le interviste Rivista — 03 gennaio 2013

La parola d’ordine nel mondo editoriale moderno è “cambiamento”. Come si preparano gli editori all’annunciato mutamento del modo di fare editoria? Nell’ambito della Fiera Nazionale della piccola e media editoria di Roma, abbiamo avuto modo di ascoltare il parere dei diretti interessati. Ilaria Mombello intervista Sergio Auricchio editore di Agra Edizioni e della rivista Leggere:tutti.

Editoria di nicchia o per tutti i lettori?Qual è il compromesso per una cultura che crei anche profitto?

Personalmente sostengo un’editoria per tutti , per una logica democratica e soprattutto perché un universo più ampio a cui rivolgersi è senz’altro produttivo.

Qual è la caratteristica che un catalogo deve necessariamente avere?

Il mio consiglio per la piccola e media editoria è quello di scegliere un catalogo specializzato. In passato si preferiva il catalogo generalista, ma con il rischio di non seguire una linea coerente. Invece può essere più produttivo trovare una specializzazione e potenziarla nel miglio modo possibile. Degli esempi possono essere i settori storico, agroalimentare, religioso o psicologico.

Come selezionate gli autori da inserire nel vostro catalogo?

Il nostro è un caso particolare perché siamo molto specializzati nel settore agroalimentare, conosciamo gli autori e in molti casi siamo noi che proponiamo loro di realizzare dei libri. Come ad esempio è successo con Fabio Piccoli che ha pubblicato con noi un libro sul futuro del vino.

Con quali strumenti permettete la comunicazione e la promozione dei vostri titoli? Quanto è importante in quest’ottica il web?

Il Web è importante soprattutto per i piccoli e medi editori. In passato, un piccolo editore, che era scarsamente distribuito in libreria e non aveva possibilità di investire in pubblicità, aveva serie difficoltà di essere visibile. Oggi il problema principale è farsi trovare con una buona gestione delle pagine web e ovviamente avere qualcosa di interessante da proporre.

Pensa che il digitale possa essere una soluzione o almeno un alleggerimento del peso della distribuzione nella filiera editoriale?

Il digitale è un mezzo, uno strumento e in quanto tale bisogna vedere a cosa si applica. Ad esempio non vedo interessante l’applicazione del digitale per un romanzo, al contrario può essere un’interessante applicazione per l’editoria specializzata. Ad esempio una casa editrice specializzata in astronomia può ottenere una diffusione in tutto il mondo grazie ad un semplice click.

Dal momento che nelle scuole si useranno tablet e pc per studiare, scrivere, leggere avverrà la tanto presagita morte del libro?

Credo che mai il libro vada a morire. Con gli anni il libro scolastico potrebbe correre grandi rischi dal momento in cui il budget delle famiglie si ridurrà e gli investimenti per la scuola aumenteranno seguendo programmi ministeriali lungimiranti. Ma il libro in quanto tale avrà lunga vita. Quando uscì la televisione si disse che la radio sarebbe morta invece sviluppò una seconda vita. Così come oggi con internet era stata prevista la morte della televisione ed è evidente che non è ancora accaduto. Ogni media ha un proprio spazio di esistenza e di sviluppo.

Parliamo dell’esperienza di “Leggere:tutti”: la rivista viene presentata come un enzima per lo sviluppo di iniziative intorno al libro. In passato era stato organizzato “Un treno di libri per Napoli” che aveva riunito 500 persone tra scrittori e lettori, “una nave di libri per Barcellona”, è stata un successo nel 2010 e verrà riproposta anche del 2013. Come vengono organizzati questi eventi? A quale pubblico mirano in particolare?

La nostra filosofia è quella di creare intorno a Leggere:tutti una community, una tribù. Dunque creiamo iniziative che devono aggregare ed emozionare intorno al libro e trasmettere l’idea di condivisione con altre persone, siano esse amici o persone sconosciute. Queste iniziative, tra cui la nuova “AMare leggere”, un festival della letteratura per ragazzi sul mare, hanno delle risposte sempre positive soprattutto da parte delle persone che seguono la nostra rivista. Dunque pensiamo che questa sia la strada giusta. Non chiediamo contributi pubblici a nessuno, crediamo invece che essi dovrebbero essere utilizzati per il miglioramento delle biblioteche più che per organizzare festival letterari o altre iniziative di questo tipo, i quali invece potrebbero essere autofinanziati.

Inizialmente la rivista era free press, da Ottobre 2012 invece è in vendita nelle edicole e librerie. Perché questa scelta?

Questo passaggio è stato una scelta obbligata per valorizzare la rivista. Ci siamo accorti che la distribuzione in libreria in free press aveva dei suo vantaggi, ma anche degli svantaggi: in molti casi il libraio non valorizza le riviste distribuite gratuitamente. Per ovviare alla spesa a coloro che non possono permetterselo, la rivista è inviata anche a 12.000 biblioteche d’Italia dove può essere letta gratuitamente. Inizialmente stampavamo decine di migliaia di copie e molte erano apprezzate, ma altre venivano lette con leggerezza e abbandonate ovunque: eravamo diventati inconsapevoli produttori di rifiuti. Con questa scelta si risparmiano rifiuti e si consente alla rivista di portare avanti la propria missione, perché ovviamente ogni impresa ha la propria validità economica di far quadrare i conti.

 

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