Rivista — 27 gennaio 2014

L’editoria sta vivendo un momento di transizione dominato da tendenze, talvolta tra loro contraddittorie, che stanno portando a una trasformazione dell’intero settore.

Se da un lato assistiamo a un calo delle vendite dei libri cartacei, in Italia il mercato degli ebook non è stato ancora caratterizzato dal boom di altri paesi. Ciò è dovuto a vari fattori: innanzitutto la tradizionale lentezza con cui vengono accolte le novità nel nostro paese, in secondo luogo una digitalizzazione della popolazione inferiore rispetto agli altri stati europei e soprattutto un mercato del libro anomalo sorretto dai cosiddetti “lettori forti” (opinabile la definizione di lettore forte, trattasi di una persona che legge almeno 12 libri l’anno, sarebbe più adatto definirlo lettore medio ma tant’è) che ad oggi preferiscono continuare ad acquistare libri cartacei.

In attesa di comprendere come si evolverà il mercato degli ebook nei prossimi anni, ci sono altri nuovi aspetti che stanno sconvolgendo il mercato del libro in Italia.

Partiamo da un presupposto: nel nostro paese si pubblicano troppi libri, secondo le statistiche quasi 170 al giorno. Il mercato editoriale italiano si fonda su un pericoloso assioma: “troppa offerta e poca domanda”. Circa 60.000 i libri pubblicati in un anno e poche decine di copie la media del venduto di ogni singolo libro.

Perché si pubblica così tanto? Le cause sono molteplici. Innanzitutto l’abbassamento del costi di stampa rispetto al passato. Oggi, con le tipografie digitali, si possono stampare anche 50-100 copie, molti editori decidono così di pubblicare libri con micro tirature. Dall’altro lato i grandi editori immettono sul mercato quotidianamente nuovi libri per aumentare il proprio fatturato e alimentare un sistema malato come quello della distribuzione. Non è raro il caso di editori di medie dimensioni con fatturati di tutto rispetto che avvallando il sistema della distribuzione in cui vengono pagati i libri ordinati dalle librerie e non il venduto (salvo poi dover restituire al distributore gli importi dei libri effettivamente non venduti nel momento dei resi) sono falliti non riuscendo più a reggere i costi. Altro fenomeno che aumenta il numero di libri pubblicati è la cosiddetta “vanity press”,  un tipo di editoria in cui è l’autore a pagare l’editore per pubblicare. Ancora più sconvolgente la nuova tendenza che si sta diffondendo: il self publishing (auto pubblicazione).

Gli autori attraverso alcuni siti internet che stampano anche solo una copia del libro (printing on demand) diventano editori di se stessi con conseguenze drammatiche.  Si può anche acquistare un codice ISBN e mettere in commercio il proprio libro. Il problema di fondo è la mancanza di una figura che si sia occupata della selezione, valutazione, correzione del testo, ruolo che spetta all’editore. Venendo meno l’intermediazione dell’editore, scompare anche il controllo della qualità dei testi e non è raro di imbattersi in libri (oltre che impaginati e stampati in modo amatoriale) pieni di errori grammaticali e dallo scarso valore letterario.

Quali sono le soluzioni per il futuro? I lettori dovranno sempre più cercare di compiere una selezione nei libri da leggere e potranno farlo seguendo il lavoro di poche e selezionate case editrici indipendenti. Riconoscendo il catalogo, la progettualità di un marchio editoriale, la cura al prodotto libri, l’attenta selezione dei testi da pubblicare. La strada da intraprendere, che alla lunga paga, è quella della qualità, pochi testi accuratamente selezionati ed editati con cura.

Francesco Giubilei

@francescogiub

Direttore editoriale Historica – Giubilei Regnani editore

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