Approfondimenti Rivista — 30 marzo 2013

Stando alle statistiche delle vendite, il pubblico dei lettori italiani sembra essere alquanto discostante nell’acquisto di libri. Le ragioni, come si sa, possono ritrovarsi nel fatto che certi generi letterari spopolano più di altri: lo dimostra il successo dei best-seller che poi seminano alle loro spalle il silenzio letterario più nero; di certo, anche la variabile disponibilità economica dei cittadini, viste le ristrettezze imposte dalla crisi globale, ha inciso e incide profondamente sugli acquisti in libreria.

Tuttavia, oggi, a sorprendere, è il fatto che questo calo delle vendite diagnosticato dalle statistiche coincida con certi momenti ben individuabili nel corso della nostra contemporaneità. Dai campionati di calcio, alle elezioni politiche, dagli eventi mediatici più in voga alle dimissioni del papa: in questi momenti così esclusivi ed irripetibili, che inevitabilmente attirano su di sé l’attenzione della maggior parte delle popolazione, sembra che gli italiani mettano da parte i libri o, per lo meno, sembra che ne acquistino meno. Numeri alla mano, i dati Nielsen di dicembre, in fervente clima di primarie, ad esempio, attestano un calo che oscilla tra il 7 e al 10%. E lo stesso, curiosamente, si era verificato durante l’estate scorsa, quando il cocktail di Europei di calcio, Olimpiadi ed elezioni amministrative aveva portato ad una media del 9% in meno di copie vendute.

Come reagire di fronte a questi dati? Tanto per cominciare, eviterei una banale constatazione pessimistica riguardo alla pratica della lettura in Italia: evidentemente, siamo più che consapevoli dell’urgenza di una profonda rieducazione alla lettura. In questo senso, stando alle statistiche generali, si può appurare che il calo delle vendite, purtroppo, è riscontrabile in qualsiasi momento dell’anno. Anche in questo caso, tuttavia, non dobbiamo nasconderci dietro la selva oscura della negatività: si può leggere anche non acquistando libri in libreria, ma semplicemente scaricando ebook dalla rete o accedendo al servizio di prestito delle biblioteche.

Premesso quindi che il calo dei libri venduti non corrisponde tout court ad un calo di libri letti, vorrei fare un appello all’indulgenza delle “inconfutabili” statistiche e di coloro che, queste statistiche, le interpretano e le commentano: a partire da questi dati, infatti, si ritiene che la pratica della lettura venga, per così dire, messa da parte e preferita ad altri tipi di “intrattenimenti”. Ma, personalmente, non definirei propriamente “intrattenimenti” le elezioni politiche o i giochi olimpici: parlerei, piuttosto, di eventi di enorme respiro sociale e, inevitabilmente, mediatico, che, volenti o nolenti, sono destinate a penetrare nella nostre conversazioni, nelle nostre riflessioni, per lo meno, per un determinato periodo di tempo. In questo senso, mi sembra di riconoscere una non perfetta corrispondenza tra questi eventi sociali e i libri che vengono letti dai cittadini. Ossia: perché, dopo aver seguito in tv la proclamazione del nuovo papa o dopo aver visto l’ultima partita della nazionale italiana agli europei non posso andare in camera e leggere un libro? A mio avviso, insomma, una cosa non esclude l’altra.

Probabilmente, si tratta soltanto di un’altra giustificazione allo scarso interesse alla lettura di buona parte degli italiani: personalmente, non credo che un lettore, per così dire, “disciplinato”, lasci impolverare i libri sul comodino perché è stato troppo impegnato a seguire tutti i collegamenti televisivi con le sedi degli scrutini delle elezioni. E poi, altra riflessione: c’è qualcosa di male nel stare seduti in poltrona a tifare per la nazionale di pallanuoto alle Olimpiadi? Ecco i paradossi: sembra che dedicare qualche ora a seguire eventi di questo tipo rappresenti un’offesa clamorosa alla lettura. Ancora una volta, la lettura è vista come un imperativo intellettuale, come un’attività alla quale si deve dedicare un certo tempo nell’arco della giornata, altrimenti le statistiche fanno scattare l’allarme.

La lettura deve essere un mero piacere, un bisogno naturale come quello di mangiare e di respirare: rieducare alla lettura non significa somministrare, come fosse una medicina, un certo numero di pagine al giorno: la lettura è l’attività più libera che ci sia.

E, in questo senso, libera persino e soprattutto, da statistiche che spesso vogliono spaventare e farci sentire, per così dire, in colpa, anche quando probabilmente non è così.

 

 

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