Approfondimenti Rivista — 17 gennaio 2014

C’è stata un’epoca della mia vita in cui, semplicemente, non potevo neppure concepire di non leggere. Abituata fin da piccola alle meravigliose storie nascoste tra le pagine dei libri e più tardi alle informazioni storiche, geografiche, scientifiche e letterarie immagazzinate tra i manuali scolastici, la sola idea di non leggere non poteva sfiorarmi. Se si ama leggere, il tempo lo si trova.

Ora, anche se lavoro e ho impegni familiari e quindi non ho più tutto il tempo che avevo a disposizione negli anni dell’infanzia e della adolescenza, riesco comunque a ritagliarmi il mio spazio di lettura, già al mattino durante i viaggi in autobus per andare al lavoro e poi soprattutto alla sera, prima di dormire, uno spazio meditativo più disteso e rilassato in cui mi immergo meglio nella narrazione.

Senza leggere libri si vive una sola vita, leggendo si vivono tantissime vite, tutte quelle dei personaggi protagonisti delle storie raccontate nei romanzi, che si tratti di grandi capolavori o di narrazioni c.d. minori o di “gialli” poco importa. Forse non si riflette mai abbastanza sul miracolo che si avvera nella nostra testa quando, leggendo, siamo trasportati in uno spazio e in un tempo totalmente altri dai nostri e con persone che non conosciamo, ma che ci diventeranno presto familiari e che spesso lasceremo con dolore, a libro ultimato, ma che poi ritroveremo quali modelli o archetipi cui rifarci allorquando saremo in situazioni simili alle loro.

Il senso di limitatezza che mi pervade e la mia naturale propensione alla introspezione mi inducono a ricorrere in modo privilegiato, tra i vari, proprio al mezzo della lettura per espandere i miei orizzonti  oltre che per tentare di comprendere un po’ di più me stessa.

Ecco quindi che apprendo con incredulità e sconcerto, da un articolo apparso sul quotidiano “Repubblica” del 14 gennaio 2014 (autore Gian Luca Favetto), che circa sei italiani su dieci, negli ultimi dodici mesi, non hanno letto neppure un libro. Cioè circa trenta milioni di persone.

Altro dato sorprendente è che non si tratta sempre di persone poco scolarizzate, tutt’altro!

L’esemplare di Non Lettore intervistato da Favetto è un musicista ultraquarantenne, dipendente di un ente lirico, suona in orchestra, il suo strumento è il contrabbasso, “la sua casa è bella, arredata con gusto”, “quadri, stampe e disegni alle pareti”, “le foto di Audrey Hepburn e Marlon Brando in cucina”, “un grande televisore”, “un bell’impianto hi-fi”, “molti cd”, “due vecchie radio”(…) Nessun libro in vista, tranne qualche catalogo d’arte, Man Ray e Jackson Pollock, Schiele e Picasso, e alcune guide turistiche. Sul comodino da notte ci sono solo bollette”.

Nessun libro in casa. Solo bollette sul comodino.

Desolazione. Almeno ai miei occhi. Cosa si perde!

Ho quasi un senso di tristezza, e ringrazio la mia famiglia per avermi educata, prima e soprattutto con l’esempio, al piacere dei libri.

Certamente la cultura sociale in cui siamo immersi non invita alla lettura, anzi fa sì che coloro che ancora leggono libri siano guardati con sospetto, come membri di qualche setta segreta, o come persone strane. “Che gusto c’è a leggere?” spesso mi dicono i miei coetanei. Oppure: “leggere mi annoia”. Proprio come il Non Lettore.

Già, che gusto, che piacere si può provare a informarsi attraverso saggi e manuali, o a meditare, attraverso romanzi e racconti, sulle esperienze di vita di altri, che però potremmo essere noi, e quindi a riflettere sulla nostra stessa esistenza, dato che, come scrive Proust, “ogni lettore, quando legge, legge se stesso”?

E che gusto c’è a sviluppare un senso critico che solo attraverso la lettura solitaria può essere acquisito e sviluppato e che poi ci farà guardare la realtà sempre e inesorabilmente con “spirito critico”, con occhio malizioso, con sguardo disincantato?

Non crederemo più a tutto ciò che leggiamo sui quotidiani o ascoltiamo ai telegiornali, saremo in grado di comprendere che la scaletta stessa delle notizie non è per nulla casuale, diventeremo curiosi, andremo a cercare altre fonti di informazione, confronteremo i diversi dati, diventeremo forse capaci di farci un’opinione.

Di essere cittadini, non completamente manipolabili.

Simona Zagnoni


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(1) Reader Comment

  1. L’intervista di Repubblica di oggi all’uomo che non legge i libri mi sembra un voluto sensazionalismo. In Italia il 57% della popolazione non legge. Ma loro hanno intervistato un musicista, concertista e pittore. Forse per dimostrare che si può essere persone colte anche senza i libri? Beh, sì, il loro Lettore Zero, così fiero di non toccare libri, è una persona colta. Secondo me dice un sacco di fesserie. Ma è una persona colta (le due cose non sono antitetiche, a mio parere). Però mi sarebbe interessata di più un’intervista a un italiano normale. Uno che non ha un titolo di studio altisonante, lavora, abita in periferia,vive la propria vita nella normalità, non si affresca da solo i soffitti di casa, non viaggia in tutto il mondo e, soprattutto, non legge non perché snobba (perché il Lettore Zero è uno Snob con la maiuscola e ne gode) la parola scritta come noiosa, ma non ha proprio idea di cosa voglia e possa esprimere la parola scritta. Occasione mancata.

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