News Rivista — 02 marzo 2013

In un mondo in cui “con la cultura non si mangia”, esistono ancora dei beni, soprattutto culturali, dal valore inestimabile?

Una probabile risposta potrebbe essere: “sì, finché non diventa indispensabile dare a questi beni un valore”. Che, dunque, equivale a dire: “No”.

Se qualcuno dovesse avere, ad esempio, la sciagurata idea di chiedersi: “quanto vale la Gioconda?” Mino Raiola, il noto procuratore sportivo, risponderebbe: “vale come Balotelli”. Beccandosi, chiaramente, una serie infinita di pernacchie.

A parte il “pittoresco” agente FIFA, infatti, nessuno azzarderebbe una risposta.

Allora rilancio, e chiedo: “quanto valgono le Piramidi di Giza?” beni archeologici conservati tutt’ora dopo millenni, testimonianze tangibili di civiltà altrimenti sconosciute, mete turistiche uniche. Una di loro, la Piramide del faraone Cheope, non a caso, è una delle sette meraviglie del mondo antico.

Un gran bel pedigree, non c’è che dire.

E proprio per il fatto che opere architettoniche come quelle hanno pochi eguali al mondo, e nella storia del mondo, la domanda è più che mai assurda.

Allora per evitare le pernacchie destinate al buon Mino Raiola, azzardo io un numero quanto mai reale: duecento.

Ma duecento che? Milioni di euro? Solo duecento milioni? Be’, Cristiano Ronaldo ne vale novantaquattro”, direbbe un interlocutore calciofilo.

No, duecento, miliardi però. E di dollari, che al cambio fanno poco più di centocinquanta miliardi di euro.

Come faccio a saperlo? Perché sono in vendita.

Adel Abdel Sattar, segretario generale egiziano del Consiglio supremo delle Antichità, ha in questi giorni confermato – in un’intervista all’emittente OnTv – che il governo egiziano potrebbe presto se non “svendere” quanto meno “dare in concessione” le sue meraviglie archeologiche a investitori stranieri, ad esempio a tour operator internazionali. Le piramidi di Giza, la Sfinge e le aree templari di Abu Simbel e di Luxor tutte in un pacchetto. Secondo alcune indiscrezioni cui fa riferimento al tv satellitareAl Arabiya, il Qatar – tra i primi sostenitori della rivolta contro l’ex rais Hosni Mubarak deposto dopo le rivolte di piazza del 2011- avrebbe già espresso il suo interesse a prendere in gestione i più importanti siti archeologici egiziani per un periodo minimo di cinque anni. La somma che l’Egitto riceverebbe in cambio sarebbe pari complessivamente a 200 miliardi di dollari, sufficienti per pagare l’enorme debito nazionale e avviare progetti di rilancio dell’economia.

Per ora Abdel Sattar ha confermato solo l’esistenza della proposta del governo, mentre ha negato che il Qatar – o altri ricchi stati del Golfo – siano già coinvolti nella vicenda. Il responsabile delle antichità egizie ha spiegato che la proposta gli è stata girata dal ministero delle Finanze e che il suo autore sarebbe l’intellettuale egiziano Abdallah Mahfouz. Secondo il piano, i vari siti archeologici – o almeno la loro gestione – dovrebbero essere messi all’asta con un bando pubblico destinato a soggetti internazionali.

Con la cultura non si mangia?

 


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