News Rivista — 19 febbraio 2013

Si pensi al recente fenomeno cinematografico incarnato dal film “Benvenuti al Sud”, e dal suo sequel ambientato nel versante più “mitteleuropeo” dello Stivale, che, in chiave comica, ritraggono dal punto di vista sociologico le differenze tra gli abitanti del Nord Italia e quelli del Mezzogiorno. Stili di vita differenti, abitudini opposte, tradizioni sconosciute le une alle altre, lingue locali incomprensibili dai forestieri. Eppure l’appartenenza allo stesso Paese alla fine emerge in modo eclatante.

Forse la realtà sarà anche un pochino diversa, ma in linea di massima non sarebbe poi così sbagliato immaginarla allo stesso modo del film. Queste divisioni culturali, che pure esistono ma che solo in un Paese con scarsa abitudine al confronto diventano barriere anziché spunti di integrazione, si rispecchiano perfettamente anche nell’ambito dell’approccio con la letteratura.

Più volte abbiamo citato i dati Istat, che ci raccontano di un’Italia spaccata, con metà della produzione editoriale italiana che avviene nel Nord-Ovest e un terzo dell’assorbimento dell’offerta letteraria si realizza nella sola Lombardia. L’Italia settentrionale è ricca di lettori e manda avanti il mercato editoriale nostrano rendendolo il settimo al mondo a livello quantitativo, anche se poi le percentuali del numero di libri letti da ogni lettore in un anno restano comunque medio-basse.

Sempre meglio di quelle rilevate nel Sud Italia, certo, che ci raccontano di un misero 30% alla voce “letto almeno un libro l’anno” e un 18% di famiglie meridionali che non possiede nemmeno un libro in casa.

Un sistema scolastico meno efficiente, scarsezza di librerie e biblioteche, sono alcuni dei fattori che determinano questa depressione culturale, favorita evidentemente da un dislivello economico di base.

Però, se dovessimo stereotipare, anche in modo un po’ ingiusto, un cittadino milanese, lo immagineremmo ultrapragmatico, lavoratore instancabile, progressista con l’ambizione e la voglia di realizzazione professionale piuttosto accentuata. Di contro, un palermitano, allo stesso, ingiusto modo, potremmo descriverlo come un sognatore, tradizionalista, che gode dei piccoli piaceri della vita quotidiana senza farsi carico dello stress derivante dai lavori, magari più umili, di certo non così imprescindibili. E in tutto ciò si potrebbe facilmente ipotizzare che la pratica della scrittura possa essere meglio intrapresa da un meridionale, immerso in molte avventure stravaganti e lontano dalla solita routine quotidiana.

In quest’ottica, le classifiche di libri ci dimostrano che il Sud controcolonizza culturalmente il Paese. Col suo talento, la sua voglia d’inventare, raccontarsi e raccontare. Col suo magma di drammi e speranze, incandescente di storie.
Alcuni tra i più clamorosi fenomeni della letteratura italiana di oggi, arrivano dal Sud. Autori di successo epocale, dentro e fuori i confini nazionali, come Roberto Saviano e Andrea Camilleri, ma anche autentici classici contemporanei, come Erri De Luca, anticommerciale nell’anima, eppure implacabile al botteghino. L’elenco, al di là dei giganti, è lungo. “Per Lara Giorcelli, editor di narrativa della milanese Piemme: “In un momento di crisi come questo la gente cerca sicurezze, e il ritorno alla cultura locale risponde a questa esigenza. Gli autori del Sud, dove le tradizioni sono più radicate, assecondano questa necessità. Terroni di Pino Aprile ad esempio, che — in proporzione — ha venduto in Campania tanto quanto in Lombardia”. Radici millenarie quelle della letteratura meridionale, e tre premi Nobel a testimoniarne la forza nel Novecento.

Sebbene dunque, produzione e lettura si concentrano al Nord per questioni meramente economiche e dovute ad un alto livello di promozione e diffusione culturale, attuato tramite l’istruzione scolastica e la diffusione di biblioteche e librerie più capillare, il Mezzogiorno rappresenta un laboratorio per l’intero Paese.

Il libro può allora acquisire un forte valore integrativo, diventando simbolo della forza culturale della nazione, con gran parte del merito dovuta ai lettori che scelgono romanzi, pur ambientati in determinati luoghi e ambiti differenti, raccontano storie di vita comuni, vivibili da tutti e nelle quali si ritrova dentro un pezzo di noi.

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