Approfondimenti Rivista — 07 febbraio 2013

Il caldo delle coperte e l’attesa dell’arrivo della mamma. I libri di favole giacevano sul comodino ed ogni sera cercandone una nuova si finiva per scegliere sempre la stessa, quel finale ci piaceva a tal punto da desiderare di iniziare a sognare con quelle parole nelle orecchie e quelle immagini nella testa. Il papà leggeva scandendo ogni singola parola quasi a dare importanza alle lettere più che alla storia, nonostante conoscesse a memoria anche la punteggiatura di quelle pagine illustrate. Provavamo alcune sere a leggere quei caratteri ancora sconosciuti e le risate dei genitori risuonavano nella stanza quando si accorgevano che tenevamo il libro al contrario. Ma erano comunque fieri di noi, ci vedevano già leggere un libro da soli qualche anno dopo sillabando ancora per l’incertezza.

Educare alla lettura è un processo che inizia prima della scoperta stessa della disciplina, quando un bambino non è ancora in grado di leggere autonomamente dovrebbe essere già abituato ad avere i libri sparsi in casa. Questo lo porterà più avanti ad essere già determinato nella scelta di un libro da leggere nel tempo libero.

È infatti fondamentale che il bambino sia invogliato a selezionare autonomamente il libro, imporgli delle letture che non lo coinvolgono non è produttivo per il suo futuro. Piccoli accorgimenti nell’infanzia renderanno infatti il bambino un adolescente amante della lettura, come un’aquila dopo aver spiccato il primo volo non ha più paura di portarsi alta nel cielo, così il ragazzino avrà già un approccio familiare con il libro e sarà entusiasta delle sue letture. Se nell’infanzia è essenziale il ruolo della famiglia, nell’età adolescenziale la scuola assume un ruolo fondamentale.

Deve essere innanzitutto la figura del professore a promuovere la lettura non come noioso atto imposto ma come piacere, sfogo, interesse liberamente coltivato. Il ragazzo dovrebbe essere invogliato a conoscere attraverso letture che non possono limitarsi al libro di testo adottato dalla scuola o dall’antologia preferita dalla professoressa di italiano, il sapere va ricercato nelle opere letterarie che sono estranee alla nozione basilare che offrono i testi prima citati.

Il miglior modo per fare del piacere della lettura un processo continuo è esentarla dall’essere un’imposizione, un obbligo didattico. Se fosse offerta come alternativa al social network forse molti adolescenti invece di scrivere stati fin troppo catastrofici per la loro giovane età su Facebook si ritroverebbero a piangere davanti alle pagine stampate di un romanzo. Se ci fosse una visione diversa della lettura non servirebbero alcool o droghe, una storia coraggiosa basterebbe a darci la giusta adrenalina.

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