inganno fa bene all’editoria morente. Ma se l’editoria morente non l’hanno risollevata neanche illustrissimi letterati quali Totti, Balotelli e la Littizzetto, crediamo davvero di risollevarla con questi mezzucci? Almeno salviamo l’etica…!

Giovanni Modica

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