Approfondimenti Rivista — 14 dicembre 2012

Ciao Mamma,

anche quest’anno sta arrivando Natale, ti ricordi quando da bambino mi portavi in via Sparano e rimanevo affascinato dalle mille luci natalizie?  E quella voce da soprano che gridava ogni tre secondi Lotteria, Lotteria, Lotteria”.  Te la ricordi?

C’era Babbo Natale che vendeva i palloncini lunghi, gonfiati con l’elio. Me ne comprasti uno, al quale legammo la mia prima letterina con la lista dei doni e lo osservammo, mano nella mano, prendere il volo nel cielo ormai blu di una fredda sera di dicembre. Chissà dove sarà ora quel bel palloncino, chissà quanta strada ha percorso e quante stelle ha abbracciato e quanti angeli ha salutato.

Crescendo capita che questi ricordi ti sfuggono e facilmente si dimenticano, poi magicamente si ripresentano, tornano a farti visita, come lo spirito del natale di Charles Dickens. Sai mamma, quei profumi, quei colori, quei momenti sono rimasti fissi nella mia testa e tatuati sulla mia pelle, non sono mai andati via, anzi erano sempre con me ma dispersi in qualche soffitta in una scatola con l’etichetta “ricordi”.

Ti ricordi i baci che mi davi di nascosto quando dormivo? Come se qualcuno ti avesse insegnato che i figli si baciano nel sonno, non quando sono svegli. Beh, voglio confessarti una cosa: capitava spesso che fossi ancora sveglio, sentivo le tue labbra fredde sulla mia guancia calda e mi emozionavo. Fingevo di dormire, ma quale bimbo non l’hai mai fatto.

Le cose di nascosto le hai fatte anche tu. Tipo quando nascondevi le merendine in posti strani della casa ed io mi mettevo sulle loro tracce per poi spartirmele con mio fratello, o quando mi compravi i maglioni e li mettevi nell’armadio dimenticandoteli li per mesi e costringendomi poi a metterli comunque anche se era lampante che mi arrivavano a mezza manica. Fino ad arrivare a novembre di tre anni fa quando mi volesti accompagnare a Milano, per il nuovo viaggio che stavo per intraprendere, eravamo solo io e te, di nuovo mano nella mano, dopo tanti anni, lì mi hai incoraggiato, spronato e asciugato le lacrime, hai percepito la mia paura, il mio cambiamento e il mio coraggio ma dove realmente hai dato il taglio più duro della tua vita, a quel cordone ombelicale che ci teneva uniti da ventiquattro anni e che si chiama amore materno.

Amore di madre verso un figlio che parte e che si allontana definitivamente da casa e dalla sua stanza, da quelle mura che hanno visto gioie e dolori e vissuto attimi di totale e incondizionata tenerezza.

Amore di madre racchiuso in un gesto segreto, inaspettato, ovvero quella mano silenziosa con in pugno un bigliettino, ritrovato da me nella tasca del giubbino subito dopo averti salutato all’aeroporto e con gli occhi gonfi e il cuore in gola osservavo la neve di Milano scendere e posarsi dolcemente sulle macchine parcheggiate e pensavo a te, solo a te.

Insomma mamma, voglio solo dirti che ti amo e che sto bene, anche se sono distante, se non guadagno tanto e non mi sento realizzato, ma sono felice perché so che credi in me e guardo al mio futuro speranzoso. Voglio solo ringraziarti di avermi messo al mondo ventotto anni fa e insegnato a stare in piedi con la schiena dritta. Forse non te l’ho mai detto guardandoti negli occhi ma faccio sempre in tempo perché sei ancora qui, a vegliare sulla mia vita e se ti andrà, possiamo riprenderci per mano, scrivere una letterina tutta nostra, legarla ad un bel palloncino d’elio, liberarlo nel cielo, e osservarlo, coscienti del fatto che sarà custode dei nostri pensieri e del nostro amore.

Buon Natale mamma. Ci vediamo tra 10 giorni.

Ps: qui è estate ma il tuo viso è troppo bello.

 

Giovanni Abbaticchio

Blog: http://giovanniabbaticchio.com

Fanpage: http://www.facebook.com/abbatteteabbaticchio

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.